Un mese fa scrissi un piccolo contributo per lo spazio gestito dall’associazione Heimat nel magazine brissinese Der Brixner [leggi]. Mi è stato chiesto di proseguire con altri due articoli, questo è il secondo.

In meinem Beitrag in der Jännerausgabe sprach ich von der Schwierigkeit, die eigene Identität auszuleben, wenn diese nicht als Freiheitsfaktor, sondern als Einschränkung wahrgenommen wird. Eine Einschränkung, die uns dazu zwingt, immer nur das zu sein, was die „Anderen“ von uns erwarten. Ganz deutlich wird diese Behauptung durch ein sprachliches Beispiel einer alltäglichen Situation. 

Jeden Morgen kaufe ich Zeitungen in einem Geschäft in Milland. Die Besitzerin ist eine sehr freundliche Frau und unsere kurzen Gespräche erfolgen immer in deutscher Sprache. Ich spreche naturgemäß Standarddeutsch, mit einem Akzent, der meine „italienische“ Herkunft verrät. Infolgedessen spricht auch die Verkäuferin mit mir Hochdeutsch und auch sie kann dabei ihre eigentliche Muttersprache nicht verbergen (ihre Muttersprache ist Dialekt).

 Unsere Unterhaltungen bewegen sich somit auf einer Art neutralem Boden. Das kann durchaus passieren, wenn man sich zwischen zwei Positionen bewegt, die sich zwar begegnen, aber dennoch niemals eine Einheit bilden werden.

Letztlich ist dies eine privilegierte Situation. Im Normalfall werden sich „deutsche“ und „italienische“ Südtiroler, wenn sie sich treffen, in jener Sprache unterhalten, in der sich die beiden am besten verständigen können (und statistisch gesehen denke ich, kann man davon ausgehen, dass das meistens Italienisch ist).

 

Interessant ist auch die Art wie wir uns verabschieden. Während ich nämlich unsere kurze Unterhaltung immer mit Auf Wiederschaugn beende (und ihr damit eine gewisse gemeinsame „südländische“ Herkunft suggeriere), antwortet sie grundsätzlich mit Auf Wiedersehen (vielleicht weil ihr noch die „nordische“ Variante des Standarddeutschen aufgrund des Gesprächs mit mir anhaftet). Somit zerbröckelt bereits die prekäre Harmonie unseres neutralen Bodens und unsere alten Rollen kommen wieder deutlich zum Vorschein. 

14 Risposte a “Hier leben / Vivere qui (II)”

  1. [...] la seconda parte del testo puoi leggerla [qui] Pubblicato da Étranger Inserito [...]

  2. pérvasion detto

    Das Wort “sich” kannst du dir im ersten Satz sparen. Ansonsten ein kleines “Gustostückerl” (ich hassliebe dieses Wort) wie schon der erste Teil.

  3. Étranger detto

    Grazie pé. In effetti sono anch’io molto soddisfatto di questi pezzettini per il Brixner. Aspettiamo con fiducia il terzo.

  4. dan_gass detto

    ausgezeichnet, anschaulicher hätte sich die “neutralität” der ethnischen verständigung nicht aufzeigen lassen. komplimente für den text

  5. Étranger detto

    @ Dan_gass

    Danke!

  6. olasz detto

    Scusa se mi intrometto da perfetto forestiero
    e da sociolinguista a tempo perso …

    Forse non ho capito, ma in questo caso mi sembri troppo pessimista !
    La conversazione si svolge in una lingua neutra, il tedesco standard; alla fine tu usi un’espressione meridionale, lei
    1) o rifiuta questa metaforica strizzata d’occhio, implicitamente riaffermando di voler rimanere sul terreno linguistico neutro, perché non sei linguisticamente “dei loro”;
    2) oppure, o contemporaneamente, si tratta di un fenomeno di ipercorrezione (e questa è un’interpretazione più ottimista).

    Perché allora “unsere alten Rollen kommen WIEDER deutlich zum Vorschein” ?

    La giornalaia non si comporterebbe nello stesso modo se un tedesco con l’accento di Amburgo le dicesse “Auf Wiederschauen ?”

    Mi sembra una semplice accentuazione di un fenomeno abbastanza normale: se un non-dialettofono si rivolge a un dialettofono cercando di usare il dialetto, quest’ultimo molto spesso reagisce abbandonando il dialetto,
    anche in quelle regioni dove l’uso del dialetto non è così escludente e definitorio di una mono-identità. O no ?
    Lo so che Auf Wiederschauen non è dialetto,
    ma il meccanismo mi sembra analogo
    (veramente tu hai scritto Wiederschaugn: è una pronuncia locale o un errore di battitura ?).
    Per il resto sono d’accordo con te.

  7. olasz detto

    vedo ora che Wiederschaugn è in effetti una pronuncia del Sud; dunque a maggior ragione …

  8. Étranger detto

    Carissimo Olasz, ti ringrazio tantissimo per questi tuoi dubbi. Cercherò di approfondire ulteriormente il senso di questa storiella.

  9. Étranger detto

    Allora. Commento le tue osservazioni passo per passo:

    Forse non ho capito, ma in questo caso mi sembri troppo pessimista!

    Non nego che l’interpretazione pessimista di questa storiella non possa essere indotta (soprattutto grazie/a causa della frase finale). La mia preoccupazione però era un’altra e si coniuga (secondo me) alla possibilità di mantenere per così dire “aperto” l’esito delle mie considerazioni. Proverò a spiegarmi meglio.

    La conversazione si svolge in una lingua neutra, il tedesco standard; alla fine tu usi un’espressione meridionale, lei
    1) o rifiuta questa metaforica strizzata d’occhio, implicitamente riaffermando di voler rimanere sul terreno linguistico neutro, perché non sei linguisticamente “dei loro”…

    “Rifiuta” è un’espressione troppo forte. Rendiamoci conto che qui si tratta di meccanismi comunicativi molto semplici e spontanei, quindi l’intenzione, la consapevolezza è pressoché esclusa. L’unica cosa certa è questa: fino a poco prima io e lei abbiamo parlato una lingua “b” (dunque non “a” – la sua madrelingua – e non “c”, la mia madrelingua). È la terra di mezzo. Al momento del saluto, però, io compio uno scarto e cerco di usare una formula che effettivamente tende verso la sua posizione (”a”), ma lei continua ad usare la variante “media” (”b”) conservando l’equi(distanza) del linguaggio neutro. Come interpretare questo fatto? Secondo me in ciò si esprime una “persistenza” (anche se relativizzata) della funzione differenziale che può essere applicata in contesti di comunicazione asimmetrica. Ed è questo che ci rimanda (ancorché in modo obliquo) a quella differenza mai completamente suturabile della diversa provenienza. Attenzione: è vero che non bisogna vedere questo “fatto” come esclusivamente negativo. Questo è un residuo che non può essere livellato e probabilmente non è necessario che lo sia (anzi: non lo è senz’altro). Faccio una piccola aggiunta al racconto. Un giorno io feci notare a questa commessa che ogni volta che io dicevo “Auf Wiederschaun”, lei rispondeva “Auf Wiedersehen”. Da allora, quando “ci pensa”, anche lei ricambia il mio saluto usando la variante che uso io. Però ride. Cioè (ancora una volta) mi segnala che comunque non si sta comportando spontaneamente, che stiamo un po’ fingendo.

    …oppure, o contemporaneamente, si tratta di un fenomeno di ipercorrezione (e questa è un’interpretazione più ottimista)…

    No, questo mi sento di scartarlo perché metterebbe in campo un esercizio di riflessione che il contesto esculde.

    Perché allora “unsere alten Rollen kommen WIEDER deutlich zum Vorschein”?

    Hai ragione, forse l’uso dell’aggettivo “vecchio” non è molto felice. L’accento che volevo porre era invece sul fatto che in questo tipo di comunicazione assistiamo ad un interessante gioco di ruoli, ed il gioco, secondo me, consiste nel cercare di segnalare o individuare una differenza anche nel momento in cui usiamo un linguaggio che dovrebbe abolire le differenze.

    La giornalaia non si comporterebbe nello stesso modo se un tedesco con l’accento di Amburgo le dicesse “Auf Wiederschauen?”

    Qui posso risponderti in modo del tutto affermativo. SÌ. Mia moglie (che è germanica e parla un Hochdeutsch del tutto privo di inflessioni) saluta sempre con “Auf Wiederschaun” e viene sempre ricambiata con “Auf Wiedersehen”. Anche lei, insomma, viene “identificata” linguisticamente e tenuta ad una certa distanza.

    Mi sembra una semplice accentuazione di un fenomeno abbastanza normale: se un non-dialettofono si rivolge a un dialettofono cercando di usare il dialetto, quest’ultimo molto spesso reagisce abbandonando il dialetto,
    anche in quelle regioni dove l’uso del dialetto non è così escludente e definitorio di una mono-identità. O no?

    Anche su questo mi sembra che tu abbia perfettamente ragione. La mia domanda: ma ciò non produce per l’appunto un effetto di distanziamento?

    Lo so che Auf Wiederschauen non è dialetto,
    ma il meccanismo mi sembra analogo
    (veramente tu hai scritto Wiederschaugn: è una pronuncia locale o un errore di battitura ?).

    Qui la cosa si complica. Io in effetti dico sempre “Auf Wiedeschaun”. Chi ha letto il testo (in vista della pubblicazione) ha però corretto con “Auf Wiederschaugn” (che è la trascrizione più conforme alla pronuncia locale). La cosa che balza aglio occhi, qui, è che possiamo ovviamente attestare livelli di differenze sempre più minuti. C’è una grande distanza tra “Auf Wiedersehen” e “Auf Wiederschauen”, ma c’è sicuramente distanza anche tra “Auf Wiederschaugn” e “Auf Wiederschaun”. Chissà. Se io magari fossi in grado di pronunciare un ineccepibile “Auf Wiederschaugn” potrei avere in cambio una formula identica. Riuscendo però solo a dire “Auf Wiederschaun” in qualche modo induco la signora a ricorrere ad una versione comunque più standard (a questo punto: “Auf Wiedersehen”).

  10. olasz detto

    Grazie mille della risposta esplicativa, approfitto dell’insonnia del sabato sera per continuare per un momento a fare il linguista dilettante, e dunque rispondere a mia volta alle tue osservazioni.

    Tu scrivi:
    “Rifiuta” è un’espressione troppo forte. Rendiamoci conto che qui si tratta di meccanismi comunicativi molto semplici e spontanei, quindi l’intenzione, la consapevolezza è pressoché esclusa.

    Sono d’accordo, intendevo infatti “rifiuta” in senso oggettivo, non necessariamente in modo cosciente (ma hai ragione, era meglio usare un altro verbo).

    Anche riguardo all’ipercorrezione non assumevo che fosse conscia, tutt’altro.
    Ad esempio, in Piemonte, dove il suono “z sorda” è spesso sostituito da “s sorda”, capitava una volta che persone poco colte, parlando in italiano, facessero inconsciamente la sostituzione opposta a sproposito. Un altro esempio: nessun piemontese usa l’italianissimo (e diffuso in Toscana) cascare, se non in frasi fatte come “cascare dalle nuvole” e simili, perché inconsciamente suona come un piemontesismo, dato che in dialetto cadere si dice esclusivamente casché.

    Poi scrivi
    “Secondo me in ciò si esprime una …”
    qui ti metti a usare un linguaggio difficile … ma alla fine dici “è vero che non bisogna vedere questo “fatto” come esclusivamente negativo. … (anzi: non lo è senz’altro).”
    e su questo siamo dunque completamente d’accordo.

    Poi chiedi “ma ciò non produce per l’appunto un effetto di distanziamento?”
    Ovviamente un po’ si: ma questo credo sia inevitabile; tu mi insegni che, nella realtà, una lingua si può parlare con accento straniero, ma un dialetto no, un dialetto parlato con accento non perfetto fa ridere, a meno che sia un dialetto-lingua con dignità letteraria (Paolo Conte che canta in napoletano, un attore non veneto che recita Goldoni in veneto, ecc.).

    Tutto sta a vedere se ciò è usato in senso escludente, come dai leghisti, oppure al contrario in modo aperto e amichevole, come quando Tino Carraro e Nanni Svampa cantavano “Ma mi, ma mi, ma mi, quaranta dì, quaranta nott”, o Jannacci “el purtava i scarp del tennis”.

    Interessante, infine, la continuazione della storia !
    Per quanto io non ricordi bene, immagino o mi sembra di ricordare, e ti chiedo conferma, che se a Monaco o a Vienna dici Auf Wiederschauen, ti rispondono Auf Wiedeschauen; e provochi una reazione analoga a quella della tua giornalaia solo se magari ordini, con accento forestiero, “zwoamoi Bier” (o come diavolo si dice in bavarese …).

    In conclusione, se non foste in Sudtirolo,
    io vedrei la cosa in questo modo innocente: voi parlate una lingua terza, che è una lingua nazionale; ma lei è dialettofona, e non conoscendo bene la lingua nazionale crede che Auf Wiederschauen sia un po’ dialettale (come per me cascare). Quindi reagisce a te e a tua moglie nel modo usuale dei dialettofoni come se tu le avessi detto una frase in dialetto, senza che ciò implichi alcuna contrapposizione, ma anzi con divertimento e simpatia.
    Come probabilmente tu rideresti se uno venendoti a trovare in Toscana ti dicesse con accento tedesco icchettufai, ecc.

    Ma forse in ST tutto è più complicato …

    Come piccola nota finale, non riesco a immaginare come Wiederschaugn si possa distinguere da Wiederschauen, ma ciò dipende ovviamente dal fatto che non ho l’orecchio (sud-)tedesco.

    Dunque buone conversazioni, e Auf Wiederlesen (o come si dirà in ST) !

  11. Valentin[o] detto

    La discussione con olasz è da incorniciare. Una vera perla.

    Quelle di [bbd] sono e restano le pagine più belle da leggere sul Sudtirolo.

  12. [...] damit man sich verständigen kann, wechselt man ins italienische. Ein gutes Beispiel hat hier Étranger beschrieben. Noch schwieriger wird es, wenn an Stelle der Hochsprache direkt in Dialekt gesprochen [...]

  13. [...] e febbraio del mensile locale “Brixner” ho pubblicato due piccoli articoli in tedesco [qui] e [qui]. Oggi, contestualmente all’uscita del secondo, ho scritto anche il terzo, [...]

  14. Fabrizio detto

    Caro amico,
    mi pare che la gente che vive in Alto Adige/Suedtirol ( e ci tengo molto che si dica anche Alto Adige, soprattutto con gli amici Tedeschi federali ed Austriaci, oltrechè con gli abitanti del posto, altrimenti mi vien voglia di parlare di Etschland anche in Tedesco…)si faccia troppi problemi inutili. Credo che se un Italiano di altra Regione parla in Tedesco faccia un gesto di grande apertura e che merita pieno rispetto. Forse la commessa dell’edicola dovrebbe concludere la conversazione ricambiando il saluto “auf wiederschauen” con un “ciao” oppure un “arrive” come si dice dalle mie parti alla Spezia. In Austria un sacco di gente si saluta con ciao e così in Germania e non certo per farsi bella con gli Italiani…Meglio ciao che dire frasi ( le ho sentite io a Merano o da una mia carissima amica altoatesina di madre lingua tedesca che vive nella mia “Heimatstadt” – anche noi liguri abbiamo la nostra piccola Patria, cosa crede?- ) come “ich probiere telefonieren” invece di “ich versuche anzurufen” o “Magari ist eine gute Sache” perchè l’avverbio magari è più comodo di “es waere schoen” o come si dice in Tedesco. Se gli altoatesini vogliono mantenere una cultura ed una lingua tedesca – cosa che ritengo giusta- dovranno sempre più orientarsi su una lingua tedesca standard.
    Gli Italiani della Provincia di Bolzano dovranno cercare di parlare sempre più il Tedesco, per impedire la discriminazione e portare di nuovo il confronto lavorativo sul piano delle effettive capacità e non solo su quello linguistico.
    Finisco con una annotazione personale, caro amico: martedì tornerò su a tentare l’orale del patentino, in cui nonostante il ZDF al Goethe e una discreta conoscenza del Tedesco continuano a bocciarmi e tartassarmi, perchè, a differenza dello scritto, non vi sono criteri oggettivi che mi tutelino. Ho saputo però che entro 5 o 6 mesi il Governo recepirà l’accordo della Commissione dei 6 per il riconoscimento delle certificazioni europee per le lingue al posto del patentino. Sarà un grosso passo avanti e forse aprirà la strada a persone preparate che vogliono venire da voi a portare un contributo di idee e di freschezza.
    Un caro saluto
    Fabrizio
    P.S. avrei piacere di ricevere una sua risposta anche in privato.

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