Frittierte Luft
8 Marzo 2008
Ho letto con interesse questa intervista a Philipp Achammer, il nuovo leader dell’organizzazione giovanile della SVP [qui]. Ho cercato di capire quali istanze innovative, quale “visione” ne caratterizzerebbe l’impegno. Ho trovato solo questo:
Ich sehe ein Land, das offen sein soll, das aber auch seine Wurzeln kennen muss. Nur wenn man weiß wo man herkommt, kann man anderen Kulturen offen begegnen. Südtirol hat mit der Autonomie einen konsequenten Weg eingeschlagen, der Sicherheit und Wohlstand gebracht hat und den wir auf jeden Fall auch fortsetzen sollten. Südtirol hat heute schon viel mehr Möglichkeiten als wir selbst abschätzen, die Autonomie bringt enorme Vorteile für alle.
Insomma: aria fritta. O come direbbe lo stesso Achammer: frittierte Luft.
P.S. Dall’intervista non si evince in nessun punto che il Sudtirolo è una terra plurilingue e non si fa parola del rapporto (negativo o positivo che sia) tra i vari gruppi linguistici.
Aggiornamento (13.03.08): nell’edizione odierna della Tageszeitung è pubblicata un’intervista di Heinrich Schwazer a Achammer, dalla quale trascrivo alcuni passaggi:
Stichwort Selbstbestimmung
Selbstbestimmung ist ein Recht eines jeden Volkes, das aber nicht jeden Tag auf der Tagesordnung stehen kann.
Können Sie das etwas weniger “politichese”, wie die Italiener sagen, ausdrücken? Nach dem Kosovo ist die Frage ja auch hierzulande wieder aufgeworfen worden
Ich glaube, das kann man nicht vergleichen. Wir haben eine gefestigte Autonomie und momentan keinen Grund, die Selbstbestimmung zu fordern.
Stichwort Zusammenleben mit den Italienern
Das Zusammenleben könnte zweifellos besser sein und man kann dafür vieles tun, ohne dabei gleich an interethnische Schulen zu denken.
Insomma, come dicevo sopra: ARIA FRITTA.
Ottimo commento. Bravo Gabriele.
Hui! Superciuk ed Étranger trovano un modus vivendi?
Restiamo in linea! Consigli per gli acquisti!
la comunità sudtirolese (è di questa che parla il segretario della svp jugend, immagino) conosce la propria storia e non si chiude nei confronti di altre culture – come invece fanno molti italiani che continuano a ritenersi il sale della terra e che guardano con disprezzo i loro vicini.
la politica seguita da questa comunità è quella dell’autonomia legislativa e amministrativa – checché ne dicano osservatori faziosi che approfittano di ogni occasione per presentare i sudtirolesi come degli incurabili irredentisti.
in questa terra vi sono molte più possibilità di crescere e di affermarsi di quante ne vedano gli osservatori di cui sopra.
manca, in queste parole, una “visione”?
chi ha visioni dovrebbe andare dal medico!
(questa l’ho rubata, vediamo se qualcuno sa a chi)
Il segretario della svp jugend parla della comunità sudtirolese perché è l’unica comunità per lui esistente qui. Un comunità che si è chiusa – altroché – non solo nei confronti degli italiani residenti qui, ma anche in gran parte nei confronti dei “tirolesi” residenti oltreconfine (a IBK gli studenti sudtirolesi stanno spesso e volentieri tra loro, non si “mischiano” neppure laggiù). In questo senso i sudtirolesi hanno cominciato (non da molto, ma hanno cominciato) a ritenersi più furbi di altri e dei propri vicini non gliene importa nulla.
L’irredentismo è in Sudtirolo minoritario perché l’autonomia offre già quello che nessun irredentismo potrebbe mai riuscire a promettere. Su questo non ci piove.
L’unica “visione” qui propagata è: continuiamo a fare così. È una “visione” nello specchio.
Egregio signor Giudiceandrea,
la Sua mi sembra una presa di posizione nettamente filotedesca o filoSVP.
Anche all’ interno del mondo sudtirolese esistono pregiudizi nei confronti degli italiani.
Sono entrambi i gruppi che dovrebbero venirsi incontro.
A me il commento di Lucio Giudiceandrea sembra anche vagamente offensivo.
I sudtirolesi conoscono la propria storia e sono aperti. Molti italiani disprezzano i vicini e si ritengono il sale della terra (il che, per un anticristiano come Giudiceandrea, e’ doppiamente negativo).
’sti italiani, ma non si accorgono di fare schifo?
…quella sulle visioni Lucio Giudiceandrea l’ha rubata a Helmuth Schmidt, se non sbaglio.
Più che una “visione” della politica nell’intervista al neo-leader della JG mi sembra manchi addirittura la “politica”, intesa come capacità di recepire e rappresentare le istanze provenienti dalla società- e questa mancanza non credo andrebbe particolarmente a genio al pur pragmatico Schmidt. D’altronde la pretesa di rappresentare “tutta” la società sudtirolese, o nello specifico i giovani, di lingua tedesca, non può che sfociare nel nulla più totale, salvo iniziative quali bus notturni e altre del genere, magari anche lodevoli, ma che mi provocano una certa tristezza, se diventano i punti principali di un programma che vorrebbe essere “politico”.
@ Alex
Totalmente d’accordo. Tranne su un punto, anzi: una sfumatura di punto. Il giovane neo-leader della JG/SVP non credo abbia la pretesa di rappresentare TUTTA la società sudtirolese, né i giovani di lingua tedesca. Lui sicuramente crede di rappresentare SOLTANTO l’orientamento della SVP. E questo, però, si risolve ipso facto con una cancellazione di tutto ciò che nella realtà sudtirolese non si lascia ridurre a questo punto di vista. Un po’ come se, poniamo, uno sguardo non fosse consapevole che ciò che guarda è, per l’appunto, solo una proiezione sulla realtà, non la realtà. In questo senso è vero che le affermazioni di Achammer possono essere qualificate come pre-politiche o post-politiche (e non come “politiche”). Ma la SVP è proprio un partito che è riuscito a realizzare questa operazione: trasformare la propria ispirazione pre-politica in un’opera di formazione all’interno di una realtà sempre più post-politica.
Singolare, inoltre, che lui citi Silvio Magnago come proprio modello. Avesse almeno detto Hans Dietl…!
@ matteo
è vero: anche nel mondo sudtirolese ci sono pregiudizi nei confronti del mondo italiano. ma la situazione non è “simmetrica”: non è che da una parte dell’equazione ci stia un più due e dall’altra un meno due, così i fattori si elidono a vicenda e noi possiamo fare brillanti discorsi per evidenziarlo… ogni parte ha pregiudizi da superare, ma appunto i SUOI pregiudizi.
@ simplicius
quanta suscettibilità! non voglio offendere nessuno. è un fatto però che gli italiani conoscono poco la loro storia e spesso la travisano (risorgimento e resistenza, per fare due esempi). invece secondo me bisognerebbe appunto sapere da dove si viene per sapere dove si va. (tanto è vero che se una società, in spregio ai fatti, si proclama “democratica e antifascista”, è molto facile che finirà per avere partiti neofascisti e discendenti di mussolini in parlamento…) sapere da dove si viene: anche se questo non è un pensiero molto originale, resta ugualmente vero.
@ alex
volltreffer. originaltext: “wer visionen hat, sollte zum arzt gehen”.
@ etranger
e chi la rappresenterebbe TUTTA la società sudtirolese? bbd? segnavia? tu? io?
non possiamo accontentarci di rappresentazioni parziali e cercare di metterle insieme?
In un certo senso DOBBIAMO accontentarci di rappresentazioni parziali e cercare di metterle insieme. Ma come facciamo a mettere insieme le nostre rappresentazioni parziali se queste si sono prevalentemente formate escludendo la considerazione delle rappresentazioni parziali altrui? Per questo trovo inaccettabile (in linea teorica) il tuo assunto: “ogni parte ha pregiudizi da superare, ma appunto i SUOI pregiudizi”. Chi osserva la realtà sudtirolese cercando di comprenderne le dinamiche profonde non può accontentarsi di esaminarne una parte (sia pur essa la propria). La realtà sudtirolese non si comprende perfezionando uno sguardo MONOCOLO che per certi versi è anche l’unico reperibile, bisogna al contrario sforzarci di adottare un punto di vista PANOTTICO, se possibile inventandolo o deducendolo dal confronto continuo degli sguardi monocoli.
@lucio
sinceramente faccio fatica a capire come si possa non vedere la totale chiusura che la svp, anche nella sua sezione giovanile, il che è forse anche più grave, ha nei confronti degli altri (e non solo gli italiani, su questo sono d’accordo con etranger)
E’ il solito copione: verso l’esterno mi mostro compatta e baso la mia politica (?!) solo sulla questione etnica e voti alla mano mi prendo la maggioranza assoluta dei voti. Poi la politica (quella vera e qualla che conta) la faccio solo al mio interno che diventa una specie di miniparlamento privato dove realmente si prendono TUTTE le decisioni che contano.
E non venirmi a dire che questa non è chiusura. Gli altri semplicemente non esistono e non contano nulla.
E questo atteggiamento pesa come un macigno sulla possibilità di convivenza.
Lei nega che l’Italia sia un paese democratico?
Lei crede che da parte ‘tedesca’ manchino ambiguita’, omissioni intenzionali e interpretazioni disinvolte del passato?
Mi sembrano affermazioni a senso unico.
@ sergio
io vedo diverse chiusure, anche nella svp e nel mondo sudtirolese. non vedo “una totale chiusura della svp” (magari contrapposta ad una generosa apertura da parte italiana …). poi vedo che quasi tutti gli osservatori italiani denunciano chiusure nell’altro gruppo, chiudendo invece gli occhi sulle chiusure del proprio gruppo.
@ simplicius
l’italia ha inventato il fascismo, ideologia totalitaria alla quale si sono ispirati diversi dittatori europei. dopo la guerra, svegliatici antifascisti, ci siamo tenuti per 30 anni il più grande partito comunista del mondo occidentale, un partito che guardava con simpatia a mosca e all’urss. dagli anni novanta ad oggi abbiamo sviluppato una solida cultura giustizialista.
quindi direi che in italia si guarda con simpatia agli uomini forti, come insegna anche il caso berlusconi. inoltre, le radici della democrazia non sono affatto solide nel nostro paese.
so bene che anche da parte tedesca ci sono “interpretazioni disinvolte del passato”. ma: a quale parte “tedesca” ci riferiamo? i sudtirolesi hanno a lungo rimosso le loro “opzioni” del 1939, fino a quando sono venuti diversi intellettuali e ricordargliele. gli austriaci hanno rimosso la loro complicità con il nazismo, proclamandosi anzi le prime vittime di hitler. i tedeschi di germania in questo sono molto, molto più seri degli austriaci, dei sudtirolesi e degli italiani.
Bene. Tu vedi diverse chiusure anche nella SVP e nel mondo sudtirolese. Però sei molto renitente nel denunciarle, parandoti dietro al compito di denunciare SOLO quelle del tuo cosiddetto gruppo d’appartenenza. Visione monocola, dunque.
Io, qui, cerco di denunciare le chiusure ovunque si manifestino. Concedo che si tratti di un’eccezione.
Peccato che la “solida cultura giustizialista” non abbia debellato l’ancor più solida cultura dell’illegalità (solidissimamente radicata anche nella classe dirigente).
Già. Messner, quando denunciò per l’appunto la vergogna delle “opzioni”, venne quasi decretato “nemico del popolo” (campagne diffamatorie sul Dolomiten – Rampold docet – e accuse del tipo: sulle vette del Tibet gli è mancato l’ossigeno alla testa).
Infatti. E i sudtirolesi da questo punto di vista sono molto austriaci. Hans Egarter è stato a lungo considerato un “traditore”, come tutti gli optanti per l’Italia (Dableiber).
Non proprio. I tedeschi di Germania, per esempio, hanno per decenni cercato di non ammettere le responsabilità della Wehrmacht. Quando qualcuno glielo ha fatto notare (Hannes Heer, per esempio) questi non ha avuto per niente vita facile:
http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=1025
@ ertranger
grazie per avermi ricordato la cultura dell’illegalità: quella cultura è un’altra prova della vocazione italiana all’autoritarismo.
criticare “in casa propria” non significa fare il grillo parlante. quando sono i “tedeschi” a criticare gli italiani, e quando sono gli “italiani” a criticare i tedeschi, scatta sempre un meccanismo (etnico) di autodifesa. ecco perché è importante che ci siano degli “italiani” a dire le cose scomode agli italiani, così come è importante che ci siano dei sudtirolesi a dire cose scomode ai sudtirolesi. e infatti questi sudtirolesi ci sono.
messner fu, come tu ricordi, diffamato quando parlò delle opzioni. ma quella voce c’è stata. un messner c’è stato. un langer, un gatterer, uno jenny, uno steurer, un thaler e tanti altri dissidenti sudtirolesi ci sono stati e ci sono. quali e quanti italiani che hanno detto cose scomode agli italiani sai indicarmi?
i sudtirolesi hanno condiviso la stessa ipocrisia degli austriaci. ma a differenza di questi hanno avuto molte più “coscienze critiche”. (in austria anche i socialdemocratici imbarcarono, nel dopoguerra, celebri nazistoni).
sull’atteggiamento della germania nei confronti del proprio passato sei ingeneroso. i tedeschi hanno avuto filosofi, scrittori, artisti, intellettuali, giornalisti, giovani, esuli, contestatori ecc. che nel dopoguerra si sono portati la mano alla fronte e si sono chiesti: “cosa abbiamo fatto”? è stato un tedesco a porre la domanda: “è possibile la poesia dopo auschwitz?” (lo sai bene). a oltre 60 anni dalla fine del nazismo, non passa giorno senza che in germania, da parte di tedeschi, si levi un monito contro il pericolo di una rinascita della dittatura. hai visto il documentario sulla zdf sull’affondamento del transatlantico gustloff? hai notato che dopo aver raccontato la tragedia dei morti (9000) e dei sopravvissuti (1000), gli autori del documentario si sono preoccupati di dire: quella tragedia iniziò il 30 gennaio del 1933, quando hitler andò al potere?
hai seguito i documentari sul bombardamento di dresda? sui profughi tedeschi cacciati dall’europa dell’est? hai notato che gli autori di quei documentari si sono preoccupati di mettere in chiaro: “non si può parlare delle sofferenze dei tedeschi tacendo sulle responsabilità della germania”? io queste cose le noto e le apprezzo. è anche così che si fa storia; è questa consapevolezza che permette a una società di crescere, maturare e diventare più democratica.
pensi veramente che l’italia, i suoi intellettuali, gli storici, la classe politica si siano posti con la dovuta serietà e continuità questi problemi? io credo di no. io credo che ci sia stata, anche a questo riguardo, molta, molta aria fritta.
@lucio
a me basterebbe chiarire che le posizioni di destra italiana e svp benchè opposte sono in realtà simili.
E poi vedere che la percentuale di chi vota a destra fra gli italiani è sicuramente minore di chi vota svp + partiti di estrema destra.
Chiariamo. Non ha solo ‘criticato’ gli italiani, ma ha contestualmente incensato la comunita’ sudtirolese che ‘conosce la propria storia e non si chiude nei confronti di altre culture’.
Il buono e il cattivo. Mah…
@ sergio
le posizioni della destra italiana e quelle della svp non sono affatto “contrarie e uguali”. diffidiamo delle simmetrie, anche se danno occasione di brillanti combinazioni di parole.
Non so se “autoritarismo” è la parola giusta. Ma non voglio aprire qui un altro fronte – linguistico – di dibattito…
Anche se è vero quello che dici (e cioè che “criticare gli altri” fa scattare il meccanismo delle accuse reciproche) continuo a pensare che non andremo molto lontani se non accettiamo che SIANO PROPRIO GLI ALTRI ad indicarci in cosa abbiamo sbagliato. L’autocritica è ovviamente necessaria, se vogliamo anche preliminare, ma non ci esenta dal diritto di critica tout court. In caso contrario legittimiamo l’idea che ognuno debba in primo luogo pensare per sé e alla fine legittimiamo l’indifferenza reciproca. (Alla domanda su quanti siano gli italiani che sono stati in grado di criticare il gruppo linguistico italiano rispondo ammettendo che sono stati sicuramente MENO dei sudtirolesi di lingua tedesca che hanno criticato la loro parte).
Non lo so. Forse. In compenso gli austriaci hanno avuto Thomas Bernhard…
Certo, in Germania ci sono state tutte queste cose che dici e ci sono stati però anche i negatori della Shoah, ci sono tuttora radicati gruppi di estrema destra, ci sono i naziskin che danno fuoco alle case nelle quali risiedono gli stranieri e ci sono quelli che coltivano l’immagine della “buona” Wehrmacht e non riconoscono l’azione militare come consustanziale al genocidio perpetrato nei campi di sterminio.
Come tu stesso hai ricordato, in Italia, subito dopo la guerra, l’evoluzione di un partito comunista di massa ha “ideologizzato” l’antifascismo e ha per così dire bloccato un processo di chiarimento con l’eredità storica dei totalitarismi (di tutti i totalitarismi). Questo è un limite indubbio. Non è però vero che l’Italia non abbia avuto intellettuali in grado di guardare in modo critico (e autocritico) al fenomeno del fascismo. Pensa solo alle opere di Emilio Gentile, il FIGLIO del filosofo fiancheggiatore del regime.
Ovviamente non scordiamoci di questo…
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-9/reazioni-ciarrapico/reazioni-ciarrapico.html
@lucio
per favore, indicami dove le posizioni realmente differiscono, nel senso che sostituire la parola italia con sudtirolo e italiano con tedesco non cambia il concetto di base.
La destra dirai è antiautonomista. La svp lo è altrettanto giudicando l’autonomia solo cosa propria. In altre parole è autonomista ma solo per un’autonomia solo per un gruppo che la gestisce e la guida.
Bella autonomia…
Sergio, le posizioni differiscono perché alla radice gli uni hanno ragione e gli altri torto. Mi spiego velocemente. 1) Aveva ragione la SVP (nel dopo guerra) ad insistere per avere ciò che l’accordo di Parigi aveva stabilito? Sì. Ergo: la destra italiana (allora sparuta, ancorché intruppata nel corpo della DC) aveva torto. Prima e fondamentale “asimmetria”. 2) Aveva ragione la SVP allorché venne approvato il pacchetto? Sì. Ergo: la destra italiana (fattasi più visibile dopo l’approvazione dello stesso), che rifiutava ancora l’autonomia, aveva torto. Seconda e fondamentale “asimmetria”. 3) Ha ragione la SVP attuale a considerare l’autonomia qualcosa di sua esclusiva proprietà (semplifico, ma non troppo)? No. Ergo: AVREBBE ragione la destra italiana (nel frattempo fattasi a suon di bastonate “autonomista”) a chiedere un “riequilibrio”. Quest’ultimo punto però non consenta ancora di giudicare le due posizioni come “simmetriche”. Intanto, come se lo immagina il “riequilibrio” la destra italiana? Praticamente chiedendo per gli italiani delle misure che ne certifichino lo status di minoranza. E qui c’è da ridere! Come si fa a richiedere uno status di minoranza se una minoranza c’è già??? Dunque siamo al velleitarismo più puro. E gli altri se la ridono. Giustamente.
Ora, mi sembra che da questo quadro (esatto fino al dettaglio) non sia difficile comprendere “dove le posizioni realmente differiscono” e i motivi di tale differenza.
@ etranger
neppure l’antiautoritarismo in Germania e in Italia sono “simmetrici”!
tu citi i “gruppi di estrema destra, … naziskin che danno fuoco alle case nelle quali risiedono gli stranieri,.. quelli che coltivano l’immagine della “buona” Wehrmacht e non riconoscono l’azione militare come consustanziale al genocidio perpetrato nei campi di sterminio.” c’è di tutto, in un paese di 80 milioni di abitanti. anche in italia, 56 milioni di abitanti, c’è di tutto: a napoli ci sono case pulitissime (ma la città …); c’è u. eco (ma la situazione della scuola e dell’università …); ci saranno persino uomini politici onesti e preparati (ma il livello medio …).
quando parliamo di problemi sociali e politici dobbiamo guardare agli indicatori generali di una società: sono quelli che dicono dove siamo e come stiamo.
se in italia avessimo realmente preso coscienza di cosa sono l’autoritarismo e il totalitarismo, oggi avremmo un paese diverso. non avremmo politici di nome mussolini; non avremmo candidati alle elezioni che lodano apertamente il fascismo; non avremmo avuto un vicepresidente del consiglio che loda mussolini come “il più grande statista italiano del novecento”; non avremmo avuto intellettuali organici che subordinano il loro lavoro ai presunti interessi di una classe sociale; non avremmo avuto una gioventù innamorata di dittatori come stalin o mao o fidel; non avremmo avuto un ragioniere di livorno che da presidente della repubblica va ad el alamein a lodare i soldati italiani che combattevano per una causa sbagliata e dalla parte sbagliata; non avremmo una lapide al liceo classico di bolzano che loda i caduti italiani in russia come “caduti per la patria”; non avremmo un candidato premier che fu segretario nazionale dei giovani comunisti e che oggi afferma di non essere mai stato comunista; non avremmo tante altre cose…
ma siccome non abbiamo compiuto il processo di guardare criticamente alla nostra storia e siccome la realtà non fa sconti a nessuno, ci teniamo questo paese così come lo abbiamo formato noi.
grazie per l’intervento sulla “asimmetricità” tra destra italiana e svp. quell’immagine di due partiti uguali e contrari piace agli intellettuali italiani che si ritengono fuori dai blocchi, ma ha un piccolo difetto: non corrisponde al vero (e qui siamo di nuovo al tema delle “parole e le cose”)
Bella tirata moralistica sui difetti nazionali.
Ottimo il riferimento al ‘ragioniere’ di Livorno: puah, solo un ‘ragioniere’, e pensare che c’e’ chi lo preferisce a Waldheim.
113 sindaci e vicesindaci su 116 hanno firmato una petizione proposta dagi Schuetzen. Questa pare essere la classe dirigente in Alto Adige.
Sono gli Schuetzen un esempio du chi ‘conosce la propria storia e non si chiude nei confronti di altre culture’?
@ etranger
leggiti il primo paragrafo dell’intervento di tremal-naik: vedi con quale facilità scatta il meccanismo: “loro sono peggio di noi” ?
immaginati se a scrivere le cose che ho scritto io fosse stato un … tedesco.
Non giri la frittata (a proposito di frittierte).
Le sue posizioni critiche verso la ‘coscienza sporca’ dell’Italia, la comunita’ ‘italiana’ in Alto Adige e la sua diffusa arroganza sono discutibili ma pienamente legittime. Bravo il nostro novello Catone!
Sono le sue lodi alla ‘comunita’ sudtirolese’ che hanno suscitato qualche perplessita’, sia per il merito (questa grande apertura temo che la veda solo lei) sia per l’opportunita’ di dividere la societa’ in buoni (sudtirolesi) e cattivi (italiani).
Le confesso che preferisco Ciampi a Waldheim. E le diro’ di piu’, preferisco Paolo Conte a Hansi Hinterseer.
Lo so benissimo che quel meccanismo scatta con facilità, Lucio. Ma, come hai visto, è un meccanismo che scatta comunque, anche se ad azionarlo sei tu. Per sospendere quel tipo di meccanismo occorre utilizzare un’altra strategia e – soprattutto – non bisogna dare l’impressione che la responsabilità stia maggiormente o addirittura SOLO da una parte (il che, peraltro, non è quasi mai vero e nel nostro caso non è vero: almeno se giudichiamo la vicenda sudtirolese nell’intero arco del suo sviluppo e alla luce di tutte le sue dinamiche). Ti ripeto: è una questione di sguardo monocolo o panottico. Il primo non ci aiuta (indipendentemente da chi lo adotta); il secondo è difficilissimo da sostenere ma è l’unica possibilità che abbiamo per tirarci fuori dal pantano delle recriminazioni reciproche.
@ etranger
la responsabilità non sta SOLO da una parte e non sta neppure (tranne forse rarissimi casi) esattamente a META’ delle parti. abbasso le simmetrie, viva “il sapere della differenza”.
una domanda: messner, quando sollevò il casino sulle opzioni dicendo che i sudtirolesi erano l’unico popolo che egli conosceva disposto ad abbandonare la propria heimat, adottò “uno sguardo panottico”? secondo me no. vide un problema che riguardava essenzialmente la sua comunità (di nuovo: asimmetria) e lo indicò.
non bisognerebbe fare lo stesso noi?
ripeto: se viene ellecosta a dire che gli altoatesni non hanno fatto i conti col fascismo è un conto. se quella cosa la dicessero, con voce forte e in modo chiaro, anche gli intellettuali italiani, il caso sarebbe diverso.
(il problema è che gli intellettuali italiani non la denunciano, quella rimozione, salvo indignarsi quando lo fa uno che non appartiene al loro gruppo…)
Aridaje Giudiceandrea.
A parte che io conosco anche gli abitanti di Pola (1947), Messner ha indicato un problema riguardante i ’suoi’ (e peraltro ha sollevato un casino).
Lei fa benissimo a indicare i problemacci nostri, i residui di fascismo ecc., il punto e’ che lei ha anche, e contestualmente, esaltato l’apertura e la conoscenza storica degli ‘altri’.
Riconosca il punto, una buona volta, non ci giri intorno.
E nn
Tremal-Naik (ma un altro nick, oppure il vero nome, no?) cerchiamo di non forzare troppo le posizioni in campo. Giudiceandrea non ha “esaltato” l’apertura e la conoscenza storica degli altri.
Nel suo libro (Spaesati), che io tengo sempre a portata di mano, a pag. 117 afferma:
Ecco. Diamo dunque a Lucio quel che è di Lucio.
Lucio però (e qui m’inserisco io) non ha purtroppo sviluppato questo spunto. Lui dice che non l’ha fatto perché il suo “soggetto d’analisi” era costituito dai soli altoatesini (peraltro bisognosi, sempre secondo Lucio, di conoscere certe scomode verità). Io rimango dell’opinione che invece si potrebbe con maggiore profitto analizzare TUTTA la situazione sudtirolese (e dunque ANCHE altoatesina) facendo vedere i meccanismi di RECIPROCA COSTRUZIONE IDENTITARIA. E questo proprio al fine di illuminare (se si vuole proprio far quello) la posizione degli ALTOATESINI!
@ etranger
grazie delle precisazioni, ma non hai risposto alla domanda: messner (e gatterer e thaler e jenny e i tanti dissidenti sudtirolesi) quando criticano le chiusure di questa società adottano uno sguardo “monocolo” o “panottico”?
perché veltroni, bontà sua, viene qui a bolzano (lasciando roma-caput-mundi-città-eterna-la-più bella-del-mondo) ad ammonire “l’autonomia non deve chiudersi”? perché ripesca questo luogo comune? perché non invita gli italiani a partecipare a questo progetto?
Lucio, quando Gatterer scrive “In lotta contro Roma” e “Maledetti austriaci, italiani maledetti” adotta sicuramente uno sguardo panottico.
Nell’articolo di Veltroni (ma l’avrà scritto proprio lui? Io non penso…) pubblicato oggi sul Corriere dell’Alto Adige, il candidato premier del PD chiude così:
“… crediamo nella collaborazione e nell’alleanza con la SVP e con il PATT. Ci lega una comune passione per il territorio e attaccamento all’autonomia”.
Secondo te perché nella SVP non c’è attualmente NESSUNO che dice una cosa del genere e s’insiste invece così tanto sull’andare a votare “Blockfrei”?
[...] http://segnavia.wordpress.com/2008/03/08/frittierte-luft/ [...]
etranger,
quando gatterer scrisse “schönes land, böse leut” guardava e parlava al SUO mondo. quando messner accusò i sudtirolesi per le opzioni, non tirò in ballo fattori che pure contribuirono a quella scelta (l’italia fascista aveva fatto di tutto per farsi odiare dai sudtirolesi). vide un problema, lo indicò e lo denunciò con parole chiare. infatti, anche grazie a quelle parole, la società sudtirolese è cresciuta.
quella di veltroni è una difesa di un’alleanza politico-elettorale. bisogna far capire agli altoatesini che disprezzare l’autonomia è sciocco autolesionismo. invece, guarda caso, la parola “autonomia” nell’articolo firmato da veltroni, è (immancabilmente) associata a “chiusura”: poco originale, oltretutto, ma meno male che ora viene lui ad aprirci.
“blockfrei”: i sudtirolesi fanno i conti con una probabile vittoria del centro-destra e quindi non si vogliono schierare con una parte politica che sarà perdente e della quale, oltretutto, non è che siano proprio entusiasti.
Io non ho parlato di “Schönes Land, böse Leut”, ma di “Im Kampf gegen Rom” e di “Erbfeindaschaften”. Fulgidi esempi di sguardo panottico.
Ho letto l’articolo di Veltroni, ma non riesco a trovare l’associazione tra “autonomia” e “chiusura”. Quindi non capisco di cosa parli.
@ etranger
parlo del titolo, virgolettato, sulla prima pagina dell’alto adige: Intervista al candidato premier del pd “l’autonomia non deve chiudersi”
Ah. Io invece ho letto il pezzo che Veltroni ha scritto di suo pugno (forse) e che è stato pubblicato dal Corriere dell’Alto Adige. Non è che i titolisti dell’Alto Adige fanno dire a tutti quello che vorrebbero dire loro?
OK. Visto il titolo.