Dalaidurni IV

10 Gennaio 2008

Guten Morgen, Herr Landeshauptmann!

Quella tra Durnwalder e il Dalai Lama è una storia d’amore che commuove, una storia nella quale non si sa chi dei due sia lo spot pubblicitario dell’altro (direi che il Dalai Lama funziona da spot pubblicitario di Durni, ma non ne sono del tutto sicuro). Comunque sia, siamo arrivati già al quarto incontro [vedi] e anche questa volta baci, abbracci e sorrisi si sprecano. Beati loro.

Per l’occasione tiro fuori dal cassetto un vecchio pezzo che io e Loiny scrivemmo in occasione del secondo incontro bolzanino tra i due, avvenuto tre anni fa. Lo stile di questo pezzo risente un po’ di una visione “muraiola” delle cose che adesso né io né Loiny probabilmente sottoscriveremmo. Però secondo me qualcosa, di quel vecchio testo, funziona ancora. Buona lettura.

Per il pezzo di Loiny&Étranger clicca qui: Dalaidurni

Per approfondimenti clicca qui: Oscar Ferrari

13 Risposte a “Dalaidurni IV”

  1. enrico detto

    Non è possibile, Étranger , un altra volta sono qui a segnalare quello che avevo scritto io a proposito di un post tuo, in questo caso su Durnwalder & DalaiLama. Per di piu’ vedo che avevi scritto anche tu nel 2005.

    Dunque, il mio intervento risale al 22 febbraio 2001, quando Durnwalder fece visita al Dalai Lama a Dharamsala, ancora oggi sede del governo tibetano in esilio.

    Al tempo ero convinto che si trattasse soprattuto di una operazione di “politica estera” del nostro Presidente, e lamentavo il fatto che mentre qui in Sudtirolo il suo atteggiamento fosse chiuso rispetto ai valori dell’incontro e dell’intercultura (incluso il discorso del divieto delle scuole bilingui) all’esterno egli si facesse portatore di messaggi opposti e di solidarietà.

    Per questo avevo scritto una lettera inviata (e recapitata)direttamente al Dalai Lama che trovi linkata qui:

    http://www.gebi.bz.it/gebi/info2000/Dharamsala.htm

    La versione in inglese e tedesca la devo avere da qualche parte, sul web ho ritrovato intanto la versione italiana della lettera.

    Oggi, dopo aver appreso dalle dichiarazioni di Durwalder stesso delle pressioni cinesi su di lui perche’ ignorasse il Dalai Lama e del fatto che i cinesi gli avessero perfino rifiutato il visto di ingresso in Cina, salvo poi cambiare idea in occasione dell’inaugurazione dell’impianto sciistico sudtirolese in Cina, devo dire che Durnwalder ha dimostrato di essere persona che crede ai principi che enuncia. Il che è cosa non da poco e va a suo merito, se solo consideriamo che il Dalai Lama neanche Prodi lo riceve piu’. (peraltro non lo riceve il Papa e non so quanti altri enunciatori di principi universali).

    In ogni caso il discorso di un modello di autonomia esportabile in quanto legato a valori (intendo dire non soltanto come tecnica di sminamento dei problemi) mi sembra sia del tutto attuale.

    Di certo l’enormità dell’ingiustizia che ha subito e subisce il Tibet non puo’ essere confrontata con i problemi ancora aperti in Sudtirolo, ma il dibattito lo farei vertere su questo: l’autonomia è un modello legato ai valori o in primo luogo una tecnica efficace per raffreddare i conflitti?

  2. Étranger detto

    Sollevi questioni grosse, Enrico. Diciamo che il pezzo che io scrissi insieme al mio grande amico Loiny era un po’ così, un po’ goliardico. Superficialmente quello che ci fece divertire fu l’atteggiamento dei media, con la loro costante ricerca di una “mondanità umanitaria” (la formula è improvvisata, ma intanto rende almeno l’idea). Sicuramente l’autonomia può essere tutte e due le cose: un modello legato ai valori e una tecnica per raffreddare (e persino congelare) i conflitti. Diciamo che qui da noi il primo aspetto (quello dei valori) è tutto proiettato all’esterno, mentre all’interno noi vediamo soprattutto gli aspetti legati al temperamento dei conflitti. A questo punto mi sorge una domada: e se questa duplicità, questo doppio movimento, corrispondesse sic et simpliciter alla “respirazione” di qualsiasi modello autonomistico?

  3. Valentin[o] detto

    Condivido il parere di Enrico sul Landeshauptmann; l’interesse per il Tibet mi pare sincero, l’impegno della Provincia Autonoma di Bolzano in quei territori è indubbio. Il problema è che la SVP (di cui il nostro Luis è in ogni caso espressione) dimostra non poca incoerenza nel trattare minoranze in evidente situazione di difficoltà.

    Dolomites in China (Mateo Taibon)

    [successiva discussione a parte]

  4. Étranger detto

    [successiva discussione a parte] :-)

  5. Ormai il buon Durni è talmente convinto che il Sudtirolo non possa fare a meno di lui. Per questo frequenta il Dalai Lama, per imparare come ci si reincarna

  6. Étranger detto

    Bravo Oscar. Ti nomino barzellettiere ufficiale di SV.

  7. Il medico di campagna detto

    In quanto a barzellettieri, vuoi mettere l’umorismo involontario di Valentin[o]? “l’interesse per il Tibet mi pare sincero…”: ahahahahahah; troppo forte! Valentino, Valentino: quando mai un politico ha un interesse sincero per qualcosa che non sia la propria tasca (anche in senso di semplice prestigio). Per inciso: qualcuno sa con esattezza dl tappe di Alois? Poi vi spiego il perchè di questa domanda….
    PS
    Oscar più che un barzellettiere, mi sembra un profondo conoscitore dell’animo umano: il, si fa per dire, buon Luis ha semplicemente paura di morire come tutti; ma essendo un potente (nel senso di Masse und Macht) ne ha una paura fottuta: essendo fondamentalmente questa – la paura della morte – la molla che più di tutte ti trasforma in un potente, circostanze permettendo.

  8. Étranger detto

    Medico, talvolta mi sembra che tu prenda troppo alla lettere la famosa massima del gobbo: a pensar male si fa peccato ma ecc. ecc. ecc. Che un politico possa agire al di fuori del proprio interesse è ovviamente impossibile. Ma che i propri interessi talvolta possano coincidere con le proprie inclinazioni (non necessariamente perverse) è una cosa che può anche succedere.

  9. Il medico di campagna detto

    Non si tratta di pensar male contrapponendolo al pensar bene: si tratta di pensar vero. Un politico è perverso per natura, altrimenti non farebbe il politico. A meno che non sia Ghandi: e con tanta, ma proprio tanta, buona volontà possibile, Durnwalder tutto mi sembra fuorché….

  10. Étranger detto

    “Un politico è perverso per natura…”. Ma dai, su.

  11. Il medico di campagna detto

    Perverso nel senso del profondo: ricordati, caro, che una volta fatta la spoglia di tutte le sovrastrutture, sempre lì finiamo.

  12. [...] p.s. ne parlano anche su Segnavia  [...]

  13. [...] il Papa, a Bolzano, dovrebbe limitarsi a fare un cenno di saluto e cedere subito la parola al Dalai Lama, che è un grande amico di Durnwalder e parla la lingua dell’unica minoranza veramente santa: [...]

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