Pensiero debole
30 Dicembre 2007

Oggi ho letto un altro libro (tutto d’un fiato peraltro, come da tempo non mi capitava). Si tratta di una pseudo autobiografia del filosofo Gianni Vattimo, in realtà scritta a quattro mani con Piergiorgio Paterlini (Non essere Dio, Alberti editore).
E’ stato un po’ come intingere la famosa madeleine di Proust nella tazza del tè. Io infatti ho un passato da filosofo ”debolista” [vedi] e la mia ricezione del pensiero di Martin Heidegger (sul quale mi sono pure laureato!) è stata largamente influenzata dall’interpretazione “di sinistra” che ne ha dato Gianni Vattimo in una serie di saggi molto letti nei dipartimenti di filosofia teoretica ed estetica, qualche anno fa.
In particolare mi ha colpito il paragrafo (paragrafetto) numero 44, a pag. 138. Inizia così:
C’è una pagina di Heidegger che ho stiracchiato in tutti i modi perché è l’unica in cui lui dice che forse il nuovo evento dell’Essere, un darsi dell’Essere diverso dalla metafisica, può accadere nell’insieme del mondo tecnologico che è come l’estremo della dannazione…
Ecco, forse la mia “insana” passione per il tema dell’autodeterminazione possibile, per essere rettamente compresa, deve essere proiettata su questa interpretazione “debolista” e “di sinistra” di Heidegger. Mutatis mutandi, anche la “fondazione” di uno stato (che fra parentesi Heidegger indicava come una delle possibili modalità di palesamento ontologico) può avvenire, in un’ottica post-metafisica, soltanto “sfondando” la cornice tradizionale entro la quale si sono sin qui attuati i processi di nation building classici. Nessuna nostalgia dell’Essere significa nessuna nostalgia per uno “statarello” ulteriore. Si tratta di comprendere la natura ossimorica di una fondazione che non punta ad un “di più” se questo “più” non implica anche una cospicua dose di “meno” (meno autoreferenzialità, per esempio, meno etnicità, soprattutto).
A questo proposito ricordo che in alcuni testi posteriori a Sein und Zeit, Heidegger ha scritto la parola Sein barrandola: Sein. Un accorgimento grafico che implica il riferimento al pensiero della differenza ontologica (l’Essere che non può mai essere ridotto ad un semplice ente). Questo sarebbe, per intenderci, l’Heidegger “di sinistra” che piace a Vattimo e a me. Un Heidegger “di destra” (forse il vero Heidegger?) naturalmente scriverebbe Sein in modo arcaico e senza cancellature di sorta: Seyn. Allo stesso modo, ogni qual volta io parlo di autodeterminazione, bisogna più correttamente intendere una autodeterminazione (in altre parole: il processo di progressiva definizione di una possibile “indipendenza” non dovrebbe mai considerarsi concluso).
P.S. A conferma della mia intuizione: anche dalla testata di [BBD] è scomparso il rifermento esplicito all’autodeterminazione…
Cartolina
30 Dicembre 2007

Cari lettori (superstiti, sarebbe il caso di dire, visto il calo delle presenze durante il mio periodo di assenza…) di SegnaVia, vi invio questo messaggio da un posto fisicamente lontano. In sottofondo il rumore delle onde del mare (a dir la verità immaginario, sia per me che per voi) e quello di alcuni motorini che punteggiano lo spazio notturno circostante.
In questi giorni di “vacanza” dal Sudtirolo (o, per usare un’altra metafora, di convalescenza dalle sue nevrosi) ho letto molto. In particolare la mia attenzione si è concentrata su tre libri. Il primo è un’agile monografia di Simona Colarizi (Biografia della Prima Repubblica, Laterza), la cui lettura potrebbe convincere anche il più incallito nazionalista sul fatto che l’Italia non è certo un paese del quale essere fieri. Il secondo (di Nicola Labanca, intitolato Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, Il Mulino) documenta con grande persuasività l’inconsistenza di ambizioni fortunatamente tramontate per sempre (e il discorso ci riporterebbe anche in Sudtirolo, tipico esempio di colonizzazione mancata). Il terzo (di Luca De Biase, Economia della felicità, Feltrinelli) presenta invece un’analisi estremamente intelligente del fenomeno dei “blog” alla luce di un mutamento di paradigma capace di coinvolgere le future sorti dell’economia all’interno della cosiddetta società della conoscenza (spero di aver modo, qui od altrove, di approfondire il discorso).
Piccolo consuntivo
22 Dicembre 2007

[SegnaVia] ha appena una settimana di vita e già si prende la sua prima vacanza. Del resto, sono stati gli eventi a determinarne la nascita un po’ precipitosa e questa è capitata nel periodo a ridosso delle feste natalizie (non proprio il periodo migliore per aprire un blog).
A proposito degli “eventi” in questione (ovvero il rappel a l’ordre lanciato da pérvasion su BBD). Ne abbiamo parlato qui, un po’ emotivamente, com’è naturale. Sono state fatte alcune ipotesi, un buon numero di illazioni e sono stati anche diffusi giudizi. In realtà, col passare del tempo, il sottoscritto ha un’immagine abbastanza chiara di quello che è successo. Un carteggio privato con lo stesso pérvasion ha illuminato l’esatta dinamica che ha portato (lo ha portato) a mutare la strategia editoriale del “suo” blog. Non voglio anticipare un’analisi più approfondita che farò magari tra qualche giorno (passate le feste). Dico soltanto che la situazione è ancora in evoluzione e, sul terreno di quello che sembrava la “fine” di qualcosa, stanno già germogliando progetti nuovi e un rinnovato spirito di collaborazione. Dunque: state all’erta!
Prima di rimettervi ai vostri panettoni e ai vostri spumanti permettete che ringrazi ognuno di voi. Questo blog vive esplicitamente della partecipazione dei suoi lettori, è senza filtro e non è stato certo concepito per dare maggiore visibilità al suo già abbondantemente narcisistico autore. In sei giorni di vita [SegnaVia] ha ricevuto 5.500 visite (1.272 giovedì scorso!) e registrato più di 300 commenti. A me pare un buon inizio. Grazie a tutti.
Ma adesso basta discorsi. È Natale. Siccome non so trovare le parole per farvi gli auguri, sfrutto un contributo inviatomi gentilmente dalla nostra “Incredula“, la quale con pochi e rapidi tocchi ha espresso in modo perfetto la Stimmung un po’ hektisch di questi giorni. Un grazie particolare va a lei. A presto.
Weihnachten
Toys r us, Mediamarkt, DEZ Gedränge aber auch Handarbeitsmärkte, Christkindlmärkte, Geruch nach Glühwein der auf den Magen schlägt, überall Zucker, Zucker, Zuckerwatte, kein Schnee, dafür eiskalt, was muss ich noch kaufen, hab ich die Weihnachtskarten und wieso finde ich keinen Tixo der auch funktioniert und mir wenigstens einen Nagel ganz läßt? Weihnachtsessen meiner Freundinnen, die alle 2,3 Jobs haben und dementsprechend viel Grund zu feiern, mein Chef ist zu knausrig…und ich fühle mich vernachlässigt, Engele Bengele tut es also auch und wo steckt nun die Schere wieder? Zwischendrin un buon caffè als Rettungsanker an dem sich so mancher festklammert dafür jede Menge unsinniger Weihnachtsmails, wer hat eigentlich soviel Zeit sich die auszudenken? Und weiter: die Aufführungen in der Schule, Gospelsingen, Weihnachtstheater (im wahrsten Sinne des Wortes) da und dorthin eilen, Zuhause bleibt alles liegen: Wecker klingen und Panikattacke ist alles eins, was noch ganz wichtig ist: Sehen wir uns vor Weihnachten noch? Wieso geht die Welt danach unter? Jetzt hab ich immer noch erst eine Keksefuhr gemacht, was sollen wir zu Weihnachten eigentlich essen? Wok, Tajine, oder tun es ein paar Rippelen auch? Telefon klingelt ständig, was machst du zu Silvester? Für mich ist die Antwort klar: Zuhause bleiben und mich erholen!
Richtigstellung
20 Dicembre 2007
Nel forum di stol [clicca] è apparso un commento su questo blog che vorrei riprendere per precisare alcune cose. Ecco il testo:
Ich habe mir die rein italienische seite von diesem [érik] mal angeschaut und sie erinnert mich von den diskussionen her sehr stark an jene des “muro”, welche ich vor einiger zeit ein wenig verfolgt habe. besonders auffällig sind ständig wiederkehrenden sticheleine gegen die südtirolerVP. obwohl die südtirolerVP mittlerweile ihren schwerpunkt auf sozialdemokratische themen legt, wird dennoch gegen sie gestichelt. ob diese ziele der mittelinken politik oder doch eher den immer stärker werdenden italienischen rechtsparteien dient, sei dahin gestellt. der mehrsprachige innovative blog von pérvasion auf www.brennerbasisdemokratie.eu
bietet hingegen neuartige diskussionsansätze und mehrsprachige diskussion. ich will - soweit es meine knapp bemessene freizeit zulässt - in zukunft öfter einmal zur diskussion beitragen. ansonsten schließe ich mich der von mir bewunderten giorgia an und bleibe unserem schönen stol-forum treu (auch wenn ich erst seit kurzer zeit teil der diskussionsgemeinschaft bin und zugegeben noch nicht soviel beigetragen habe).
Bene. Mi sento di affermare che se su [BBD] veniva praticato il plurilinguismo questo era in gran parte merito mio, quindi l’accusa rivolta a questo blog è quanto meno singolare. In secondo luogo definire questo spazio simile al Muro risulta, per chi anche vagamente è a conoscenza del mio ruolo giocato in quel contesto, semplicemente grottesco. In terzo luogo è falso che qui si coltiva un risentimento privilegiato nei confronti della SVP. Infine la partecipazione a diverse piattaforme di discussione non ha nulla a che vedere con questioni di presunta fedeltà o infedeltà (nella fattispecie: capirei se l’Athesia premiasse una volta all’anno il partecipante più fedele e prolifico con una bella confezione di funghi secchi). Con un motto: va dove ti porta la ragione e la curiosità.
Il volo impossibile
20 Dicembre 2007
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Nel suo editoriale di oggi (Corriere dell’Alto Adige, Anno V - N.298), il professor Drumbl ci dice col suo solito ottimismo che ben presto tutte le discussioni e le beghe tra fautori e avversari del plurilinguismo si dissolveranno come neve al sole, giacché per le “aziende è scontato, e non da ieri, che i giovani devono essere preparati a parlare il tedesco, l’italiano e l’inglese”.
A sostegno di questa sua rosea visione, Drumbl cita Durnwalder, il quale ha detto: “Nella nostra provincia ci sono tante occasioni per imparare la seconda lingua”. Commenta Drumbl: “Come non essere d’accordo con lui e lamentare al contempo che le occasioni presenti non vengono colte e che quant’altro sarebbe facilmente attuabile rimane nel cassetto per gli impedimenti più svariati”?
Già, “gli impedimenti più svariati”. Tipo una consolidata e restrittiva interpretazione dell’articolo 19 dello statuto d’autonomia?
Geschichte und Region / Storia e Regione
20 Dicembre 2007
Themenabend / incontro di studio
Vor Gericht • Giustizie
Grußworte / saluti
Cuno J. Tarfusser (Leitender Oberstaatsanwalt Bozen / Procuratore della Repubblica di Bolzano)
Andrea Bonoldi (Geschichte und Region / Storia e regione)
Präsentation von / presentazione di Geschichte und Region / Storia e regione 16 (2007), 1
Hannes Obermair und/e Carlo Romeo
Marco Bellabarba (Trento) La giustizia penale austriaca nell’Italia del primo ‘800
Andreas Fischnaller (Brixen/Innsbruck) Vom Leben und Sterben eines „Taugenichts“. Kriminalität und Kriminalitätsbekämpfung im Tirol des Vormärz
Freitag, 21. Dezember 2007, 17 Uhr Landesgericht Bozen, Schwurgerichtssaal
Venerdì, 21 dicembre 2007, ore 17 Palazzo di Giustizia, Bolzano, Aula di Corte d’Assise
Diventare italiani
20 Dicembre 2007

Dall’ominoso “Medico di campagna” riceviamo e volentieri (si fa per dire) pubblichiamo:
Qualche sera fa ho ripreso a leggere i Diari. Ovvero quegli scritti che, come riporta Ervino Pocar, “per il loro valore di confessione immediata, sono essenziali alla comprensione delle opere di Franz Kafka e ne costituiscono il commentario più autorevole”. Specialmente un brano pare faccia al caso nostro: lo si riporta di seguito.
A Brescia, una sera tardi, volevamo andare rapidamente in una certa strada che, secondo noi, doveva essere piuttosto lontana. Un vetturino ci chiede tre lire, noi ne offriamo due. Il vetturino rinuncia alla corsa e per pura amicizia ci descrive la lontananza addirittura paurosa di quella via. Allora incominciamo a vergognarci dell’offerta che avevamo fatto. Bene, facciamo tre lire! Montiamo, la carrozza fa tre svolte per brevi stradette,ed eccoci alla mèta. Otto, più energico di noi due, dichiara che non ha nessuna intenzione di pagare tre lire per una corsa che è durata un minuto. Dice che una lira è più che sufficiente. Ecco qui la lira. È ormai notte, la stradetta è deserta, il vetturino robusto.Questi si riscalda subito, come se la lite durasse da un’ora: “Come? Questo si chiama imbrogliare. Cosa credono loro? Si sono pattuite tre lire e tre lire devono essere.Fuori le tre lire o la vedrete!” Otto: “Vogliamo la tariffa o chiamiamo le guardie.” La tariffa? Non esiste tariffa. E poi che c’entra la tariffa? Si trattava di un accordo per una corsa notturna, ma lui era disposto a lasciarci andare se gli pagavamo tre lire. Otto, con voce da far paura: “La tariffa o le guardie!”. Dopo grida e ricerche, quello estrae una tariffa sulla quale non si vede altro che sudiciume. Ci mettiamo d’accordo per una lira e cinquanta e il vetturino prosegue per quella via stretta nella quale non si può voltare ed è non solo furibondo ma anche, mi sembra, malinconico. Infatti il nostro comportamento non è stato giusto, purtroppo; così non si deve fare in Italia, può darsi che sia bene altrove, ma non qui. Ma nella fretta chi sta a pensarci? Non c’è niente da fare: in una breve settimana aviatoria non si può certo diventare italiani.
In una settimana no, ma in sessant’anni sì. E ora, chi glielo dice ai sudtirolesi di oggi che sono diventati italiani più degli italiani stessi?
Il Landeshauptmann è un’opera d’arte?
19 Dicembre 2007
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La domanda non suoni peregrina. Prossimamente avrete anche la risposta. Su questo blog.
Aggiornamento (2.01.08): purtroppo questo tema, pur così interessante, non sarà analizzato. Me ne scuso con chi aveva riposto in me un’eccessiva aspettativa.
La luce e l’ombra
18 Dicembre 2007
Due libri da mettere sotto l’albero di natale: Hans Karl Peterlini, Silvius Magnago; Hans Dietl, Raetia.
Quando una possibilità si realizza un’altra rimane inespressa, sfuma in una dimensione latente, a poco a poco si estingue e, nella migliore delle ipotesi, lascia soltanto un ricordo vago o distorto. Occuparsi di queste possibilità inespresse, evocarne lo spazio di residua latenza e sottrarle all’oblio generato dalla presenza di una realtà abbagliante, è il compito che da tempo si è posto Hans Karl Peterlini, ex Chefredakteur del settimanale “FF”, oggi notevole scrittore di cose sudtirolesi.
Proprio sul finire dell’anno, sono apparsi due suoi libri che costituiscono un po’ il rovescio l’uno dell’altro e, se letti insieme, davvero possono farci comprendere quella dialettica tra luce ed ombra, tra possibilità realizzate e possibilità inespresse della quale dicevamo. Il primo volume è un ritratto di Silvius Magnago eseguito mediante una raccolta di interviste che ne ripercorrono la vita, dai tempi della dittatura fascista e nazista, passando per la Sternstunde di Castelfirmiano, il difficile lavorio per giungere al varo del secondo statuto di autonomia, fino alla fase attuale, nella quale il vecchio Landeshauptmann può permettersi di considerare con autunnale distacco gli esiti della sua opera politica.
Il secondo è invece dedicato a Hans Dietl, un uomo che ha accompagnato Magnago in molti frangenti, talvolta sostenendolo, talvolta avversandolo (come nel caso del drammatico congresso Svp del 1969, che avrebbe dovuto decidere l’approvazione del cosiddetto “pacchetto”). Figura controversa, anche dolente, la sua vicenda espone in modo esemplare quali aspetti della storia di questa terra hanno finito per risultare marginali e recessivi rispetto ai caratteri che l’hanno ufficialmente illustrata.
Merito di Peterlini essersi chinato con lucida pietas sui frammenti di questo sentiero interrotto, non solo per rendere onore ad una figura comunque assai rilevante, quanto piuttosto per testimoniare che anche dietro alla liscia compattezza di ogni facciata si nasconde sempre una pluralità ancora da sondare.
Dark Entries
18 Dicembre 2007

Ripensandoci. L’estetica un po’ dark di questo blog proviene da lontano. Esattamente da [qui]. Bei tempi.