gemischtsprachig? AHAHAH, cominciamo bene… Levatelo questo misch, che sa tanto di servitu’ della gleba. Sono plurilingui, non mistilingui.
Mista è la frittura, calamari e gamberi, mai stati e azzeccagarbugli
Bene, comunque, caro Gabriele (non scherzo, pensa come sarebbe noioso senza di te), sono d’accordo con l’iniziativa. Lo vedo qui da noi, in Germania: i genitori sono una forza della natura. In positivo, naturalmente. La motivazione dei papà e delle mamme deve contagiare naturalmente i figli e poi il resto della società e gli insegnanti. Non è facile aprire una scuola bilingue. Io, che ci lavoro, lo vedo tutti i giorni. Ma la consapevolezza di fare e partecipare a qualcosa di straordinario merita il rischio sia dell’emigrazione, sia che, in Sudtirolo, qualcun altro ci provi. Attivati per far capire a tutti che le lingue sono importanti. Non “mischiate”, ma “molteplici”
“un modello scolastico plurilingue”. suona bene.
promotori: un gruppo di genitori “mistilingue”.
forse una scuola “riservata” ai figli di famiglie “mistilungue”? per frequentarla bisognerà essere figli di padre italiano e madre tedesca, o viceversa? potranno frequentarla anche bambini “monolingue”?
Ho notato anch’io questo difetto della comunicazione. Nella presentazione dell’iniziativa tenutasi ieri però è stato detto chiaramente che ovviamente la cosa non è così ma che le famiglie “monolingui” sono ovviamente bene accette.
Si tratta comunque di un grave errore nella comunicazione (ieri su rai3 e oggi sull’alto adige è ancora presente) che ho segnalato agli organizzatori.
Mix-ling: è un’associazione di cittadini, in prevalenza genitori di bambini “mistilingue” (il termine è inesatto, bisognerebbe dire “bilingui”, ma ormai si usa anche per comprendere nella significazione il contesto familiare, per l’appunto “misto” ) che hanno posto una questione precisa: l’introduzione di un modello scolastico alternativo, da realizzare mediante la collaborazione dei diversi istituti pedagogici (finora orientati al monolinguismo), che contempli un intero curriculum (dall’asilo all’università) poggiando sul sistema paritario (in pratica quello ladino). È ovvio che questa proposta si rivolge IN PRIMO LUOGO ai bambini che provongono da contesti familiari come il loro, ma essendo concepita anche come istanza “alternativa” (e su base volontaria) è logico che CHIUNQUE potrebbe usufruirne.
Sarebbe bene che qualcuno di loro chiarisse il punto, a me parlando con Raffaella Vanzetta, il PRIMO LUOGO che tu hai inteso, sembrerebbe non essere una parte importante nel messaggio.
poi c’è un’altra questione.
educare bambini che provengono da un ambiente “bilingue” è cosa diversa dall’educare bambini che provengono da un ambiente “monolingue”.
quindi di nuovo: la “scuola bilingue” è una scuola per coloro che possono contare su un contesto “bilingue” anche fuori dall’aula (e che l’attuale sistema costringe invece a scegliere una delle due lingue) o vuole essere una scuola per educare al “bilinguismo” bambini che provengono da ambienti “monolingui”?
io credo che la differenza tra queste due impostazioni non sia trascurabile.
[...] favorire in Alto Adige-Südtirol l’evoluzione di un modello scolastico plurilingue: 1, 2, 3, 4, 5, 6. Tema della serata, un confronto con Verena Debiasi e Christine Tonsern sul loro progetto di [...]
[...] favorire in Alto Adige-Südtirol l’evoluzione di un modello scolastico plurilingue: 1, 2, 3, 4, 5, 6. Tema della serata, un confronto con Verena Debiasi e Christine Tonsern sul loro progetto di [...]
gemischtsprachig? AHAHAH, cominciamo bene… Levatelo questo misch, che sa tanto di servitu’ della gleba. Sono plurilingui, non mistilingui.
Mista è la frittura, calamari e gamberi, mai stati e azzeccagarbugli
Purtroppo il termine “mistilingue” hat sich eingebürgert. Plurilingui o bilingui è senz’altro più corretto.
Bene, comunque, caro Gabriele (non scherzo, pensa come sarebbe noioso senza di te), sono d’accordo con l’iniziativa. Lo vedo qui da noi, in Germania: i genitori sono una forza della natura. In positivo, naturalmente. La motivazione dei papà e delle mamme deve contagiare naturalmente i figli e poi il resto della società e gli insegnanti. Non è facile aprire una scuola bilingue. Io, che ci lavoro, lo vedo tutti i giorni. Ma la consapevolezza di fare e partecipare a qualcosa di straordinario merita il rischio sia dell’emigrazione, sia che, in Sudtirolo, qualcun altro ci provi. Attivati per far capire a tutti che le lingue sono importanti. Non “mischiate”, ma “molteplici”
Bah… queste iniziative possono andare bene a bolzano e nella bassa non credo possano avere successo nelle valli
@luk4s
oggi erano presenti persone delle valli. E comunque non è che questo tolga valore all’iniziativa, non ti pare ?
http://mehrsprachigkeit.wordpress.com/2008/05/23/fieri-di-essere-bastardi/
Io ho messo anche un post qui:
http://www.gebi.bz.it/bilinguismo/?p=84
Visto.
“un modello scolastico plurilingue”. suona bene.
promotori: un gruppo di genitori “mistilingue”.
forse una scuola “riservata” ai figli di famiglie “mistilungue”? per frequentarla bisognerà essere figli di padre italiano e madre tedesca, o viceversa? potranno frequentarla anche bambini “monolingue”?
Ho notato anch’io questo difetto della comunicazione. Nella presentazione dell’iniziativa tenutasi ieri però è stato detto chiaramente che ovviamente la cosa non è così ma che le famiglie “monolingui” sono ovviamente bene accette.
Si tratta comunque di un grave errore nella comunicazione (ieri su rai3 e oggi sull’alto adige è ancora presente) che ho segnalato agli organizzatori.
Vediamo un po’ di fare chiarezza?
Mix-ling: è un’associazione di cittadini, in prevalenza genitori di bambini “mistilingue” (il termine è inesatto, bisognerebbe dire “bilingui”, ma ormai si usa anche per comprendere nella significazione il contesto familiare, per l’appunto “misto” ) che hanno posto una questione precisa: l’introduzione di un modello scolastico alternativo, da realizzare mediante la collaborazione dei diversi istituti pedagogici (finora orientati al monolinguismo), che contempli un intero curriculum (dall’asilo all’università) poggiando sul sistema paritario (in pratica quello ladino). È ovvio che questa proposta si rivolge IN PRIMO LUOGO ai bambini che provongono da contesti familiari come il loro, ma essendo concepita anche come istanza “alternativa” (e su base volontaria) è logico che CHIUNQUE potrebbe usufruirne.
Sarebbe bene che qualcuno di loro chiarisse il punto, a me parlando con Raffaella Vanzetta, il PRIMO LUOGO che tu hai inteso, sembrerebbe non essere una parte importante nel messaggio.
poi c’è un’altra questione.
educare bambini che provengono da un ambiente “bilingue” è cosa diversa dall’educare bambini che provengono da un ambiente “monolingue”.
quindi di nuovo: la “scuola bilingue” è una scuola per coloro che possono contare su un contesto “bilingue” anche fuori dall’aula (e che l’attuale sistema costringe invece a scegliere una delle due lingue) o vuole essere una scuola per educare al “bilinguismo” bambini che provengono da ambienti “monolingui”?
io credo che la differenza tra queste due impostazioni non sia trascurabile.
[...] favorire in Alto Adige-Südtirol l’evoluzione di un modello scolastico plurilingue: 1, 2, 3, 4, 5, 6. Tema della serata, un confronto con Verena Debiasi e Christine Tonsern sul loro progetto di [...]
[...] favorire in Alto Adige-Südtirol l’evoluzione di un modello scolastico plurilingue: 1, 2, 3, 4, 5, 6. Tema della serata, un confronto con Verena Debiasi e Christine Tonsern sul loro progetto di [...]