C.P.T. Lager italiani
9 Giugno 2008
Con colpevole ritardo, in questi giorni ho preso in mano un libro che avevo comprato quando uscì (2006). L’autore (anzi: il curatore) è Marco Rovelli, definito dalle note di copertina “cantante e autore nel gruppo musicale Les Anarchistes e insegnante di storia e filosofia”. Il titolo: Lager italiani (Bur).
Il libro non ha perso un grammo di attualità ed è anzi un’ottima introduzione al tema della cosiddetta “lotta all’immigrazione clandestina” che l’attuale governo ha messo al primo posto nella sua agenda dei problemi da risolvere. Segnalo anche che questo libro è nato da un blog che da un po’ di tempo non viene più aggiornato: ultima data: 17 dicembre 2007 ( http://lageritaliani.splinder.com/ )
Trascrivo la premessa di Erri De Luca:
Storie di uomini e donne presi a calci e pugni, in molti contro uno, storie di vigliaccherie nostre autorizzate e commesse di nascosto, contro ogni legge prima che contro ogni umanità. Ecco qui un fascio di racconti e di nomi che non si fanno cancellare. Si imprimopno nella fragile superficie delle pagine e da lì sprofondano in chi ha cuore di leggerle. Mai contare gli esseri umani, mai ridurli a mucchio, sommatoria: sono singole vite, uniche e strapiene di ragioni per affrontare lo sbaraglio di deserti e mari, naufragi e schedature, impronte digitali e pestaggi. A che grado di sbirraglia abbiamo abbassato i giovani poliziotti e carabinieri coetanei di una gioventù d’oltremare da schiacciare, scacciare.
Ognuna di queste avventure merita una medaglia al valore, si è meritata invece la detenzione abusiva, il campo di concetramento, la privazione di ogni difesa. Al di sotto delle prigioni stanno i Centri di Permanenza Temporanea (CTP), fogna della coscienza di un paese ammesso tra i civili.
CTP: neanche il minimo coraggio di nominarli per quello che sono. Del resto i nazisti chiamavano distretto abitativo (Wohnungsbezirk) i ghetti in cui insaccavano le vite da distruggere. Dalle sbarre dei CPT scappare è un diritto. Abbattere questi campi è la prima urgenza per chi ha cuore il nome di italiani, la faccia del nostro paese.
Siamo diventati all’estero ridicoli per la nostra bizzarria di eleggere a capo del governo il più ricco cittadino, ma stiamo anche diventando aguzzini di viandanti che non hanno commesso alcun reato.
Questi racconti sono la versione moderna della Storia della colonna infame di Manzoni. Allora, al tempo della peste, si svolsero osceni processi contro innocenti accusati di spargere il morbo. Oggi si condannano senza alcun grado giudiziario degli esseri umani a scontare pena in un recinto di appestati. È la nostra storia delle colonne infami e un giorno dei figli chiederanno conto ai padri di quello che hanno lasciato fare, permesso, incoraggiato col silenzio.
Verrà una generazione che sputerà in faccia ai persecutori di oppressi ed esalterà i pochi nomi di italiani da salvare dal macero, uno per tutti quello dell’avvocato Alessandra Ballerini di Genova.
Chi desiderasse approfondire la questione è vivamente consigliato di leggere questi due articoli:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000447.html
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000443.html
P.S. Ovviamente questo libro è vivamente consigliato anche a chi non si vergogna di parlare di “apartheid” descrivendo la situazione della Provincia di Bolzano.
Segnalo questo appello contro il razzismo di massa:
http://www.cespbo.it/testi/2008_2/appello_razzismo_massa.htm
uhm… scusa Gabriele ma quale sarebbe la soluzione alternativa ai CPT?
Euregiotirol, prendiamo atto intanto che i CPT non costituiscono una “soluzione”, quindi non dobbiamo tanto chiederci quale sarebbe la soluzione “alternativa”, bensì dobbiamo proprio ragionare in modo nuovo sul problema, prima di tutto individuandone con chiarezza i contorni.
E questi contorni sono: quali sono le cause dell’immigrazione clandestina, chi ne determina per così dire la “filiera”?
Le cause – evidentemente – sono due:
1. Le condizioni di povertà (a tutti i livelli) che spingono masse ingenti di persone a trasfersi da noi in cerca di fortuna.
2. Il bisogno di lavoro a basso a costo che non si vergogna minimamente di sfruttare questi disgraziati.
Come si capisce, l’istituzione dei CPT non serve in nessun modo a rimuovere queste due cause, e non rimuovendo le cause è un provvedimento totalmente inutile (e disumano: come abbiamo visto).
Se si vogliono rimuovere le “cause” è chiaro che l’impegno deve essere soprattutto rivolto in queste due direzioni:
1. Esercitare una pressione e sostenere i governi dei principali paesi che “producono” immigrazione affinché si verifichino meno arrivi destinati a gonfiare il mercato (non esiste altro termine) dell’immigrazione illegale.
2. Stroncare con la massima durezza la possibilità che oggi consente il reclutamento di questa “forza lavoro” a persone senza alcuno scrupolo.
La Frankfurter Rundschau ha fatto un lungo articolo sulla situazione dei bambini senza patria allo scalo di Francoforte (che restano senza scuola,vivono in angusti locali e vedono della Germania solo il cielo da un cortile interno) e su una legislazione molto lacunosa. E si parla della Germania. Rispetto dei profughi, rimpatrio immediato degli immigrati clandestini e rispetto totale dei diritti INDIVIDUALI vanno insieme. Trattare come uno schiavo del diritto un italiano negandogli gli stessi diritti degli altri e incazzarsi per uno straniero fa scompisciare, al solito, dalle risate.
“Trattare come uno schiavo del diritto un italiano negandogli gli stessi diritti degli altri…”
Non capisco. A cosa alludi? Riesci a fare un esempio?
Diciamo che, al solito, mentre qui in Assia i Verdi vogliono collaborare ad una coalizione Giamaica con CDU e FDP, che hanno al primo posto del programma la sicurezza, da noi la carità è pelosa e la solidarietà è solo quando fa politicamente comodo.
Manderemo i clandestini a casa del Nostro, meno dentisti privati, più solidarietà
Quello che scrivi è assurdo, scusami. E ripeti sempre la solita smenata dell’esempio da darti. Se volessi farti da abbecedario te lo direi.
Sostenere che qui non esiste segregazione razziale è come dire che la luna è il sole.. ciao..
Sostenere che qui non esiste segregazione razziale è come dire che la luna è il sole..
Mi fai un esempio di “segregazione razziale”? Grazie.
[...] http://segnavia.wordpress.com/2008/06/09/cpt-lager-italiani/ [...]
Scusa Gabriel se faccio il solito rompiballe (prima che lo faccia Valentin[o])
Dovresti correggere Marco Ravelli (che è un politologo, mi sembra) in Marco Rovelli.
OK.
Se si parlasse con meno slogan e con cognizione di causa, con moderazione e rispetto, sarebbe veramente un altro sudtirolo. Purtroppo lo slogan all’aria fritta è la parola d’ordine ed il fatto che provenga da un’area politica cosiddetta alternativa preoccupa alquanto. Certo su queste basi i Verdi ed i loro alleati possono sperare di essere cooptati politicamente dalla Svp, ma non credo che l’elettorato, davanti a queste mancanze, veramente gravi, di visioni politiche prospettiche ed integrate nella realtà europea li possano votare. Operando quello che sarebbe vostro dovere fare, in riferimento non commentato ma semplicemente informativo ad altre realtà utilizzate come modelli positivi ed addirittura auspicabili per il futuro,..
http://www.fr-online.de/in_und_ausland/politik/aktuell/?em_cnt=1335566
http://www.fr-online.de/in_und_ausland/politik/aktuell/?em_cnt=1335565
http://no-racism.net/ (orientato politicamente). Non è un caso, comunque, che vi guardiate bene dal citare fonti estreanee alla realtà locale. C’e’ in primo luogo la necessità di esaltare comnunque quel che viene da fuori e quindi non se ne parla male, trattandosi di mondo germanofono. Dall’altra dovreste spiegare perché le stesse fonti che politicamente potrebbero portare acqua al mulino di quel che andate dicendo per l’Italia, dovrebbero sbagliarsi quando, in riferimento a quel che dicono su enti, società, associazioni, legami e strutture che in Alto Adige vi guardate benissimo dal definire per quel che sono, insultando pesantemente chi vi fa vedere la realtà. Come lo definiamo questo atteggiamento?
Un bacio a o’professore.
Lavoriamo su fatti concreti, è una buona proposta. Per esempio: un caso di “segregazione razziale”. Citiamolo, finalmente, in modo che si cominci a parlare finalmente non per slogan.
@Superciuk
hai scritto: Se si parlasse con meno slogan …
Si, vero, per cui mi associo alla richiesta di Étranger e ti chiedo anch’io di citare un caso concreto di segregazione razziale in Sudtirolo in modo che si possa basare l’eventuale ragionamento almeno su un fatto concreto.
Grazie
La segregazione razziale è statutaria. Lo Statuto è razziale
Beppa non capisce come mai ripetiate quello che avete già detto, con scarso successo, la settimana scorsa. Lei ha già scritto che lo Statuto appare, visto da fuori, come un limite alla libertà individuale. Preferendogli il diritto dell’etnia. Se non capite questo non si va da nessuna parte. Non ho avuto risposte sul mio post. Perché in Alto Adige non si accetta tutto quello che, all’estero, appare chiarissimo su diritti umani e razzismo? La risposta l’ho data. Non esistendo democrazia nel senso pieno della parola, ma solo un partito unico che coopta i suoi partners, si preferisce il potere al contenuto. Cercando voti là dove si pensa ci siano o non fregandosene affatto..
Che io non possa arrivare a fare il direttore del Museo Archeologico per motivi razziali è o non è segregazione?
Scherzo, naturalmente, a me del Museo Archeologico interessa una sarda fritta…
Baggianata. Che non diventa certo più vera se ripetuta come un disco rotto. Lo Statuto tutela una minoranza linguistica involontariamente insediata nel territorio nazionale (”con apposite norme”).
Che tenerezza: “visto da fuori…”. Invitiamo volentieri Beppa a farsi un giro da queste parti e a leggere un paio di libri sulla storia di questo posto. Vedrai che capirà.
Questo è un altro discorso. Niente impedisce ai sudtirolesi di non votare più quel partito unico. Ma fino a che la maggioranza lo vota questo (volenti o nolenti) corrisponde a una piena decisione democratica.
Se tu avessi le competenze per diventarlo potresti diventarlo. Il punto è che quelle competenze non ce l’hai.
Infatti.
riguardo il museo archeologico, risulta difficile trattenersi dal ridere ovvero difficile est satiram non scribere. il post del brillante nella sua triste francoforte col finto römer ricorda tanto la favola di fedro, la volpe e l’uva. un classico da rileggersi in talune circostanze…
@ paolozzo
In effetti. Il nostro ci regala sempre chicche sceltissime.
Comunque mettiamo perlomeno agli atti questo importante risultato:
In provincia di Bolzano ESISTE l’apartheid. Una prova? A Luigi D’Ambrosio si impedisce di diventare direttore del museo archeologico (carica peraltro che non interessa “una sarda fritta” l’aspirante direttore).
Da scompisciarsi.
Voi scherzate! E intanto c’è chi è costretto a emigrare per sfuggire a questo sordido ingranaggio. Il caso mi ha appena recapitato, penso da una terra lontana, un messaggio in una bottiglia. Non so chi sia, sicuramente qualcuno che, contrariamente da voi, non sta lì seduto su cadreghe a spartirsi i poteri con gli amici degli amici. Alcune parole, purtroppo, le ha cancellate il mare, le indico con [...]:
Per scrivere qualcosa di sensato, professo’, devi copiare quel che scrivo io… Leggendari. Risposte? ZEROOOOOOOOOOOOOOOOOOO
PS Ditemi voi perché la carica di direttore del Museo o di qualsiasi altro ente pubblico o finto pubblico debba essere etnica o partitica. Non vi porta un voto di più, ma la cooptazione etnica va oltre il consenso elettorale. Questo è il vero problema, per cui brave e simpatiche persone, come siete certamente (anche se dalle foto o’professore mi inquieta un po’..) che vogliono far carriera in Alto Adige, devono soggiacere al doppio muro, della razza e dell’amico dell’amico. O lo chiamate altro il problema della composizione degli organismi direttivi degli enti, il cosiddetto poltronificio e della scelta etnica operata dalla Svp in un sistema etnico che cerca di tenere chiaramente suddiviso tutto e che non prevede di essere di piu’ o di non essere affatto, pena lascomparsa, de facto, se ci si riferisce ad italiani? Riguardo al divorzio dall’architetto, trovo disdicevole cambiare opinione ad ogni soffio di vento. Il maistatismo eletto a principio politico di guida fa ridere. Aspettiamo di brindare in autunno.
Caro Superciuco, sei veramente un mito!
1. Ah, per te quelle sbrodolata che ho copincollato da una tua “articolessa” è una cosa sensata? Bah…
2. A me della provincia di Bolzano e di quel che vi avviene al suo interno non me ne può fottere di meno, come pure di cadreghe e carriere. Non so se vale anche per te lo stesso discorso, vista la sindrome da “nondum matura est” che emerge da quasi ogni cosa che scrivi.
3. Il fatto che le cariche siano partitiche mi sembra un problema schifosamente nazionale, non locale. Correggimi se sbaglio. Perché invece di delirare su discriminazioni etniche etc. non fai una giusta battaglia su quello?
scusa eh superciuck ma se per te l’unico modo di fare carriera è quello di essere dirigente di una struttura pubblica sei messo male…
ma poi cosa credi che dove stai tu in germania i posti non siano assegnati in base all’orientamento politico???