Combattere la tentazione

28 Aprile 2008

Ogni tanto bisogna chiederselo. Ma questo tipo di strano “lavoro” che facciamo, tutto questo discutere, porta veramente a qualcosa? Ogni blog tende a generare la propria community, che cresce, assegna ruoli precisi ai suoi partecipanti, permette una certa crescita, ma lascia anche il dubbio che alla fine tutto non sia che uno sterile gioco nel quale chi è convinto di una cosa rimane convinto e chi non è convinto non si lascerà mai convincere. Peccato. In questo modo un mezzo di comunicazione potenzialmente straordinario diventa anche straordinariamente inefficace. Tutto resta come prima. Se possibile anche peggio di prima (perché l’inutilità stanca). Ecco come Luca De Biase vede la faccenda:

C’è una tentazione…

Una tentazione. Qualcuno non sa resistere. Creare in rete piccoli circoli chiusi. Gente che si parla solo con gente che apprezza e dalla quale è apprezzato. Avviene a destra e a sinistra. I piccoli network sociali sono facili e soddisfacenti. Ma la rete è anche esplorare, ascoltare lo sconosciuto, discutere e spesso non capirsi. Fa soffrire. Ma lo scopo è sempre regalare il proprio tempo nella speranza che questo serva a rinsaldare una società che ha bisogno di pace. La condizione: rispettarsi.

L’oscurantismo è guardare all’appartenenza di gruppo ed escludere gli altri. Tentare di cancellarli, con la microconflittualità, la micropolemica. La goccia estenuante. L’oscurantismo è il branco culturale. E’ credere, o non credere, senza ascoltare e senza dimostrare con i fatti.

31 Risposte a “Combattere la tentazione”

  1. GattoMur detto

    Ciao. A mio parere:

    “Ogni tanto bisogna chiederselo. Ma questo tipo di strano “lavoro” che facciamo, tutto questo discutere, porta veramente a qualcosa?”

    La mia risposta, molto netta e forse troppo pessimista, è NO. Assolutamente no.

    “Ogni blog tende a generare la propria community, che cresce, assegna ruoli precisi ai suoi partecipanti, permette una certa crescita, ma lascia anche il dubbio che alla fine tutto non sia che uno sterile gioco nel quale chi è convinto di una cosa rimane convinto e chi non è convinto non si lascerà mai convincere.”

    Qui un po’ non ti capisco. Io non penso che, quando uno scriva qualcosa, voglia per forza “convincere” qualcuno. Almeno, non sempre. E quindi il tutto mi pare normale.
    D’altronde già la carta stampata, che per un pregiudizio forse per ora inestirpabile consideriamo molto più “autorevole”, non ha questo potere. Nemmeno quella che, citando dati inopinabili, vuole convincere di una tesi. Figurarsi un blog.
    Non si argomenta più, mi sembra. Si vuole solo colpire l’emozionalità, che è una cosa più vantaggiosa e remunerativa.

    “Peccato. In questo modo un mezzo di comunicazione potenzialmente straordinario diventa anche straordinariamente inefficace.”

    Mi sembra che tu leghi l’efficacia con il convincere qualcuno. Se è così, hai sicuramente ragione.

    “Tutto resta come prima. Se possibile anche peggio di prima (perché l’inutilità stanca).”

    Mah. Peggio di prima, non so. Ma sicuramente non meglio.

  2. GattoMur detto

    Ricordo il famosissimo pamphlet di Lyotard “La condizione postmoderna” (di cui Vattimo riprese alcune idee ne “La società trasparente”). Scritto nel 1979, quando internet era in fase embrionale, era carico di ottimismo per il futuro delle nosre società, che sarebbero passate a una fase nuova grazie alle nuove tecnologie della comunicazione.
    Ecco, alla luce di quanto è avvenuto, secondo me l’ottimismo non era molto giustificato.

  3. GattoMur detto

    Ultimo, poi chiudo, non voglio essere invadente…
    Una cosa che mi ha sempre molto colpito in alcune “polemiche” (ad esempio quelle contro di te) è il fare raramente, anzi quasi mai, riferimento alle parole scritte dall’avversario.
    Insomma, io ho di te una immagine, che mi sono fatta chisà come, è ti attacco si quella; oppure su episodi e parti della tua biografia che in qualche modo conosco. Ma mai sulle parole che hai appena scritto.
    Io penso che quando si scrive su un blog, si è tutti, più o meno, esseri fatti di parole. Anche chi, come nick, sceglie un nome che coincide con un nome “reale”.
    Una forma di rispetto dell’avversario, come auspica De Biase, è, a mio parere, quella di attaccarlo sulle parole, anche in maniera dura (anzi durissima), ma comunque sulle parole, niente di più.

  4. Étranger detto

    Intervengo solo su quest’ultima tua nota (non che le prime due non siano interessanti, anzi, ma sono forse troppo “impegnative”).

    È vero. L’ho notato anch’io. Molto raramente il contraddittorio si esercita su quello che uno dice, ma investe con accenti polemici talvolta esagerati l’immagine che si vuole costruire dell’autore. In questo penso che sia paradigmatico superciuk. Lui non è interessato a quel che l’altro dice, bensì solo a mettersi in luce sfruttando le parole degli altri come “trampolino”. In questo modo il medium degenera rapidamente a scena per infruttuosi conflitti di personalità.

  5. GattoMur detto

    Sì, però il guaio è anche quando si diventa tutti un po’ Superciuchi… E lì vuol dire che ha vinto.

  6. Ricordo quando molti anni fa partecipai ad un forum di Tiscali, erano tempi in cui non esistevano i blog, e le chat cominciavano a prendere piede. Trovai alcuni temi su cui dibattere con un gruppetto di persone che ritrovavo quasi ogni giorno. Ad un certo punto ci rendemmo conto che c’era troppa mescolanza fra gente che voleva davvero portare qualcosa di utile ed altri che stavano lì per “fare caciara”.
    Decidemmo di contattarci via mail e dare vita ad un nostro “forum”, a tema libero. Eravamo una quindicina di persone, fra i 20 e i 50 anni, ambosessi. Ne scaturì qualcosa di bellissimo che portò alcuni di noi a conoscerci sebbene molto distanti. Il rapporto compunicativo era assiduo più o meno con tutti, quotidiano. Poi, un giorno uno del gruppo, affetto da un cancro, morì, era un poeta, grande letterato. Fu una grave perdita, soprattutto umana, e qualcosa si incrinò. Continuammo a dibattere ancora, ma era come se si fosse rotto l’incantesimo e via via riducemmo gli incontri. L’esperienza durò quasi 2 anni e mezzo. Fu comunque utile, perché proprio in giorni come quelli delle elezioni, si è come riaccesa la lampadina e tutti si sono presentati puntuali per discutere delle vicende politiche del momento.

  7. Étranger detto

    Molto bella questa tua testimonianza, Roberto. La mia questione è però più generale e concerne essenzialmente questo punto: com’è possibile dare vita ad una community non “chiusa” e non contrassegnata da una sterile conflittualità in modo da esercitare anche una discreta influenza sulla comunicazione (in questo caso politica) che si svolge anche al di fuori di un blog o di una rete di blog?

  8. E’ molto difficile da realizzare a mio avviso, se pensiamo agli effetti incisivi che ha avuto il blog di Grillo, fa riflettere quanto ancora oggi la maggior parte degli uomini abbia bisogno di un leader, di una guida, senza la quale anche i migliori propositi non riescono a svilupparsi in pieno.
    Una community presume un livellamento di ruoli, idealmente condivisibile ma forse non si è ancora pronti ad un passaggio del genere, dove ognuno è responsabile in prima persona degli sviluppi di un’idea.
    L’ho presa troppo “larga” o la risposta ti sembra toccare in qualche modo la questione?

  9. Étranger detto

    Riflettiamo su un paio di esempi. Tu citi giustamente il blog di Grillo come fenomeno eclatante. La mia domanda: Grillo rappresenta veramente una tendenza auspicabile del fenomeno “blog” oppure una sua perversione? Mi piacerebbe discuterne prossimente dopo aver letto questo libro:

    http://www.radioradicale.it/un-libro-di-emilio-targia-edoardo-fleischner-e-federica-de-maria

    Ma lasciando per un momento questa questione. Hai presente le passate polemiche sull’Alto Adige scatenate nel blog di Ziliani? Perché in quel contesto non siamo riusciti a generare un meccanismo virtuoso, secondo il quale un autore non locale (grazie a internet) avrebbe potuto sintonizzarsi un po’ sulle nostre coordinate rivedendo il suo pregiudizio di partenza? La sensazione (come ho detto) è che dopo tanto discutere ognuno sia rimasto ancorato alla propria visione delle cose, senza aver fatto progredire nel modo dovuto la comunicazione su certi fatti. Da qui il mio relativo pessimismo, spero non definitivo.

    Forse dovremmo operare delle scelte più rigorose (parlo anzi soprattutto per me). Ridurre quanto possibile la tendenza alla polemica e alla personalizzazione dei messaggi (con i ben noti eccessi che porta) e favorire per l’appunto una comunicazione orizzontale, coinvolgente, basata su affermazioni documentate e soprattutto documentabili. Così forse è possibile operare in modo utile.

  10. Sono d’accordo, Gabriele,
    tieni presente che il blog di Ziliani è già di per sé un blog moloto settoriale, inoltre l’autore ha delle idee ben precise che la maggior parte dei lettori conoscono e condividono. Questo fa sì che sia più difficile un confronto, in fondo anche tu hai delle idee ben precise e difficilmente rivedibili, al massimo smussabili.
    Io credo che le migliori opportunità si possano trovare in un blog indirizzato soprattutto ai giovani(ssimi), con i quali tentare di instaurare un rapporto che tenga conto e rispetti la loro realtà e visione del mondo, contribuendo poco a poco non a smontargliela ma a proporgli altri punti di vista. E’ un lavoro difficile, perché presume da parte di chi lo fa un notevole equilibrio e una serenità d’animo che di questi tempi non è facile avere. Però…

  11. Étranger detto

    Esattamente. Vorrei veramente provare a rendere SegnaVia un blog meno polemico e più propositivo, ragionato… (anche a costo di mordermi qualche volta la lingua).

  12. GattoMur detto

    Forse è OT, ma forse un po’ c’entra, vista l’idea della rete tra blog etc.
    Segnalo questo commento di Peter Gomez sulla ulteriore sconfitta di Rutelli:

    http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1887723

  13. GattoMur detto

    Mi sembra che spesso, dalla diatribe (o risse) che avvengono sui blog, traspaia il carattere “maschile” (e forse si potrebbe dire anche “occidentale”) dei suoi partecipanti. Insomma, sembra una lotta trasposta sul piano verbale, lo scopo è comunque “avere ragione”, “sopraffare” l’avversario, “metterlo sotto” etc.
    Forse non è un caso che così poche donne partecipino a queste zuffe: non fa per loro, e, anzi, per loro deve essere uno spettacolo penoso assistervi.
    Anche in blog tenuti da donne, spesso, l’unico elemento femminile è l’ospite, tutt’intorno s’affannano maschi presi nelle loro lotte (e, tanto per citare un esempio paradigmatico, magari questa donna-blogger scrive un post dove afferma che vorrebbe vedere “dei politici con le palle”…).
    Forse occorrerebbe uscire un po’ da questo modello “fallogocentrico” e trovare forme di comunicazione più “femminili”.

  14. GattoMur detto

    La faccina sorridente ;-) nel post sopra è casuale, è una parentesi chiusa

  15. Étranger detto

    Notazione grafica: virgolette e chiusa parentesi originano automaticamente una faccina che strizza l’occhio.

    GattoMur, hai ragione. Per questo una cospicua presenza femminile contribuisce in genere a migliorare il clima di un forum o di un blog. Solo: le donne generalmente trovano la politica e le discussioni di teoria politica un po’ noiose (non ingiustamente, peraltro). E allora?

  16. GattoMur detto

    E allora chiediamoci perché, come dici tu, “le donne trovano la politica e le discussioni di teoria politica un po’ noiose”…

  17. Étranger detto

    Non lo so. A me divertono. Però tendo a pensare che questo sia un giudizio soggettivo.

  18. GattoMur detto

    Tornando a casa in treno, leggendo Internazionale di questa settimana, mi sono imbattuto in un articolo di un blogger inglese che sembra scritto proprio per essere linkato qui.
    L’autore distingue sette livelli di disaccordo che si possono esprimere verso l’autore di un commento, dall’insulto (il più basso) all’argomentazione e la confutazione.
    Metto il link al blog in inglese:

    http://paulgraham.com/disagree.html

    Ti mando anche via mail la traduzione di Internazionale che ho appena finito di trascrivere.

  19. Étranger detto

    Thanks!

  20. Étranger detto

    Letto. Direi che è un testo prezioso, una vera e propria bussola con incorporato un codice di orientamento etico. Riporto il link sopra, nella rubrica Dieser Blog / Questo Blog. Grazie ancora.

  21. GattoMur detto

    Non so come starebbero le cose dal punto di vista del copiràit (ehehehe) a pubblicare anche la traduzione fatta da Internazionale, mi immagino che non si possa fare (giustamente). Mi spiace che chi eventualmente non se la cava troppo con l’inglese non possa leggerlo.
    Peccato, ormai mi sembra una lettura quasi obbligata, è molto chiaro e utile alla riflessione. E dunque:

    1. Consiglio che può valere anche in generale: comprate Internazionale di questa settimana, ne vale la pena; e, anzi, compratelo e leggetelo sempre; o se non lo volete comprare, sicuramente lo trovate in biblioteca.

    2. Se non vi convince l’ipotesi 1, mandatemi una mail a gatto.mur@katamail.com e vi invierò volentieri anche a voi il frutto del mio lavoro di amanuense (si può dire per la tastiera? di atiptoluense? mah…).

    ciao

  22. Chi ha detto che per le donne le discussioni di politica e di teoria politica un po’ noiose? non è forse un pregiudizio? :-) [intanto vado a comprare Internazionale, oggi che mancano i giornali...]

  23. Étranger detto

    Sì, è vero. Si tratta solo di un pregiudizio.

  24. GattoMur detto

    @pessimesempio

    Sì,forse un pregiudizio, rinforzato però da alcuni dati di fatto.
    Piaciuto l’articolo?

  25. Non l’ho trovato. Ho comprato internazionale, ma mi sa che era quello della settimana scorsa. E non so l’inglese.

  26. Étranger detto

    Pessimoesempio, se mi spedisci una mail (all’indirizzo che trovi sopra, cliccando su dieser Blog /questo blog) l’articolo te lo spedisco io.

  27. Richiesta inoltrata. Grazie.

  28. GattoMur detto

    @ pessimesempio

    Tra l’altro, su Internazionale di questa settimana c’è un articolo che, forse, ti può interessare molto, se ho capito un po’ dal tuo blog i tuoi interessi: una scrittrice americana parla dei maschi che, chissà perché, pensano sempre di avere qualcosa da insegnare alla donne, anche quando di un argomento ne sanno meno. Te lo consiglio.

  29. GattoMur detto

    @ pessimesempio
    @ ma anche per tutti, soprattutto i masculi…

    L’articolo di cui ti dicevo sopra in maniera un po’ generica è di Rebecca Solnit, scrittrice californiana, e si intitola “Mister Ti Spiego” (Internazionale 742, 1 maggio 2008).
    L’occhiello: “Ci sono uomini che credono sempre di saperne molto più delle donne. Su qualunque argomento. Anche quando non sanno di che parlano”.

  30. GattoMur detto

    @ Ètranger

    Per te, invece, carissimo, un link a un blogger inglese, che è anche scrittore e giornalista:

    http://stevenpoole.net/blog/fugitive-pieces/

    Se ho visto bene, la traduzione che ne dà Internazionale è solo parziale: ma comunque basta.
    In pratica l’autore mette in rielievo la differenza fra lo scrivere su un blog (dove le parole sono, per l’appunto, evanescenti), su un giornale (discorso un po’ più mediato) e invece su un volume (dove, appunto, i discorsi durano nel tempo).
    Se ho tempo e voglia, vista la tua notoria difficoltà con le lingue straniere, te lo trascrivo e invio.
    :) :) :)

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