Aliette
16 Maggio 2008
Aliette, o il fiore interetnico che c’è ma non c’è (per Riccardo)
Ieri sera, come accade ormai ogni sera da tre settimane a questa parte, io e mia moglie abbiamo guardato per una trentina di volte l’ultima scena della Dolce vita di Fellini. Poi Verena mi ha chiesto: “Ti va di rivedere l’ultima scena della Dolce vita?” Io le ho risposto con un’altra domanda: “Ti riferisci forse alla Dolce vita di Fellini?” “Sì” mi ha risposto lei “ Allora io me ne sono andato a dormire. Ma prima di addormentarmi ho riletto Il lapsus dell’interetnicità, un articolo di Riccardo Dello Sbarba pubblicato sull’ “Adige” il 23 ottobre 2005. Quando sono arrivato alla frase “Anche se la politica non la vede, la pianta interetnica cresce”, non so perché, mi è tornata alla mente una scena straordinaria del “Fantasma della libertà” di Luis Buñuel .
Poi mi sono addormentato.
(Tra parentesi: oggi Verena non lavora. Ha deciso di prendersi un giorno libero per guardarsi un migliaio di volte l’ultima scena della Dolce vita).
Non so perché. Mi viene in mente una possibile inversione di quella frase famosa (To find out what you cannot do then go and do it: There lies the golden rule). Così: To find out what yo can do then go and don’t do it: There lies our rule.
Così, passando al volo, ti volevo dire che il tuo blog è diventato davvero una gran cosa. Molto molto bello, ne sono contento.
Adesso che dopo tre mesi sono di nuovo felice possessore di linea internet in casa nuova mi sa che tornerò ad abitare con gioia questa tua casa virtuale.
Mi permetto di segnalarti un altro grande livornese D.O.C. che da poco ha aperto il suo blog. E’ un ragazzo veramente in gamba e credo che avrà molte cose interessanti da dire. Spero tu abbia voglia di provare a sentire cosa dice.
Abbracci e a presto.
Leo.
fabioret.splinder.com
Poi Verena mi ha chiesto: “Ti va di rivedere l’ultima scena della Dolce vita?”
(Tra parentesi: oggi Verena non lavora. Ha deciso di prendersi un giorno libero per guardarsi un migliaio di volte l’ultima scena della Dolce vita).
Se diventa maschio – chiamolo Lorenz
Grazie Leonardo. Quando torno a casa dobbiamo vederci. Un abbraccio.
@ Lorenz
Du bisch a geiler Typ. Se provo a immaginare quello che hai scritto (»Se diventa maschio, chiamalo Lorenz«) insieme al tuo cognome (Puff), mi viene in mente un bordello in forma d’uomo, un postribolo ambulante che cammina in lungo e in largo per le strade del Sudtirolo. Ma c’è di più. Ogni poro della tua pelle è in realtà la porticina di una stanza (bianca e) rossa nella quale si accoppiano gli amanti
Devo dire a Verena di non accettare caramelle da tipi così
@ Étranger
Non è che rivoltando la frase di John Donne come un calzino, intendevi coniare la didascalia perfetta per lo spezzone di Buñuel? Se è così, cammini su tessiture sempre più sottili.
Certo che voi lassù sembrate a volte proprio un mondo a parte. .-)
Sembrate?
@Loiny
http://de.youtube.com/watch?v=CoGkMguOAPw&feature=related
Per renderle la pariglia dovresti prenderti un giorno di ferie e rileggere Dello Sbarba un migliaio di volte