Verdi e BLC al bivio

30 Maggio 2008

Chi fa da sé fa per tre? Dai proverbi – deposito di saggezza popolare – si ricavano spesso indicazioni preziose. Evidentemente anche le BürgerListeCiviche –  che si sono proposte sulla scena della politica sudtirolese come movimento d’ispirazione popolare, lievitando dal basso e muovendo da un’appartenenza municipale che adesso cerca di tradursi in esperienza di livello provinciale – hanno a lungo pensato che il miglior modo per affermare la propria visibilità fosse quello di allentare i legami troppo compromettenti con la politica professionale, con tradizioni e simboli troppo caratterizzati, valutando così la possibilità di percorrere in piena autonomia il tratto di strada che ci separa dall’appuntamento elettorale di ottobre.

Ci sarebbe però un altro proverbio (anch’esso molto popolare) che suggerisce un’opzione contraria: l’unione fa la forza. È a questo infatti che si riferivano in particolare i Verdi, potenziali e fino a poche settimane fa “indiscussi” partner di un’alleanza che avrebbe dovuto dar corpo all’idea di una compagine eco-sociale compattamente orientata ad approfittare del momento di debolezza della Svp e, soprattutto, a contrastare quella deriva “a destra” localmente evidenziata dal successo dei Freiheitlichen. L’esito delle elezioni di aprile ha però scompaginato questa ipotesi. Il collasso del cartello elettorale della sinistra, l’arcobaleno nel quale si è diluita la presenza dei Verdi, ha fatto capire che nella bozza degli intenti comuni si sarebbero perse specificità, identità non riducibili, anche se, bisogna dirlo, finora queste non hanno trovato una chiara formulazione di programma.

Adesso siamo arrivati al bivio, alla stretta conclusiva, e il congresso provinciale delle BLC, sabato prossimo, metterà la parola fine a questa fase di difficili trattative. C’è ancora chi afferma che puntare su due liste alternative possa costituire la strategia migliore al fine di mobilitare in una direzione comunque solidale un maggiore spettro di voti (una sorta di “convergenza parallela” o di “attacco a due punte”). Parimenti, c’è anche chi sostiene (a mio avviso a ragione) che se la direzione è per l’appunto la stessa non ha molto senso aprire un fronte di divisione interno a quello che in larga parte rimane un bacino di consensi privo di significative differenze. Comunque vada, sarebbe bene non si perdessero di vista alcune priorità, riassumibili nel progetto di dar vita a un Sudtirolo più aperto, pluralistico, integrato nelle sue componenti linguistiche, non governato in base agli interessi delle varie caste, attento ai problemi dell’ambiente e dei ceti più deboli. Sono queste in fondo le cose che interessano chi poi si recherà alle urne. Divisi o uniti, l’importante è capire che ogni tentativo di fare uno sgambetto agli altri potrebbe solo ritardare la marcia, se non addirittura far perdere di vista il traguardo.

5 Risposte a “Verdi e BLC al bivio”

  1. GattoMur detto

    “… della sinistra, l’arcobaleno …”

    È voluta questa denominazione? Oppure è una svista?

  2. Étranger detto

    No è voluta. La sinistra (non il centro-sinistra) si era presentata come un cartello elettorale denominato per l’appunto “arcobaleno”. Tra i tanti suoi colori, anche il verde. Con la fine che abbiamo visto.

  3. GattoMur detto

    OK, grazie, purtroppo mi sono scordato il principio della “lectio difficilior”… :)

  4. Valentin[o] detto

    Davvero un’ottima analisi. Ci voleva.

  5. enrico detto

    @Étranger

    hai scritto:
    La sinistra … si era presentata come un cartello elettorale denominato … “arcobaleno”. Tra i tanti suoi colori, anche il verde

    A me sembra invece che dal punto di vista dei verdi, il colore verde non sia un colore tra i tanti, ma quello piu’ importante.

    La pretesa di superiorità intellettuale o morale di questo colore io la vedo continuamente rimarcata dai verdi soprattutto nei confronti dei movimenti vicini alla gente, siano essi movimenti o liste civiche, siano essi aggregazioni temporanee di cittadini su temi specifici, per esempio i genitori.

    Molto in concreto: Markus Lobis richiama i genitori mistilingui a una prospettiva piu’ generale, Riccardo Dello Sbarba mette in campo l’autorità dei linguisti per certi approfondimenti anche sul tema del rapporto lingua/cultura.
    Insomma i due esponenti verdi non sembrano disposti a riconoscere autonoma autorevolezza a un movimento civico informale come quello dei genitori.

    Nel mipo piccolo è successo anche a me: per anni i verdi hanno continuato a darmi lezioni sul corretto approccio al tema del bilinguismo e continuano a farlo con un certo insuccesso.

    La pretesa dei verdi di essere espressione di una visione compiuta senza la quale i movimenti civici non hanno prospettiva probabilmente è alla base della richiesta dei vertici delle liste civiche di una soggettualità propria. Subito definiti da Lobis questi vertici come “il gruppo dei tre”, puo’ anche darsi che la maggioranza dei delegati civici ritenga piu’ opportuna la subalternità intelletuale ai verdi.
    Ma cosi’ facendo sarebbe un po’ come per la questione della rana, dove tu hai scritto:un intero popolo di bigotti

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