Due montagne
16 Gennaio 2008

Quando mi sono messo a scrivere questo blog ho deciso di non trapiantarvi nessun contributo pubblicato su [BBD]. Il motivo era duplice. Da un lato mi piaceva vedere quell’esperienza come conclusa, congedando dunque tutto quello che vi avevo prodotto come si farebbe con i vecchi mobili di un appartamento che non si abita più. Dall’altro ho cominciato a capire che l’esistenza autonoma di [SegnaVia] era in realtà la naturale prosecuzione dell’omonima rubrica di [BBD], quindi non valeva la pena selezionare e duplicare un numero imprecisato di pagine.
C’è un piccolo mobile, un piccolo testo, però, che adesso sento di non poter lasciare laggiù. La sua composizione è stata lenta, stratificata, poi, nella parte finale, improvvisa. La prima parte (quella lenta e stratificata) l’ha scritta Loiny, il fiume sotterraneo di [BBD], che qui non è ancora comparso. La seconda l’ho scritta io, cominciando oscuramente a comporla in un primo abbozzo [questo] quasi trasognato, gassoso, e poi, come dicevo, condensandola rapidamente, non appena la versione finale, levigatissima, del testo di Loiny mi è giunta via mail. In questo piccolo scritto, a mio avviso, è contenuto tutto il passato e tutto il futuro di quello che abbiamo detto e diremo. Il passato e il futuro, ché il presente (se ne accorgerà chi lo legge) lì propriamente non sussiste, abbracciando e sconfinando da ogni lato la realtà che ancora ci imprigiona.
Fra parentesi (e lo dico con grato stupore) i temi toccati da questo testo sono in un certo senso gli stessi che Hans Karl Peterlini ha evocato nell’intervista che ho pubblicato qualche giorno fa [leggi]. Anche lì si parlava della frantumazione dei grandi racconti, dei grandi miti, in racconti più piccoli. Anche lì si parlava di mitologie e di strategie per il loro superamento. Una sintonia impressionante, devo dire.
Il testo del quale sto parlando è Due Montagne.