Italiani brava gente
31 Gennaio 2008

Che all’interno delle forze armate circolino ancora brandelli di mitologie guerresche di dubbissimo gusto è risaputo. Meno noto (e soprattutto omertosamente taciuto) è il ricorso a simboli che si richiamano esplicitamente all’iconografia fascista e nazista [leggi]. A questo punto mi piacerebbe sentire l’opinione degli eminenti “italianisti” locali (à la “superciuk”, insomma), sempre pronti a rinfacciare ai concittadini di lingua tedesca l’eredità e la compromissione con il passato nazista, ma del tutto insensibili se a macchiarsi delle stesse colpe sono i propri concittadini di lingua italiana.
Back to the roots?
30 Gennaio 2008

Seguo con interesse il dibattito (?) interno (ci mancherebbe…) alla SVP sul destino politico dei “mistilingue”. Anche noi, in questo blog, parlando per esempio del “caso” Artioli, abbiamo già cercato di illustrare la contraddizione tra un sistema che è orientato alla distinzione dei gruppi linguistici e l’emergere di un fenomeno (quello dei “mistilingue”, appunto) che non può essere piegato all’interno di vecchie logiche. Alla base di questa contraddizione c’è sicuramente la lotta tra un Sudtirolo passato e quello futuro.
A questo proposito è molto istruttivo leggersi l’intervista a Michael Hölzl (un giovane esponente del partito di raccolta proveniente da Rasen, in Val Pusteria) pubblicata oggi (pag. 18) sulla Tageszeitung (Back to the roots). Eccone alcuni significativi estratti:
Sobald wir uns den Italienern öffnen, sind wir keine Minderheitenpartei mehr, sondern eine Allerweltspartei. Das Bewährte können wir dann gleich über Bord werfen und eine neue Partei mit neuen Grundsätzen schaffen.
Commento: è vero, l’apertura del partito a soggetti che non sono riconosciuti come “pertinenti” all’identità della sua politica storica ci porterebbe ad introdurre cambiamenti devastanti dal punto di vista di quell’identità e di quella politica. Ma se la realtà muta, se nuove esigenze alterano il quadro di riferimento e ci pongono questioni inedite, perché rifiutarsi così ostinatamente di prenderne atto?
Hier geht es um Grundprinzipien. Sobald sich jedermann je nach Notwendigkeit der einen oder anderen Sprachgruppe zugehörig erklären kann, um ein bestimmtes Ziel zu erreichen, bleibt eine wichtige Frage unbeantwortet: Wer bin ich? Bin ich ein Deutscher, Italiener oder Ladiner?
La nostra risposta qui deve essere chiara. Le identità “tedesca”, “italiana” e “ladina” non devono essere pensate come se fossero più rilevanti di una “identità sudtirolese” che le abbracci tutte. Tedeschi, italiani e ladini possono ovviamente continuare a sussistere, ma dobbiamo capire che questa sussistenza non può più avere l’importanza che aveva venti o cinquanta anni fa. Anche in questa diversa percezione della propria identità scorre, a mio avviso, il confine tra un Sudtirolo arcaico e un Sudtirolo moderno. Con buona pace di Lucio Giudiceandrea (paladino del Sudtirolo ideale-eterno).
Den Pusterer ist klar, was sie haben wollen. Sie stehen für Heimat.
Ci dispiace. Il concetto di HEIMAT non è riducibile a quello che ne possono pensare alcuni individui nati in Pusteria e con la tessera della SVP in tasca. Il concetto “pusterese” di HEIMAT è un concetto asfittico, fondato su processi di esclusione e di limitazione della “piena” cittadinanza. Le “radici” alle quali Michael Hölzl si richiama sono radici secche.