É solo una battuta
30 Aprile 2008

Ma certo. È solo una battuta. Come se ne dicono tante. Tipo “fucili caldi”, “trencentomila martiri” eccetera eccetera. Ormai c’abbiamo fatto il callo.
Ieri “primo giorno di scuola” per i neoeletti al Parlamento. Gustoso siparietto (come si dice nel gergo del più squallido giornalismo) alla buvette con Giorgio Holzmann: “Con Alemanno abbiamo preso Roma una seconda volta dopo il 1922… È solo uno scherzo: non scrivetelo”.
Altre spigolature:
Michaela Biancofiore si rifiuta di farsi fotografare insieme a Manuela Di Centa, che le ha rubato il “posto” di comando nella sua “terra”.
Siccome per formare al Senato un gruppo autonomo ci vogliono dieci senatori, gran lavoro di Totò Cuffaro (avvistato con un vassoio di cannoli) per dare vita alla seguente accozzaglia: i tre senatori SVP, i tre senatori UDC, un valdostano, Claudio Molinari (da Trento), Emilio Colombo e… Belzebù (Giulio Andreotti). Auguri.
Intanto, a Bolzano, Elena Artioli ha passato il Rubicone. Non è più “italiana”. La SVP s’interroga sulla carta dei “mistilingue”. Effettivamente l’identità dei “mistilingue” è sempre stata problematica, sfuggente. Vederli come carte non è poi male. Una carta ha due facce, se non va bene una basta girarla e voilà, tutto si mette a posto. Che tristezza.
P.S. Importante smentita della Biancofiore [leggi]. Meno male. Eravamo molto preoccupati.
Il Presidente-stopper rilancia il gioco
29 Aprile 2008

Per usare un’immagine calcistica – forse un po’ irriverente, ma facilmente comprensibile – possiamo dire che nella sua breve visita bolzanina, il Presidente Napolitano si sia comportato come un autorevole stopper. In antichità (anche il calcio ha la sua antichità) questo ruolo fu introdotto dopo la modifica della regola del fuorigioco, allorché si trattava di avere a disposizione un terzino centrale (chiamato poi per l’appunto “stopper”) in grado di contrastare il centravanti avversario. Popolarmente associato all’immagine di un atleta deciso e un po’ rude, colui al quale si lascia talvolta l’incombenza di “spazzare” l’area di rigore sbrogliando situazioni pericolose, talvolta questa maglia è stata però indossata anche da calciatori dotati di grande eleganza (pensiamo a figure come Giacinto Facchetti), abili cioè sia a costituire un baluardo difensivo, sia a proporsi “in avanti”, iniziando la fluidificante realizzazione di trame buone a rilanciare il gioco.
Certo, l’incontro di ieri non aveva le caratteristiche di una una partita dai toni accesi, in campo non erano presenti insomma veri e propri “avversari” – anche se talvolta i rapporti tra Stato e Provincia possono risultare conflittuali –, bensì persone consapevoli che l’ulteriore progresso di questa terra può nascere dalla riduzione delle occasioni di attrito e dalla creazione di progetti che sappiano mediare gli interessi e le esigenze di tutte le parti.
E proprio questo è l’aspetto, per nulla retorico, che merita di essere evidenziato. Una volta driblate o rinviate le questioni più spinose esposte da alcuni contestatori (grazia agli ex attivisti, protesta degli scontenti nazionalisti, malumori degli ecologisti No-Tav), il Presidente-stopper, dicevamo, non si è limitato a definire e difendere con rigore la sua area istituzionale e la propria funzione di “contenimento”. Il passaggio più propositivo, tra i discorsi fatti, è stato senza dubbio quello relativo alla necessità di calibrare una ricetta di successo (qual è l’autonomia) su innovazioni che in primo luogo devono essere discusse e condivise da tutta la popolazione locale. Una volta assicurata la tenuta di un “sistema” che poggia su solide garanzie nazionali (qui ha fatto benissimo Napolitano a ribadirlo) e internazionali, la responsabilità di adeguare la cornice di norme “speciali” alle sfide del futuro va attribuita alla collettività degli altoatesini e dei sudtirolesi, rimessi per così dire ad un destino di reciproca tutela e valorizzazione delle differenze che paradossalmente (ma è un paradosso apparente) alla fine li uniscono.
Se esistono nodi irrisolti, questo il nocciolo del messaggio presidenziale, si potranno sciogliere soltanto usando entrambe le mani.
Ad onor del vero:
Ad onor del vero questo mio editoriale sulla visita presidenziale non corrisponde a tutto quello che penso. Ci sarebbero cioè un paio di notarelle da aggiungere al margine, ma la “consegna” era: mira al sodo e soprattutto metti in luce quello che è positivo. Siccome di positivo ce n’era, non mi sono sottratto. Però adesso le note le metto:
1. Oscar Ferrari ha messo il dito nella piaga. Facchetti era uno stopper? Secondo me era, è stato anche uno stopper. Ma attendo con trepidazione pareri più fondati del mio.
2. http://villanders117.blog.lemonde.fr/2008/04/29/stopp-bbt/
3.http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2008/04/29/tunnel-faccia-a-faccia-con-napolitano/