Il Presidente-stopper rilancia il gioco
29 Aprile 2008

Per usare un’immagine calcistica – forse un po’ irriverente, ma facilmente comprensibile – possiamo dire che nella sua breve visita bolzanina, il Presidente Napolitano si sia comportato come un autorevole stopper. In antichità (anche il calcio ha la sua antichità) questo ruolo fu introdotto dopo la modifica della regola del fuorigioco, allorché si trattava di avere a disposizione un terzino centrale (chiamato poi per l’appunto “stopper”) in grado di contrastare il centravanti avversario. Popolarmente associato all’immagine di un atleta deciso e un po’ rude, colui al quale si lascia talvolta l’incombenza di “spazzare” l’area di rigore sbrogliando situazioni pericolose, talvolta questa maglia è stata però indossata anche da calciatori dotati di grande eleganza (pensiamo a figure come Giacinto Facchetti), abili cioè sia a costituire un baluardo difensivo, sia a proporsi “in avanti”, iniziando la fluidificante realizzazione di trame buone a rilanciare il gioco.
Certo, l’incontro di ieri non aveva le caratteristiche di una una partita dai toni accesi, in campo non erano presenti insomma veri e propri “avversari” – anche se talvolta i rapporti tra Stato e Provincia possono risultare conflittuali –, bensì persone consapevoli che l’ulteriore progresso di questa terra può nascere dalla riduzione delle occasioni di attrito e dalla creazione di progetti che sappiano mediare gli interessi e le esigenze di tutte le parti.
E proprio questo è l’aspetto, per nulla retorico, che merita di essere evidenziato. Una volta driblate o rinviate le questioni più spinose esposte da alcuni contestatori (grazia agli ex attivisti, protesta degli scontenti nazionalisti, malumori degli ecologisti No-Tav), il Presidente-stopper, dicevamo, non si è limitato a definire e difendere con rigore la sua area istituzionale e la propria funzione di “contenimento”. Il passaggio più propositivo, tra i discorsi fatti, è stato senza dubbio quello relativo alla necessità di calibrare una ricetta di successo (qual è l’autonomia) su innovazioni che in primo luogo devono essere discusse e condivise da tutta la popolazione locale. Una volta assicurata la tenuta di un “sistema” che poggia su solide garanzie nazionali (qui ha fatto benissimo Napolitano a ribadirlo) e internazionali, la responsabilità di adeguare la cornice di norme “speciali” alle sfide del futuro va attribuita alla collettività degli altoatesini e dei sudtirolesi, rimessi per così dire ad un destino di reciproca tutela e valorizzazione delle differenze che paradossalmente (ma è un paradosso apparente) alla fine li uniscono.
Se esistono nodi irrisolti, questo il nocciolo del messaggio presidenziale, si potranno sciogliere soltanto usando entrambe le mani.
Ad onor del vero:
Ad onor del vero questo mio editoriale sulla visita presidenziale non corrisponde a tutto quello che penso. Ci sarebbero cioè un paio di notarelle da aggiungere al margine, ma la “consegna” era: mira al sodo e soprattutto metti in luce quello che è positivo. Siccome di positivo ce n’era, non mi sono sottratto. Però adesso le note le metto:
1. Oscar Ferrari ha messo il dito nella piaga. Facchetti era uno stopper? Secondo me era, è stato anche uno stopper. Ma attendo con trepidazione pareri più fondati del mio.
2. http://villanders117.blog.lemonde.fr/2008/04/29/stopp-bbt/
3.http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2008/04/29/tunnel-faccia-a-faccia-con-napolitano/
Se esistono nodi irrisolti, questo il nocciolo del messaggio presidenziale, si potranno sciogliere soltanto usando entrambe le mani.
Prendendosi a pugni?
Prendersi a pugni non aiuterebbe probabilmente a sciogliere i nodi. Tu che dici?
Ma Facchetti non era un terzino sinistro? comunque bello il paragone calcistico, anche perchè generalmente lo stopper è un ruolo che raramente viene coperto da fuoriclasse, i quali non a caso prediligono il ruolo di libero. Per fare un esempio, Baresi e Costacurta. Ma chi si ricorda di chi stava vicino a Beckembauer?
Lo sapevo. Lo sapevo che qualcuno avrebbe avuto da ridire su Facchetti-stopper. È vero, Facchetti ha coperto anche il ruolo di terzino sinistro (la mitica – si dice, no? – maglia n. 3). Però ha giocato anche da stopper (ho fatto delle ricerche). E comunque io me lo ricordavo (vagamente) così: che parte dal culmine della propria aria di rigore, fa qualche scambio, e sornione poi risale tutto il campo per andare a colpire di testa.
Beh, l’aria di rigore Napolitano sicuramente ce l’ha.
L’aria di rigore o un’aria (un aspetto) rigorosa (rigoroso)?
Pur non essendo completamente soddisfatto di quello che ho scritto (o meglio: pur non essendo soddisfatto a causa del non poter aver scritto quello che avrei forse voluto scrivere), sono comunque soddisfatto di non aver concluso il mio pezzo alla maniera di Campestrini:
E certo. Lassù forse qualcuno lo aspetta perché tanto sulle nuvole tutto il casino non si sente. Campestrini: mah…
Entrambe, ma devi saperlo tu, visto che l’hai scritto (”aria” di rigore)…
Ah, ecco. No. È area di rigore, non aria. Non te ne scappa una, eh?
A proposito: un’altra ragione di cruccio. Non c’è stato verso di ficcare nell’articolo un accenno al nostro progetto. Il fatto è che la prospettiva istituzionale del Presidente della Repubblica veramente non concede spazio a pensieri indipendentistici…
Appunto, sarà l’aria di »rigore istituzionale«…
Infatti. È quell’aria lì.
P.S. Vedo che su BBD c’è un po’ di gente nuova… anche Be Brave… il piccolo soldatino di piombo tirolese… complimenti.
Campostrini, non Campestrini…
Uff!
Sembra l’Accademia degli Scrausi…
Complimenti? A chi? Non saremo mica responsabili di chi commenta… altrimenti saremmo proprio messi male tutti quanti, fatte le debite eccezioni.
Tra parentesi credo che le attuali discussioni siano utili anche per rimarcare (sempre con rigore, va da se) le differenze tra la nostra proposta e »le altre«, che poi proposte non sono.
Lo penso anch’io.
Prendersi a pugni non aiuterebbe probabilmente a sciogliere i nodi. Tu che dici?
Sono assolutamente d’accordo!
La violenza non è il mezzo per giungere alle soluzioni.
Per questo terroristi sono terroristi, e tali restano.
Assassini sono assassini, e tali restano.
Attivisti sono altra cosa, assenti qui in Alto Adige-Sudtritolo
Sono contrario all’uso del termine “terroristi”, in quanto credo che sia un termine fondamentalmente ideologico (così come “Freiheitskaempfer”). “Attivisti” sarà forse un po’ blando, però lascia almeno libera l’interpretazione (ognuno giudichi la natura di questa loro attività e magari provi un po’ a differenziare).
Dipende sempre dai punti di vista: per gli austriaci, Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Nazario Sauro, Scipio Slataper e Wilhelm Oberdank erano dei traditori, per noi sono eroi.
Per i tirolesi, Kerschbaumer, Fontana etc. rimarranno Aktivisten e Freiheitskämpfer, per lo Stato italiano (e soprattutto per la destra italiana) rimarranno terroristi.
Secondo me, sono stati dei terroristi, anche se in buona fede, ma in fondo erano piccole pedine di un gioco più grande di loro: ovvero della guerriglia NATO in occidente contro i cattivacci comunisti.
[...] ringrazia infine, per l’impagabile ispirazione, l’autore dei due pezzi pubblicati qui e [...]