Ponti

25 Maggio 2008

Ieri è ritornata (nelle immagini e nei discorsi) la metafora del “ponte”. Anzi, dei “ponti”, come le due strutture che escono dalla bocca del nuovo Museion e attraversano il Talvera, a Bolzano. Durnwalder (in settimana già celebrato al parlamento di Vienna come “decimo Landeshauptmann austriaco”) ha detto: “Siamo stati da sempre terra di passaggio di re e imperatori, ma anche di poeti e artisti. Anche oggi abbiamo questo compito di territorio di confine. Così come abbiamo deciso di realizzare il BBT, tramite cui si assicurerà il corridoio Berlino-Palermo, altrettanto abbiamo voluto questo Museion: come con il primo garantiremo un pasaggio morbido dal Nord al Sud, così con il secondo garantiremo un passaggio morbido da una cultura all’altra”. Caspita. Parole grosse. Parole pesanti. Fondamentalmente parole vuote.

Di ponti per esempio si parla meno a proposito di scuola. Qui i ponti latitano. O meglio, ci passano alti sopra la testa, congiungendo magari Trento e Innsbruck, ma bypassando Bolzano [leggi]. Oppure addirittura crollano, come nel caso della scuola elementare in lingua tedesca “Antonio Rosmini” di Gries, ribattezzata di recente “Grundschule”, con un’operazione di disprezzo per una possibile cultura condivisa e per giunta “tirolese” (lo ricordava Florian Kronbichler nel suo editoriale di stamani, ma farebbero bene a ricordarlo anche il nostro Lorenz Puff, per esempio, impegnandosi in una battaglia di civiltà e di autentico rispetto delle tradizioni e delle memorie “autoctone”):

“Scuola Rosmini” non è Piazza Vittoria. E Antonio Rosmini, cittadino del vecchio Tirolo asburgico, con il fascismo non c’entra niente. Benedetto XVI, il Papa tedesco, l’anno scorso l’ha promosso agli onori degli altari. Eppure il suon nome doveva sparire. Parlare di “ritorno al nome originale” è fuorviante, essendo “Grundschule Gries” una mera indicazione, quindi un non-nome. Si è fatto come già con l’auditorium Joseph Haydn che non si dovette più chiamare così per non dare agli “italiani” alcun pretesto per intitolare a Giuseppe Verdi il Nuovo teatro comunale.

Insomma. Ponti. Ricordate Kafka e il suo “uomo-ponte”?

Ich war steif und kalt, ich war eine Brücke, über einem Abgrund lag ich. Diesseits waren die Fußspitzen, jenseits die Hände eingebohrt, in bröckelndem Lehm habe ich mich festgebissen. Die Schöße meines Rockes wehten zu meinen Seiten. In der Tiefe lärmte der eisige Forellenbach. Kein Tourist verirrte sich zu dieser unwegsamen Höhe, die Brücke war in den Karten noch nicht eingezeichnet. – So lag ich und wartete; ich mußte warten. Ohne einzustürzen kann keine einmal errichtete Brücke aufhören, Brücke zu sein.

Einmal gegen Abend war es – war es der erste, war es der tausendste, ich weiß nicht, – meine Gedanken gingen immer in einem Wirrwarr und immer in der Runde. Gegen Abend im Sommer, dunkler rauschte der Bach, da hörte ich einen Mannesschritt! Zu mir, zu mir. – Strecke dich, Brücke, setze dich in Stand, geländerloser Balken, halte den dir Anvertrauten. Die Unsicherheit seines Schrittes gleiche unmerklich aus, schwankt er aber, dann gib dich zu erkennen und wie ein Berggott schleudere ihn ins Land.

Er kam, mit der Eisenspitze seines Stockes beklopfte er mich, dann hob er mit ihr meine Rockschöße und ordnete sie auf mir. In mein buschiges Haar fuhr er mit der Spitze und ließ sie, wahrscheinlich wild umherblickend, lange drin liegen. Dann aber – gerade träumte ich ihm nach über Berg und Tal – sprang er mit beiden Füßen mir mitten auf den Leib. Ich erschauerte in wildem Schmerz, gänzlich unwissend. Wer war es? Ein Kind? Ein Traum? Ein Wegelagerer? Ein Selbstmörder? Ein Versucher? Ein Vernichter? Und ich drehte mich um, ihn zu sehen. – Brücke dreht sich um! Ich war noch nicht umgedreht, da stürzte ich schon, ich stürzte, und schon war ich zerrissen und aufgespießt von den zugespitzten Kieseln, die mich immer so friedlich aus dem rasenden Wasser angestarrt hatten.

Ricordate Langer (lui sì, vero “uomo-ponte”) e il suo San Cristoforo?

Caro San Cristoforo, non so se tu ti ricorderai di me come io di te. Ero un ragazzo che ti vedeva dipinto all’esterno di tante piccole chiesette di montagna. Affreschi spesso sbiaditi, ma ben riconoscibili. Tu – omone grande e grosso, robusto, barbuto e vecchio – trasportavi il bambino sulle tue spalle da una parte all’altra del fiume, e si capiva che quella era per te suprema fatica e suprema gioia…

Un ponte che ci faccia passare dalla suprema fatica alla suprema gioia. Lo saremo mai?

Allegato: l’articolo di Florian Kronbichler

 

60 Risposte a “Ponti”

  1. Mazinga Z detto

    “Volksschule Gries” ist der neue alte Namen.
    Hier kann man die Geschichte nachlesen:
    http://www.schule.suedtirol.it/ssp-bozengries/21d56.html

    “Scuola Rosmini” non è Piazza Vittoria

    Die Schule hat wieder ihren alten Namen und der Siegesplatz wird nicht ewig bestand haben – der alte Namen war “Talferpark”.

    Im übrigen beantrage ich, dass das Faschistendenkmal zerstört werden soll.

  2. Étranger detto

    In questo contributo mostri tutti i limiti che purtroppo noi vorremmo superare, Lorenz. Una lettura della storia sudtirolese miope, rancorosa e orientata allo scontro. Non farete mai un passo avanti.

  3. Mazinga Z detto

    Dies würde ich auch sagen, wenn ich einer anderen politischen Ideologie angehören würde.
    Es ist aber immer interessant, wie man Unrecht für Recht verklären will.

    Im übrigen beantrage ich, dass das Faschistendenkmal zerstört werden soll.

  4. Étranger detto

    Es ist aber immer interessant, wie man Unrecht für Recht verklären will.

    Hai mai sentito parlare di un processo chiamato “storicizzazione”? Dovresti cominciare piano piano a leggere certi fenomeni con la necessaria distanza. Attualmente in Sudtirolo non esistono forme di “ingiustizia” che debbano essere riparate in modo drastico. Smettetela di frignare, siete ridicoli.

  5. Klingo detto

    Abitate in un luogo di confine, dove le diversità dovrebbero ibridarsi tra loro e creare qualcosa di nuovo, di bello. Il concetto di “ponte” è meravigliosa metafora di quello che vorreste. Sono convinto anche io che i valori della fatica del percorso per la gioia della meta valgano di più di chiusure aprioristiche e di parte. Il nostro confine è il mare. Pure da lì arriva la diversità, ma spesso siamo incapaci di coglierla e di renderla fruttuosa. Siamo nell’epoca tragica degli egoismi, si è perso il senso di comunità. Le divisioni di carattere localistico in seno ad un’Europa che deve pur crescere ma che è giorno dopo giorno sempre più concreta, mi fanno un po’ sorridere e un po’ rattristare.
    Siamo per i Ponti e non per le “isole”… e lo dice un elbano, figurati.

  6. Mazinga Z detto

    Du schreibst:
    Non farete mai un passo avanti.
    Smettetela di frignare, siete ridicoli.

    Kennst du den Spruch: Hochmut kommt vor dem Fall.

    Attualmente in Sudtirolo non esistono forme di “ingiustizia” che debbano essere riparate in modo drastico.

    Hallo, bitte aufwachen – du bist nicht in der Toskana, sondern in Tirol. Da gibt es eine Menge von Ungerechtigkeiten – zb:
    Die Unrechtsgrenze am Brenner ( außerdem auch noch Völkerrechtswidrig ).
    Das Faschistendenkmal in Bozen
    Das Mussolini-Rilief am Finanzamt
    Die Knochenhaufen an den Grenzen
    Das Abessinien-Denkmal in Bruneck ( Verherrlichung vom ital. Völkermord in Afrika ).
    Die Zwangsenteignigungen im ganzen Land
    Das Vertreiben von 70.000 Süd-Tirolern aus Süd-Tirol.
    ecc.

  7. Étranger detto

    Die Unrechtsgrenze am Brenner ( außerdem auch noch Völkerrechtswidrig ).

    Passo spesso la frontiera del Brennero. A ottanta km orari. Non mi ferma nessuno. Non me ne accorgo neppure. La frontiera non esiste più, solo nella tua testa (le rare volte che ti capita di ricordartene).

    Das Faschistendenkmal in Bozen

    Non è un’ingiustizia. È un monumento fascista. Un documento storico. Come dice Andergassen: va conservato.

    Das Mussolini-Rilief am Finanzamt

    Idem. Per di più fatto da uno sculture sudtirolese. Va conservato.

    Die Knochenhaufen an den Grenzen.

    I morti li lascerei riposare in pace. Tu che dici?

    Das Abessinien-Denkmal in Bruneck (Verherrlichung vom ital. Völkermord in Afrika ).

    Il povero busto dell’alpino? Lascerei senz’altro anche quello.

    Die Zwangsenteignigungen im ganzen Land.

    Ancora? Non ti sembra che i sudtirolesi possiedano tutto quello che vogliono possedere? Anche le caserme chiudono una dopo l’altra…

    Das Vertreiben von 70.000 Süd-Tirolern aus Süd-Tirol.

    Ma cosa vai a rivangare? Alcuni, la maggior parte tornarono, no? E allora?

    Basta con queste stronzate, Lorenz. Basta.

  8. Mazinga Z detto

    Jetzt sprichst du schon wie der Alessandro…..
    traurig.

  9. Étranger detto

    No, Lorenz. Alessandro non la pensa come me. Siccome lo sai benissimo, non c’è neppure bisogno che io adesso tenti di differenziare posizioni (quelle mie e di AN) talmente lontane da risultare spesso inconciliabili.

  10. Mazinga Z detto

    Boh… ihr habt aber sehr viel gemeinsam…
    Denkmal – stehen lassen
    Mussolini – stehen lassen
    Alpini-Wastl – stehen lassen
    Brennergrenze – schön reden
    Enteignungen – Ignorieren
    Vertreibung – Bagatelisiern

    Was würde wohl Langer heute dazu sagen?

  11. Mazinga Z detto

    Ups – Bagatellisieren

  12. Étranger detto

    Was würde wohl Langer heute dazu sagen?

    Non lo so. Però sui temi da te proposti aveva dato le mie stesse risposte. Chiediti un po’ perché? Forse perché era un fascista?

  13. Mazinga Z detto

    Jetzt mach ich mal was ich noch nie gemacht habe – Ich ziziere Alexander Langer:
    Man muß die österreichische Außenpolitik von damals und die Befassung der UNO mit Südtirol dabei im Hintergrund mitdenken; es wurde ein Klima geschaffen, in dem der Unrechtsfall Südtirol, und das war es sicher, in das allgemeine Bewußtsein gerückt werden konnte.

    “Italien, die italienische Industrie, raubt uns die kostbare Wasserkraft unseres Landes, wir stoppen diese Verarmung, wir setzen uns zur Wehr, wir sind nicht mehr bereit, an Italien unsere Wasserkraft abzugeben und uns so auch ökonomisch ausbeuten zu lassen.” Dazu kommen Attentate auf Symbole, z.B. das Reiterstandbild von Mussolini u.ä., wo die Botschaft sowieso recht deutlich war.

    aus: V. Stadlmyer, A. Langer (Hg.) Terrorismus in Südtirol und seine Auswirkungen auf den Alltag der Bevölkerung, ………, ………, 1988

    http://www.alexanderlanger.org/cms/index.php?r=82&k=199&id=1211

  14. Étranger detto

    Lorenz, non capisco bene cosa vuoi dire. Tu pensi davvero che Alex Langer avrebbe risposto in modo diverso da me alle domande che mi hai fatto? Dalla tua citazione (ma è di Langer?) non mi pare proprio.

  15. Mazinga Z detto

    Vieleicht. Langer würde im Jahr 2008 und nach den Wahlsieg der Rechten in Italien auf die Barikaden gehen und auch das Denkmal in Frage stellen.

  16. Étranger detto

    Sicuramente no. Perché richiedere l’eliminazione del monumento è un TIPICO atteggiamento massimalista che Langer non avrebbe mai condiviso.

    Lorenz, leggiti Langer:

    http://www.alexanderlanger.org/cms/index.php?r=82&k=199&id=339

  17. Mazinga Z detto

    Ja das war aber
    1.7.1966, Aus: skolast Nr. 7-8, 1966

    ich habe Langer aus dem Jahre 1988 zitiert

  18. Étranger detto

    Lorenz, mi trovi una citazione di Langer nella quale si dice che lui è per l’eleminazione della frontiera del Brennero e per la distruzione dei monumenti costruiti durante il fascismo? Prenditi pure tutto il tempo che vuoi (in questo modo così ti leggi anche tutto Langer… che male non ti fa).

  19. Mazinga Z detto

    Ich muß öffters Langer lesen.

    Einige bescheidene Vorschläge für positive Schritte auf dem Weg zu einer Lösung des Kosovo-Konfliktes
    25.2.1994, Die Merheit der Minderheiten

    …glaubwürdige Zusicherung, daß keine ethnischen Säuberungen (weder gegen Albaner, noch gegen Serben) stattfinden werden, Zusicherung des _Heimatrechts_ und der vollen Gleichberechtigung für alle im Kosovo lebenden Menschen…

    http://www.alexanderlanger.org/cms/index.php?r=82&k=174&id=1128

    Danke E´ – ich liebe dich ;-)

  20. Étranger detto

    Lorenz, lasciamo stare l’amore. A me avrebbe fatto piacere che tu (in quanto rappresentante locale di SF) avessi richiesto la conservazione del nome “Antonio Rosmini” (del tirolese Rosmini) per la scuola di Gries. Sarebbe stato un gesto coraggioso.

  21. Luk4S detto

    Gabriele mi spiace questa volta non sono assolutamente d’accordo… Che c’azzecca (cit.) “Antonio Rosmini” con una scuola elementare tedesca??? Hanno giustamente ripristinato il nome originale com’è giusto che sia.
    Scuola elementare Antonio Rosmini va bene a Rovereto, non a Bozen.

  22. Étranger detto

    Lukas, non è assolutamente un problema se non siamo d’accordo. Altrimenti cosa discuteremmo a fare?

    Mi ripeto: che ragione c’era per cambiare il nome di quella scuola? Che ragione stringente, dico. Antonio Rosmini era di Rovereto, era un tirolese. Per quale motivo una scuola di Bolzano non può portare il nome di un benemerito filosofo tirolese?

  23. Mazinga Z detto

    Das mit der Volkschule Gries verstehst du nicht E´.
    Dort ist mein Vater, geboren 1924 in die Schule geganegn und durfte nicht deutsch sprechen – Ihn waurde sogar verboten seinen Namen Gottfried auszusprechen – man nannte ihn Gofreddo! Bei der 100 Jahrfeier der Schule und bei der Unbenennung der Schule hatte er Freundenstränen in den Augen. Ich bin dort zur Schule gegangen, mein Erstgeborener geht dort zur Schule und mein Zweitgeborener wird im Herbst 2008 dort einschulen.

    Eine deutsche Schule sollte doch einen deutschen Namen haben.

  24. Étranger detto

    Eine deutsche Schule sollte doch einen deutschen Namen haben.

    Ho capito. Quindi non avremo mai una scuola intitolata a Magnago. A parte gli scherzi (mica tanto, però…), trovo la tua affermazione triste e limitante.

  25. Mazinga Z detto

    Eine Schule sollte nie einen Namen einer Person haben – Straßen auch nicht.

  26. Étranger detto

    Eine Schule sollte nie einen Namen einer Person haben – Straßen auch nicht.

    Ah. Quindi: scuola elementare numero dodici, via 6-G?

  27. Mazinga Z detto

    Möchtest du in eier G. Fini str. wohnen oder in einer Bossi-Schule deine Kinder abholen?
    Straßen sollten zB. Flurnamen haben – Fagenstraße, Mendelstraße, Rosengarten usw.
    Öffne dein Horizont und deine Kreativität.

  28. Étranger detto

    Lorenz, non divaghiamo. Per me le scuole si possono chiamare anche con nomi di pesci o di funghi commestibili. Non c’è problema. Generalmente si chiamano con nomi di personaggi della cultura. E Rosmini è un personaggio della cultura. Tirolese. Sarò limitato io, ma penso che quel nome avrebbe potuto restare anche e soprattutto come espressione di un positivo rapporto col passato.

  29. Mazinga Z detto

    positivo rapporto col passato.

    Ma che rapporto positivo? Sveglia E´- il passato non era positivo.

  30. Étranger detto

    Rosmini non rappresenta un elemento positivo nel passato tirolese? Sveglia tu Lorenz… Sei tu che hai scritto una roba di questo tipo: “Eine deutsche Schule sollte doch einen deutschen Namen haben”: quanto siamo lontani qui da frasi come “siamo in Italia si parla italiano”? Secondo me poco. Pochissimo.

  31. Étranger detto

    Valentino: mail.

  32. Mazinga Z detto

    Rosmini non rappresenta un elemento positivo nel passato tirolese?
    Ma cosa ha fatto Rosmini per il Tirolo?
    Antonio Francesco Davide Ambrogio Rosmini Serbati:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Rosmini

    Nella biografia non hanno neanche scritto che era tirolese…. Wieder mal all´italiana – oder?

  33. Mazinga Z detto

    Und noch was wegen den “Schönen” Straßennamen in Bozen:
    Via Amba Alagi
    Via Luigi Cadorna
    Via Armando Diaz
    Via Antonio Locatelli

    Toll oder?

  34. Étranger detto

    Rosmini era un filosofo, Lorenz. Si occupava di ontologia. L’ontologia ha a che fare col Tirolo? Non mi sprofondare nel ridicolo.

  35. Étranger detto

    Lorenz, io mi limito ad analizzare il caso della scuola “Rosmini”. Comunque ho compreso il tuo punto di vista, non c’è bisogno che tu faccia ancora esempi.

  36. E come no, Etra? ad una certa ora nelle Wiesenfeste quasi tutti sono un po’ “onti”

  37. ….è giusto che in democrazia ognuno possa esprimere liberamente la propria opinione politica. Ma che sia proprio étranger a farsi megafono delle “farneticazioni” di un certo Mazinga lo trovo abbastanza stucchevole. Cosa vi proponete, con questo? Di convincere i lettori “altoatesini di lingua italiana ed i mistilingue” della bontà delle tesi della Sudtiroler Freiheit, risp. di Eva Klotz? La tesi della “de-altoadige-zzione”, dei “relitti fascisti”, della abolizione dei toponimi italiani ecc. ecc. è ormai stranota e non ha bisogno di altri appoggi editoriali. La loro propaganda se la facciano a loro spese, magari con megafoni piazzati in Piazza Dodiciville o in Via Brennero, a ripetere instancabilmente, rigistrati su disco, le loro irriducibili istanze nostalgiche, revanchiste, fossilizzate ai tempi preautonomistici.
    Perché non consigliamo al buon Puff di presentarsi ogni mattina alle 6 nel Palazzo del Governo per “imbonire” debitamente in suo “Landeshauptmann”, per dirgli, “tutto sbagliato, tutto da rifare” (comprese le grandi concessioni ottenute da questo “stato fascista?) di cui il nostro simpatico Luis quotidianamente si vanta.
    Caro sign. Puff: si renda conto che “étranger” è l’indirzzo sbagliato per i suoi “pianti sul latte poerduto”.
    Noi, almeno io – impenitente fascista perché da fanciullo ho suonato persino nella banda musicale dei “balilla” – sono stanco di continuare a leggere le sue interminabili “tirate”. Se vuole, mi indichi un altro blob tedesco di cui lei si serve e, quando ne sentirò l’impellente bisogno, quando mi sarò stancato di sentire la solita musica “peterlini” il rosso salvatore della SVP, mi procurerò “spontneamente” il grande piacere di ascoltarla, anche perché il suo linguaggio mi ringiovanisce, mi porta indietro almeno di 60 anni, facendomi dimenticale le “nefandezze?” (vale e dire, conncessioni e concessioni e concessioni e concessioni….) compiute dal nostro stato a danni per povero popolo sudtirolese che ora, grazie a Dio, ha trovato un suo nuovo patrocinatore.
    Caro éetranger”, ci allieti per cortesia, ogni tanto, anche di altri argomenti, meno logori e strampalati. Grazie
    Carlo/Karl Berger – laboratorio Athesis – ca.berger@libero.it

  38. Étranger detto

    Carissimo Carlo/Karl, andando al sodo, cosa mi proponi? Di censurare Puff? Anch’io sono dell’avviso che Lorenz stia cavalcando un cavallo esausto, ma se per lui questi argomenti sono rilevanti io non posso far altro (come ho fatto e come faccio) che farglielo notare, pacatamente, correttamente. Questo blog (o blob, come scrivi tu probabilmente con involontaria ironia) accoglie tutti e si confronta con tutti. È una scelta preliminare, alla quale non vorrei venire meno.

  39. Mazinga Z detto

    Sehr geehrter Herr Berger Carlo/Karl, zum Glück gibt es den Blog vom Étranger, der einer der Wenigen, wenn nicht der Einzige in Süd-Tirol ist, wo nicht zensiert wird. Man kommt zwar mit der Alexander-Langer-Ideologie in Berührung – was aber sehr zur Erweiterung eines politischen Horizont beiträgt.

    Es ist auch verständlich, wenn Sie meine politischen Einstellungen nicht teilen, aber zum Glück kann man die Meinungsfreiheit in Europa nicht verbieten – Wie Sie auch wissen werden, waren die Tiroler auch immer schon ein wenig vorlaut und sehr direkt.

    Wenn Sie sich wirklich geistig verjüngen wollen – wäre es mir eine große Ehre, Sie auf meinen Blog wiederzusehen.
    http://mazingazeta.wordpress.com/

    Dort wird auch nicht zensiert.

  40. “Questo blog accoglie tutti e si confronta con tutti. È una scelta preliminare, alla quale non vorrei venire meno”.
    Bravo, ottima scelta, democratica: “venite, insultateci, sapete che siamo qui solo per questo.
    Ci chiedete il nostro orientamento politico-sociale? Non ne abbiamo! Coloro che ci scrivono devono essere per forza anarchici, o cristiani di purissima fede: “se ti schiaffeggiano, porgi un’altra guancia”.
    Vorrei ardentemente trovarne uno in campo tedesco. Mi censurerebbero se chiedessi loro di rispondermi una volta per sempre e finalmente, del perché “disprezzano tanto il nome della loro terra, “circa Athasim, in partibus Athesus, terra Athesis, per del Ets, lans an der Etsch ecc.” che, secondo p. es. il prof.Brandstätter dell’Univ. di Innsbruck, accompagnava anche “nel tardo medioevo”, praticamente – in vera e propria sinonimia – il termine di Tyrol?. O il caro Lorenz Puff, in eterna ricerca di un blob che non lo “discrimini”, sa gentimente renderci la nostra “apertura”, e sentiti naturalmente i suoi “suggeritori” e “storici della Heimatkunde”, darci finalmente una risposta in merito ?
    …alla domanda: “perché volete eliminare il termine di “Alto Adige?”. Puff risponderà naturalmente: perché “Südtirol ist nicht Italien…”
    Ecco, caro étranger, dei buoni argomenti, degli ottimi temi, da trattare nel suo blob. Se vogliamo presentarci alla “provinciali” con le idee un po’ più chiare, e non comp portavoce degli estremisti del “meine Muttersprache ist deutsch!”)
    Cordialmente. Carlo/Karl

  41. Étranger detto

    Carlo, se qualcuno viene qui e mi insulta penso che avrà modo di pentirsene amaramente. Ripeto: io do spazio a tutti e (dal punto di vista dell’argomentazione) non faccio sconti a nessuno. Ti assicuro che comunque io ho subito maggiormente la censura su siti “italiani” che su siti “tedeschi”. Solo per tua informazione.

  42. Mazinga Z detto

    @Berger Carlo/Karl
    …alla domanda: “perché volete eliminare il termine di “Alto Adige?”. Puff risponderà naturalmente: perché “Südtirol ist nicht Italien…”

    Nein, so einfach geht das nicht Signor Berger.
    Alto Adige ist eine Erfindung vom Ultra-Faschisten Tolomei.
    Hier können Sie mal auf deutsch die Wahrheit durchlesen:

    “Ettore Tolomei (1865 – 1952) setzte sich im Geiste des Irredentismus seit 1890 für die Stützung der Italianität in Gebieten, die nicht zum Königreich Italien gehörten (Nizza, Malta, Dalmatien usw.) ein; seit etwa der Jahrhundertwende konzentrierte er sich auf die Erreichung der Staatsgrenze gegen Österreich entlang der Wasserscheide am Alpenhauptkamm ohne Rücksicht auf die Bevölkerungsstruktur. 1906 erfand er den Namen Alto Adige für das deutschsprachige Gebiet südlich des Brenners, für das sich im deutschen Sprachraum die Bezeichnung Südtirol durchsetzen sollte. Tolomei war von der Idee besessen, dass es sich um ein ursprünglich lateinisch-romanisches – also in seinen Augen italienisches – Gebiet handele, das im Mittelalter germanisiert worden sei; die Aufgabe des neuen Italien bestehe darin, diese geschichtliche Fehlentwicklung durch Rückführung der ansässigen deutschsprachigen Bevölkerung zur Italianität zu beseitigen.In diesem Kontext spielen die Ortsund Personennamen eine15 große Rolle. Tolomei war davon überzeugt, dass die Italianisierung der Ortsund Personennamen einen wichtigen Beitrag zur tatsächlichen Einbeziehung des Landes in den italienischen Kulturkontext darstellen müsste. Seine drei Kriterien waren restituire, sostituire, creare: etymologische Restitution der von der Germanisierung”entstellten”romanischen Urform nach italienischen Lautregeln, Ersetzung deutscher Namen durch italienische Übersetzungen, Erfindung neuer Namen. Die nach diesen Regeln 1916 entworfenen Ortsnamen, etwa 16.000 an der Zahl, haben durch Gesetze von 1924 und 1936 Gesetzeskraft erlangt und sind bis heute die geltenden amtlichen Namen. Hingegen ist die Italianisierung der Personennamen, für die ebenfalls genaue Planungen vorliegen, niemals wirklich großflächig durchgeführt worden.

    Noch eine Frage Herr Berger:

    Wie kann man nur deutsche Wurzeln haben wie Sie und faschistisches Gedankengut pflegen?
    Mir fällt aber folgendes auf:
    Holzmann Giorgo hatte deutsch/tiroler Vorfahren.
    Mitolo´s Frau ist deutsch/Östereicherin.
    La Russa ist in der Schweiz auf einer deutschen Schule gegangen.
    Orfino´s Mutter ist Österreicherin.
    usw……

  43. Étranger detto

    @ Carlo, Lorenz

    Forse lo immaginate, ma ve lo voglio dire lo stesso. Questo genere di discussioni non porta assolutamente a niente. È tempo perso. Completamente.

  44. Langsam mit den Tolomei!
    Die übliche Darstellung von die Jenigen die zu faul sind unsere Heimatgeschichte zu studieren.
    Les’n ein Mal:
    in GESCHICHTE UND REGIONE – 9 Jahrang, 2000 die Beiträge (und sollten Sie nicht finden übermittle ich sie Ihnen mit großen Genuss)
    a) Klaus Brandstätter (Uni.Innsbruck)
    “Tyrol, die herrliche, gefirstete Grafschaft st non uralten zeiten gehaissen und auchgeschrieben …
    Zur Geschichte des Begriffes “Tirol”
    b) Hans Heiss und Gustav Pfeifer:
    ” Man pflegt Südtirol zu sagen und meint, damit wäre alles gesagt,”
    Beiträge zi einer Geschichte des Begriffes “Südtirol”
    c) Carlo Romeo
    “Il fiume allßombra del castello”. Il concetto di “Alto Adige”

    … und bitte lassen Sie auch Ihre Chefin mitlesen…
    … dan hören wir uns, gell???

  45. Mazinga Z detto

    @Étranger
    Va bene, hai ragione, sono un “patriota tirolese”, spesso anche un “Naziverdone”, ma sopratutto un anarchico…… un vero Athesino e me ne vanto.

    @Berger Carlo/Karl
    Noi due l´asciamo di parlare di politica… le offro un buon Lagrein Dunkel “Marchio Puff” e parliamo della nostra bella citta´…. sotto sotto penso che siamo uguali….

  46. An Herrn Lorenz PUFF, eine Kostprobe unserer Heimatgeschichte,
    mit freundlichen Grüßen. Karl Berger

    Aus Klaus Brandstätter: „Tyrol die herrliche gefürstete Grafschaft ist von uralten Zeiten gehaissen und auch geschriegben“ – „Zur Geschichte del Begriffes „Tirol“ in „Geschichte und Region“ 9 Jahrgang, 2000, S.15-18

    [...] Seit dem ausgehenden 13. Jahrhundert wird das unter Meinhard II. geschaffene territoriale Gebilde im allgemeinen als “Grafschaft Tirol” bezeichnet. Der Name der Stammburg war damit zum Landesnamen geworden, woran sich auch durch teils beträchtliche Gebietserweiterungen bis zum Beginn des 16. Jahrhunderts – 1500 wurden das Pustertal und Osttirol, 1504 das Unterinntal und 1509 die Vier Vikariate sowie die Herrschaften Riva, Rovereto, Penede und Folgaria Bestandteile der Grafschaft Tirol – nichts mehr andern sollte.
    Allerdings sind für das späte Mittelalter zwei Einschränkungen zu machen. Zum einen traten hin und wieder auch konkurrierende Bezeichnungen auf, und zum anderen wurde die “offìzielle” Bezeichnung “Tirol” zum Teil durch Ergänzungen präzisiert; so fìnden sich des öfteren Formulierungen wie “Grafschaft Tirol, das Land an der Etsch und im Gebirge”.

    „Land im Gebirge“ „Land an der Etsch und im Inntal“
    Der Ausdruck “im Gebirge” (in montanis, intra montana, infra montana, in montibus usw.) laßt sich bereits lange vor der Entstehung eines Landes Tirol nachweisen. Er fand als allgemeine geographische Bezeichnung für den mittleren Alpenraum Verwendung, um vor allem seit dem 12. Jahrhundert die nördlich oder südlich des Brenners gelegenen Täler den ebenen Gegenden Bayerns gegenüber zu stellen. So werden etwa die Besitzungen der Bischofe von Brixen, Trient und Chur zum Jahr 1182 als in montanis gelegen bezeichnet, und in ähnlicher Weise werden auch Rechtstitel bayerischer Kloster im Alpenraum lokalisiert.
    1273 werden Dienstmannen des Inn- und Etschtales mit dem Zusatz innerhalp der berge näher bestimmt, und in einer Urkunde König Rudolfs von Habsburg ist 1282 erstmals von terra montium die Rede, allerdings noch im Sinne von “Bergland” und noch nicht von “Land im Gebirge”; gemeint war demnach weiterhin das mittlere Alpengebiet und nicht die Grafschaft Tirol.
    In dieser Bedeutung hält sich diese ursprünglich rein geographisch verstandene Bezeichnung gerade in Bayern noch bis ins l5. Jahrhundert. So wurden die drei bis 1504 zum Herzogtum Bayern gehörenden Unterinntaler Gerichte Kufstein, Kitzbühel und Rattenberg stets mit dem Zusatz “im Gebirge” versehen.
    Wie “im Gebirge” lassen sich auch die Begriffe “an der Etsch” und “im Inntal” bereits zu einem Zeitpunkt feststellen, als von einem Land Tirol noch nicht die Rede sein konnte, und ebenso wurden auch sie zunächst nur zur näheren geographischen Einordnung von Örtlichkeiten verwendet. Beispielsweise sei auf die Besitzungen des Deutschen Ordens in Tirol verwiesen, die seit etwa der Mine des 13. Jahrhunderts im Rahmen der Ballei “an der Etsch und im Gebirge” zusammengefaßt waren.
    Auch im späten Mittelalter wurden Begriffe wie circa Athasim, in partibus Athesis, terra Athesis, pei der Ets, land an der Etsch usw. häufig zur Bezeichnung des Tiroler Etschgebietes gebraucht, wobei seit dem 15. Jahrhundert eine teilweise Reduktion auf das Viertel an der Etsch, das sich ungefähr mit dem deutschsprachigen Anteil der Diozese Trient deckte, zu beobachten ist. In diesem Sinne spricht etwa Leonhard von Völs 1525 vom “Land an der Etsch und am Eisack”.
    Ansatzweise scheint man allerdings das “Land an der Etsch” auch in Abgrenzung zum Inntal als Tiroler Gebiete südlich des Alpenhauptkammes verstanden zu haben. So heißt es etwa 1525 in den Meraner Artikeln, daß Landtage einmal im Inntal und einmal “an der Etsch” abgehalten werden sollten; parallel dazu ist aber auch von abwechselnden Landtagen im “Land an der Etsch” zu Meran oder Bozen, im “Inntal” zu Innsbruck oder Hall sowie zu Brixen
    Wenn sich einige Nordtiroler Gerichte damals über das „Land ad der Etsch“ beschwerten so war das damit jedenfalls mit einiger Sicherheit nicht nur das entsprechende Landesviertel gemeint

    Durch ein in bestimmten Fallen großzügiges Verständnis der Begriffe “Inntal” und “Etschtal” zeichnete sich somit bereits die künftige Unterscheidung des Landes in Nord- und Südtirol ab. In diesem Zusammenhang ist es interessant, daß diese Bezeichnungen auch häufìg als Herkunftsangaben von Tiroler Studenten in den Matrikeln unterschiedlicher Universitäten verwendet wurden. Wenn sich nämlich die Angaben nicht auf die Nennung des Herkunftsortes bzw. der Diözese beschrankten, so erfolgte eine weitergehende Lokalisierung üblicherweise nur in den Kategorien “aus dem Inntal” (de valle Eni) bzw. “aus dem Etschtal/Etschland” (de Athesi/Athasi). Dagegen sucht man “aus Tirol” nahezu vergeblich; erst seit der frühen Neuzeit verändert sich diese Praxis, der Zusatz “aus Tirol” gewinnt nun an Boden.

    Wechselnde Bezeichnungen
    Wie sehr die Begriffe “Inntal” und “Etschtal” – zum Teil auch “im Gebirge” – im Bewußtsein waren, zeigt sich darin, dag sie seit dem 14. Jahrhundert auch als Präzisierung zu “Grafschaft Tirol” Verwendung fìnden.
    Der Tiroler Landeshistoriker Otto Stolz hat sich bislang als einziger mit diesen Fragen naher auseinandergesetzt. In einem 1925 gedruckten Beitrag mit dem Titel “Begriff, Titel und Name des tirolischen Landes- Fürstentums“ konnte er feststellen, dag die Bezeichnung “Grafschaft Tirol” von wenigen Ausnahmen abgesehen bis etwa 1335 die Regel war, bevor zunehmend – zum Teil in verschiedenen Kombinationen – die Begriffe “Land an der Etsch, am Inn und im Gebirge” hinzugefügt wurden. Stolz erklärt dies mit der allgemeinen politischen Entwicklung und insbesondere mit der Auseinandersetzung zwischen den Habsburgern, Wittelsbachern und Luxemburgern um die Grafschaft Tirol.
    Da nämlich Heinrich, Graf von Tirol und Herzog von Kärnten, keinen männlichen Erben, sondern mit Margarethe Maultasch “nur” eine Tochter hatte, versuchten alle drei Dynastien, sich sein Erbe bzw. Teile davon zu sichern. Die Habsburger und die Wittelsbacher hatten bereits im Jahre 1330 für den Fall des erbenlosen Todes Heinrichs die Aufteilung der Grafschaft Tirol vereinbart. Für die Habsburger wurde Kärnten reserviert, Kaiser Ludwig der Bayer aus der Familie der Wittelsbacher sollte in den Besitz des “Oberlandes um die Etsch und im InntaI” kommen. Daß der Begriff “Oberland” in Anlehnung an “Gebirge” gebraucht worden sein konnte, wie Stolz vermutet, trifft wohl nur in dem Sinn zu, daß damit einfach der hoher gelegene Teil der Herrschaft Heinrichs gemeint war, eben das “Land an der Etsch und im InntaI”.
    Als nun Heinrich 1335 verstorben war, regelte ein neuer Vertrag zwischen den Habsburgern und den Wittelsbachern die Teilung Tirols. Dabei sollten die Habsburger Kärnten und Tirol südlich von Finstermünz, Jaufen und Franzensfeste erhalten, wobei dieser südliche Teil in den diesbezüglichen Urkunden entweder als “Grafschaft Tirol” oder “Land an der Etsch”, der nördliche aber “Land im Inntal” genannt wird; als gemeinsame Bezeichnung für beide Teile fìndet sich daneben auch “Land im Gebirge” […]. …

    Carlo/Karl Berger – Laboratorio Athesis ca.berger@libero it.

  47. Mazinga Z detto

    Und nicht vergessen – der Titel Landeshauptmann hieß im Mittelalter ” Hauptmann an der Etsch”.

  48. Non mi hai ancora risposto: “Perché allora tanto odio contro il termine ALTO ADIGE”? = “Das Land an der Etsch?”

  49. Mazinga Z detto

    “ALTO ADIGE”? = “Das Land an der Etsch?”

    “Das Land an der Etsch” hat mit der Bezeichnung “Alto Adige” ja nichts zu tun.
    “ALTO ADIGE” ist der Namen, der uns vom Besatzer-Staat aufgezwungen wurde.

    Sie haben meine Frage aber auch nit beantwortet.

    Und noch was: Wir Tiroler haben nichts gegen die Italiener – wir sind halt keine!

    Süd-Tirol isch holt net Italien

  50. Étranger detto

    Secondo avviso: non caverete mai un ragno dal buco.

  51. Mazinga Z detto

    @Étranger
    ich gebs auf…. das ist wie ein Kampf gegen Windmühlen…..

  52. Certo che mai non caveremo il “ragno dal buco” Argmenti troppo complicati quelli di questo “misti” che s’immischia negli affari degli “italiani alto-atesini” che se ne impippano d’essere gli eterni disprezzati, gli eterni discriminati, gli eterni invasori-ex colonizzatori di una terra, il “Sudtirol” “che non è italia”
    Dopo tutti i commenti seguiti alla TAVOLA ROTONDA DI LUNEDI 19.CORR.
    pensavo che qualcuno esponesse tranquillamente i suoi pensieri, anche in contradditorio, riguardo alle mie considerazioni di cui sopra.
    I temi proposti da Athesis assumono in questo momento una attualità particolare. Abbiamo il coraggio, in attesa della prossima legislatura provinciale, ad esprimerci sulla domanda: Vogliamo guardarci sempre di cagnesco?. Gli uni “Stock-Tiroler” = non mai “Etschländer” – gli altri ostinatamente “Alto-Atesini” doc.di Tolomeiana-fascistica,colonialistica memoria, o “Altoatesini=athesini” in omaggio ad “archeologiche” /pardon/”arcaiche”/pardon/”medioevali” fondamentali storiche memorie di una terra che, guarda caso, si chiamava “Athesis” quasi che Tolomei avesse precorso i tempi.
    “Nò,è meglio ora parlare di blocchi, di partiti, di sotto-raggruppamenti nei partiti, di Holzmann, di Urzi, di FI che non esiste: “mi non gheri, e se gheri dormivi”; trastulliamoci in inutili e sterici discussioni su “c’era prima l’uovo o la gallina?” ed lasciamo che gli oltranzisti tirolesi di gonfino il petto: “Südtirol ist nicht Italien” mentre se chiedi loro cosa sarà mai stato la “terra athesis” ti ripondono, profondamente preparati in Heimatkunde: “Tolomei? Non è quello che a Mantova ha fucilato Andreas Hofer?” O quello che nel medioevo, prima dell’avvento dei Tirolo, prima della fusione “Land an det Etsch + Land an der Inn” andava a dire: “Ve la dò io la “terra Athesis”: “Al momento giusto (fascista) inventerò un termine assolutamente nuovo, “categorico e definitivo” simbolo della colonizzazione”, “lo chiamerò “Alto Adige” contrariamente a quanto fatto da Napoleone, per la gioia, il quieto vivere, il proficuo convivere” di questi “allogeni”.
    Mi lasciate solo a combattere una battaglia contro l’ottusità di vuole riservarsi in eterno il diritto di dire “es Altoatesini” = “es Faschisten”
    “bunto e pasta”!”Schluss mit Jubel, fertig”: “Mir sei mir. es seit’s “Faschisten”.
    Chiuso il dibattito ? Grazie per la cortese ospitalità.
    Carlo/Karl Berger,(ca.berger@libero.it)= Laboratoio Athesis (www.polis.bz.it)

  53. Étranger detto

    Carlo, noi di Brennerbasisdemokratie discutiamo più o meno delle stesse cose da qualche anno. Con uguale successo (cioè nullo), ma in modo decisamente migliore.

  54. Étranger detto

    Mi correggo. No Carlo, non ti lasciamo solo. So e capisco che ci battiamo per la stessa cosa. Ma ritengo che la nostra strategia sia migliore (posso sbagliarmi, ovviamente).

  55. Quale strategia? “imparami” per favore: concorrerò volentieri.
    Speriamo che non sia quella di un certo “volterriano” che con l’aiuto di Florian (quello del Sudtiroloi è sexi” per intenderci) scrive quanto segue: (Premio bancarella di Via Brennero?):
    “Il Sudtirolo è una perfetta casa di cura per ansiosi, che sono tanti …”
    “L’ansia invece il Sudtirolo (perché caro Presidente Riccardo non usi “Alto Adige?) lo produce … appena ti viene incontro qualcuno … il tuo oensiero non è se costui sia una buoba o cattiva persona, ma a quale etnia appatenga. Vivere con qauesdta preoccupazione continua è un’ossess ione, che sfianca e bruciaz inutilmente quantità paurose di energia. è la maledione della froniera. Dovrebbe essere oiòl posto più aperto del mondo, e invece diventa un maso chiuso.!
    Mamma mia: e cosa dovrebbero dire allora le persone di gruppi linguisti diversi che vivonp assieme, o i figli di questi: NOI I “MISTI”.
    Ascolta. Gabriele, oggi mia moglie (roveretano ascedndwenti nonesi) ed io, madre stock bozner deutsch, mia padre da Anterivo, la tedesca Altrei, ma nato sulla sponda dell’Avisio, a Stramentzzo, perfettamente italiana: un tedesco-autriaco – allora- ma “Pergher” e non Berger, con madre Rosa Rossi (nome che è tutto un programma) festiamo il 56° di matrimonio. Può essere questo il degno esempio di cosa voglia dire “convivenza” proficua, l’esercizio quotidiano di trovarwe sempre e comunque un punto d’incontro fra etnie; ed i figli, scuole tedesche o italiane? ed i nipoti? Per Alberto è la stessa cosa. Un rapporto “mistil…”
    ma un valido esempio di che mète si possano rtaggiungere cercando comunqaue e sempre in compromesso sulla assolutamnente indispoensdabile base della stima reciproca.
    I nostri due/tre/quattro ??? gruppi etnici Südtiroles, ladino, italiano, e pi i misti, si stimano? Potrebberpo stimarsi? Vogliono stimarsi? O preferiscono diddidare a vicenda, offendersi, denigrarsi, discreminarsi: sì ma tuo zio era fascista, tuo cognato ha fatto parte del Bozner SS Battaglion; “io sono una nonesa e ne vado fiera” – tu sei stato balilla trombettiere, vergognati!….
    è questo che vogliamo? continuare a scavare, o a giustificare solchi, con acredine, da una parte, indifferenza o menefregghismo dall’altra! “Io sono rodigino, friulano, istriano e me ne vanto, e se ne vanteranno i miei figli, ed i figli dei miei figli, ed i figli dei figli dei miei figli, ecc.
    Vade satana! Mai sentirci figli, grditi ospiti di questa TERRA LUNGO L’ADIGE E FRA I MONTI. Dobbiamo pur garantiera a loro, i Sudtiroler di poterci “discriminare” – dir poco – per omnia saecula et saeculorum, amen”

  56. ECCOLO IL SOLITO PASTICCIONE: il mio testo ore 18,14 mi è letteralmente “scappatO” quando era ancora tutto un bozza piena d’errori, e da corrgge.
    TI PREGO, Etanger, se puoi farlo, CANCELLALO TUTTO, E SOSTITUISCILO CON QUELLO CHE FACCIO SEGUIRE QUI. MI SCUSO TANTO E RINGRAZIO.

  57. Quale strategia? “imparami” per favore: concorrerò volentieri.!

    Speriamo che non sia quella di un certo “volterriano” che con l’aiuto di Florian (quello del “Sudtirolo è sexi” per intenderci) scrive quanto segue: (Premio bancarella di Via Brennero?):

    “Il Sudtirolo è una perfetta casa di cura per ansiosi, che sono tanti …”

    “L’ansia invece il Sudtirolo (perché caro Presidente Riccardo non usi “Alto Adige?) lo produce … appena ti viene incontro qualcuno … il tuo pensiero non è se costui sia una buona o cattiva persona, ma a quale etnia appartenga. Vivere con questa preoccupazione continua è un’ossessione, che sfianca e brucia inutilmente quantità paurose d’energia: è la maledizione della frontiera.
    Dovrebbe essere il posto più aperto del mondo, e invece diventa un maso chiuso.!”

    Mamma mia!: e cosa dovrebbero dire allora le persone di gruppi linguisti diversi, coniugate, o che in ogni caso vivono assieme, o i figli di questi: NOI I “MISTI”
    .
    Ascolta Gabriele: oggi mia moglie (roveretana ascendenti nonesi) ed io, madre stock-deutsche Boznerin, mia padre da Anterivo, la tedesca Altrei, ma nato sulla sponda dell’Avisio, a StramentIzzo, perfet-tamente italiana: un tedesco-autriaco – allora- ma “Pergher” e non Berger, con madre Rosa Rossi (nome che è tutto un programma)- festeggiamo il 56° di matrimonio.
    Può essere questo il degno esempio di cosa voglia dire “convivenza” proficua, l’esercizio quotidia-no di trovare sempre e comunque un punto d’incontro fra etnie; ed i figli, scuole tedesche o italiane? ed i nipoti? Per Alberto è la stessa cosa. Un rapporto “mistil…”
    Ma un valido esempio di che mète si possono raggiungere cercando in ogni modo e sempre, in buona fede e con tanta buona volontà, un compromesso sulla assolutamente indispensabile base della stima reciproca.
    I nostri due/tre/quattro (???) gruppi etnici: Südtiroler, ladino, italiano, e poi i misti, si stimano? Po-trebbero stimarsi? Vogliono stimarsi?
    O preferiscono diffidare a vicenda, offendersi, denigrarsi, discriminarsi: “sì ma tuo zio era un prete, quell’altro fascistone”,”tuo prozio è scappato dall’Austria, da irredentista, tuo cognato ha fatto parte del Bozner SS Battaillon”; “io sono una nonesa e ne vado fiera” – tu sei stato balilla trombettiere, vergognati! Tu
    è questo ciò che vogliamo? continuare a scavare, o a giustificare solchi, con acredine, da una parte, indiffe-renza, apatia o menefreghismo dall’altra! “Io sono rodigino, friulano, istriano e me ne vanto, e se ne vante-ranno i miei figli, ed i figli dei miei figli, ed i figli dei figli dei miei figli, ecc.!
    Vade retro satana! Mai sentirci figli, graditi ospiti di questa terra lungo l’Adige e fra i monti. Dob-biamo pur garantir a loro, i Südtiroler di poterci “discriminare” – a dir poco – per omnia saecula et saeculo-rum, amen”.
    Come si farebbe, noi della Südtiroler Freiheit, a vivere senza le provocazioni quotidiane, anche se infondate:
    “Ich bin auch von Bozen und als du mit den Faschisten gemeinsame Sachen gemacht hast, dann hat dich fast jeder deutsche Bozner in Bozen nicht.
    Faschisten und keine Schande????? Na dich werde ich mir merken – wie kann einer, der Tiroler Wurzeln hat, sich mit Faschisten einlassen??????“

    Sono nato a Bolzano/Bozen e q ui sono vissuto, frequentando solo e sempre le scuole italiane: un regalo questo di Tolomei. Ho seguito tutte le alterne vicende altoatesine: /fascismo, opzioni, conquista tedesca, nazismo,“Alpenvorland”, Accordo di Parigi, autonomia ecc. Vivo negli ambienti tedeschi con la stessa naturalezza che in quelli italiani: ma non mi sento un “Südtiroler doc”, né un “altoatesino” nel signifi-cato Tolomeiano. Coda devo dirVi allora di essere, di “sentirmi”?
    Un “athesino”, un cittadino del “Land an der Etsch….”. È quanto mi basta per essere sereno. Basta anche a Voi?
    Cordialmente. Carlo/Karl Berger.

  58. Mazinga Z detto

    @Berger Carlo/Karl
    Sono nato a Bolzano/Bozen e qui sono vissuto, frequentando solo e sempre le scuole tedesche: un regalo questo di Gruber/De Gasperi. Vivo negli ambienti italiani con la stessa naturalezza che in quelli tedeschi: ma non mi sento un “Italiano doc”, né un “Deutscher” nel signifi-cato Nazista. Coda devo dirVi allora di essere, di “sentirmi”?
    Un “Tirolese”, un cittadino del “Region Tirol….”. È quanto mi basta per essere sereno. Basta anche a Voi?

  59. Valentin[o] detto

    In questo frangente sono d’accordo con Lorenz. Meglio il Tirolo (dis)unito ma “terreno” che un Athesis fuori dal mondo.

  60. L’attuale Tirolo (dis-unito) è un Tirolo “politico” che con la realta della casa dinastica Tirolese, del Castello di Tirolo,nulla ha a che fare. L’attuale Tirolo è un connubbio fra la Valle dell’Inn e la Valle dell’Adige. “Das Deutsche Etschland, d.i die Gegend von der Salurner Klaus norswärts über Bozen bis gegen Meran, und del Vintschau, d. i. das Tal aufwärts von Meran bis zum Reschen [la "terra Venusta"] und dem Ursprung der Etsch”…”weil dieses Gebiet den geschchlichen Kern der Grafschaft Tirol als eines eigene Landesfürstums des alten deutsxchen Reiches uns zugleich ein Hauptsück des geschlossedn Südrandes des deutschen Volks- und Kulturvoden bildet” sriveve Franz Huter nell’introduzione al suo I° Volume del Tiroler Urdundenbuch (1937) E secondo degli eminenti storigrafi, il temine Tirolo andrebbe riservato solo all’attuale Südtirol, con un ritorno al termine “Nordtirol” per l’attuale parte austriaca del Tirol, meglio definita ai tempi della Grafschat Tirol come das “Land am Inn”
    “Meglio un Tirolo “terreno” che un Athesis fuori dal mondo.” ? Il Tirolo “terreno”, il nucleo storico della Contea del Tirolo, è sempre stato “Das Land an der Etsch…”, da cui la Domina
    Athasis Margherita Maultasch, da cui il “Capitano all’Adige” reggente tutta la Contea “tirolese”, da cui la “terra Athesis” donata ai Duchi d’Austria.
    dall’ultima tirolese, la Maultsch.
    “…Athesis fuori dal mondo” ne parli per cortesia a Hans Heiss, a Carlo Romeo, al prof. Klaus Brandstätter (Uni. Innsbruck), o legga + semplicemente i loro contributi in merito nel Volume “STORIA e REGIONE 2000″ e “rientrerà” anche Lei nel mondo della inconfutabile realtà storica della nostra “terra lungo l’Adige” -ovvero “Alto Adige” e non SUB-TIROLO.

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