Colpi di tosse

19 Agosto 2008

Nonostante vada in replica da oltre trent’anni, l’autonomia ha ancora un suo pubblico. Nel bene o nel male, la rappresentazione del contrasto etnico continua a piacerci. Con il passare del tempo, tutto ci è diventato familiare: il volto inceronato degli attori, le battute, i rumori in piccionaia, la fossa dell’orchestra, il sipario a tela, i colpi di tosse, la buca del suggeritore. Anche i discorsi in platea sono sempre gli stessi. Dopo un’ora di spettacolo, a metà del primo atto, un uomo calvo, seduto in terza fila, si rivolge al suo vicino: “Mi scusi: cosa stiamo vedendo stasera?” L’altro, evidentemente impreparato, dà un’occhiata al programma illuminandolo con una pila tascabile:

 ”Allora… veramente non so… dev’essere una specie di dramma… sulla questione sudtirolese. …la solita storia, credo…ecco…ci sono i tedeschi, gli italiani, i ladini…”.

“Anche i ladini? …Ne è sicuro?”

 ”Sì…però stanno in fondo, con qualche africano… Non si vedono bene…sono dietro la scena, nel sottopalco, fuori dal teatro”.

Al termine di ogni atto, quando le luci della ribalta si spengono, l’attenzione si sposta sul pubblico e gli spettatori osservano gli spettatori. “Eccoci! Siamo il popolo della platea, del loggione, della barcaccia!” Ci guardiamo a lungo, come per contarci. Ma niente paura: siamo tutti qui, incassati nelle nostre poltrone, con la schiena curva e la testa un po’ china. Fingendo di aggiustarci il nodo della cravatta, mangiamo senza ritegno pistacchi e noccioline. Alcuni di noi sono stanchi, altri semplicemente annoiati. Se non sapessimo che il teatro è casa nostra, ci piacerebbe tornarcene a casa. A un certo punto, quando un uomo vecchissimo, con due guerre mondiali alle spalle, si alza in piedi dalla seconda fila della galleria e dice: “Non lamentiamoci, signori. Non è davvero il caso. Stiamo anche troppo bene così”, noi ci guardiamo in faccia e capiamo: il grande racconto della separazione etnica è precisamente quel che ci unisce.

Dal botteghino si levano grida di consenso, poi viene servito il prosecco. Molti di noi, un po’ meccanicamente, si scambiano strette di mano. Anche la conversazione è quella di sempre: allorché il solito Bimbo, gonfiando le guance come una rana, imita il soffio di un vento, la mente del Progressista è attraversata da una corrente d’aria che cagiona uno sbattere di porte. È come se l’uomo si risvegliasse da un lunghissimo sonno: “Qui da noi” dice “gli anni Settanta furono un turbine, una perturbazione dell’anima, ma collettiva e incontrollabile, che fece vibrare le pareti del teatro”. “Per l’esattezza” ribatte il Conservatore “si trattò di un terremoto: i fiori secchi tremarono nei loro vasi. Forse tremarono anche i vasi, ma non ne sono più sicuro. Resta il fatto che si sentì come una scossa. Da una mensola di legno cadde un portauovo e si sbeccò”.

Dopo l’intervallo, accompagnati da una marcetta, gli attori ritornano sul palcoscenico. In platea cala il silenzio e l’atmosfera è allietata dai capricci multicolori delle luci stroboscopiche. Una cosa però balza agli occhi: sulla scena attuale non vi è sofferenza. Ognuno sembra assuefatto al proprio ruolo, ognuno recita distrattamente il proprio rancore. Come inebetiti, o sotto l’effetto di un potente narcotico, ci siamo abituati a convivere con questo modo di convivere.

21 Risposte a “Colpi di tosse”

  1. pepitosbazzegutti detto

    ho lasciato in un altro post di questo sito un commento che andava scritto qui, diceva: anche chi lo ha scritto fa parte delle comparse e ha il suo pezzo da recitare. ma non lo sa e finge a lui stesso (cioè senza sapere che finge) di essere fuori dalla commedia e di poterla raccontare.

  2. Étranger detto

    È tornato Luca Marcon.

  3. pepitosbazzegutti detto

    che sarebbe poi quel LM della querela. chi soffre di diluchite e chi soffre di marconite. appena ho un poco di tempo, ti ricopio un pezzo di slavoj žižek dedicato a chi vive nei blog e per i blog.

  4. Étranger detto

    Non soffro affatto di marconite (sul quale ho steso un velo pietoso da mesi). Però se Marcon si appalesa, lo riconosco. Non ci vuole molto.

  5. pepitosbazzegutti detto

    non marconite, una vera e propria fissazione. se hai dei conti in sospeso (come si capisce da quello che scrivi) dovresti cercare di regolarli. se continui ad appiccicare la stessa etichetta ad ogni fantasma che vedi girare, forse hai qualcosa che non va. ma restano sempre affari tuoi. a me interessano le idee. delle persone non me ne frega nulla. vedi tu.

  6. Étranger detto

    Non c’è nessun conto in sospeso. E da quello che scrivo non si capisce certo che io sia affetto da malattie che non ho (ringrazio il medico solerte, insomma, magari qualche linea di febbre ce l’ha lui).

    Anche a me delle persone importa poco, soprattutto se hanno delle idee (e allora io do la precedenza alle idee). I problemi nascono quando le persone non hanno idee (o piuttosto scadenti), allora generalmente la comunicazione “scade” a livello personale (e io vedo che tu questa tendenza ce l’hai).

    Ma volevamo parlare di idee, no? Beh, il tuo commento al testo di Loiny dimostra che non l’hai compreso. È del tutto evidente, infatti, che l’autore non contempla uno spettacolo del quale lui non fa parte (e certamente quel testo non è stato scritto per dirci: hey, io non sono della partita, vedetevela voi). Come ti ho già detto: lui (da comparsa, ma siamo tutti comparse) racconta solo un po’ meglio di altri (di altre comparse: ma di quelle che si credono protagonisti) il tipo di spettacolo nel quale siamo coinvolti. Tutti.

  7. Étranger detto

    Anzi, ti dirò di più (e di meglio). Nel testo scritto sopra, lo spettacolo (vero e proprio) neppure c’è (o ha bisogno di esserci). Basta che ci sia il pubblico, ad immaginarsene uno. È dunque fuori dal palcoscenico (“Eccoci! Siamo il popolo della platea, del loggione, della barcaccia!”) che avviene PROPRIAMENTE lo spettacolo.

  8. pepitosbazzegutti detto

    come dicevo, non me ne frega nulla ne di chi tu sia, ne dei tuoi modi. ripeto, affari tuoi.
    ciò che voglio affermare è che se veramente esiste uno spettacolo, o una messinscena, allora anche la parte di chi crede – si illude o viene illuso – di poter raccontare un poco meglio degli altri, è già compresa nel copione.

  9. Étranger detto

    Qui non c’è nessuno che si illude (o viene illuso) di essere fuori dal copione. Ma all’interno del copione è prevista per l’appunto la parte di chi racconta meglio di altri ciò che avviene sulla scena (una scena, l’abbiamo visto, che include chi guarda la scena). E se è toccato a Loiny recitare questa parte, penso che sarebbe bene che lei lo riconoscesse ed evitasse di regalarci analisi così rozze e scontate.

  10. pepitosbazzegutti detto

    come ho già detto, dei tuoi, dei suoi, deciditi, si decida, modi, non me ne frega nulla. perchè di te, di lei come persona, non me ne frega nulla.
    sul copione, non vorrei fosse così, ma temo sia così. è con angoscia che rilevo che se veramente esiste uno spettacolo, o una messinscena, allora anche la parte di chi crede – si illude o viene illuso – di poter raccontare un poco meglio degli altri, è già compresa nel copione. io non credo che sia un copione, ma che diventi un copione a causa (per colpa?) di tutti quelli che si ostinano a raccontarla come un copione. poi copione è uno dei tanti nomi che diamo alle cose per cercare di renderle comprensibili, no? altrove la defninirebbero in un altro modo, che so, heimat.

  11. pepitosbazzegutti detto

    come ti scrivevo, di te, di chi sei come persona, e aggiungo dei tuoi commenti che non hanno a che vedere con quanto si discute, non me ne frega nulla.
    è con angoscia che rilevo che se veramente esiste uno spettacolo, o una messinscena, allora anche la parte di chi crede – si illude o viene illuso – di poter raccontare un poco meglio degli altri, è già compresa nel copione.
    ma sono anche convinto che non esista alcun copione ed alcuna messinscena, mentre è un copione (o una messinscena) della realtà proprio il racconto che viene fatto.

  12. Étranger detto

    è con angoscia che rilevo che se veramente esiste uno spettacolo, o una messinscena, allora anche la parte di chi crede – si illude o viene illuso – di poter raccontare un poco meglio degli altri, è già compresa nel copione.

    Nessuno si illude o viene illuso, pensavo che l’avessimo appurato. Quindi anche la sua angoscia è fuori luogo: “Come inebetiti, o sotto l’effetto di un potente narcotico, ci siamo abituati a convivere con questo modo di convivere”.

  13. pepitosbazzegutti detto

    se ci penso ancora un poco, mi verrà pure una terza versione. per adesso scarto la prima e mi tengo la seconda. e mi tengo anche la posizione verso il mio attuale ed unico interlocutore.

  14. pepitosbazzegutti detto

    scusa, ma ci stiamo scrivendo addosso. pausa.

  15. Étranger detto

    “…ma sono anche convinto che non esista alcun copione ed alcuna messinscena, mentre è un copione (o una messinscena) della realtà proprio il racconto che viene fatto”.

    Oh, ma allora le cose sono semplici. Basta non prendere sul serio il racconto, oppure non ascoltarlo, lasciare che ammutolisca. Ammutolire (o non accendere discussioni come questa: chi ha cominciato?), ecco la soluzione. Lei, invece, perché ha così voglia di parlare?

  16. pepitosbazzegutti detto

    a dire il vero il racconto stava effettivamente ammutolendo (nessuno interveniva) sicchè ho pensato di chiedergli (al racconto) qualcosa.
    o se veramente esiste uno spettacolo, o una messinscena, allora anche la parte di chi crede – si illude o viene illuso – di poter raccontare un poco meglio degli altri, è già compresa nel copione, oppure non esiste alcun copione ed alcuna messinscena, mentre è un copione (o una messinscena) della realtà proprio il racconto che ne viene fatto.
    nel frattempo mi è venuto in mente un altro punto da approfondire, ma lo tengo per un dopo qualsiasi.

  17. Étranger detto

    È vera sicuramente la prima: “esiste uno spettacolo, o una messinscena, e anche la parte di chi crede – si illude o viene illuso – di poter raccontare un poco meglio degli altri, è già compresa nel copione” (ma con una piccola correzione, è bene ribadirla: chi ha scritto il racconto non si ILLUDE di non far parte del copione).

    Quindi questo è risolto.

    Volentieri ascoltiamo il prossimo punto da approfondire.

  18. pepitosbazzegutti detto

    no,non è risolto. il fatto che chi ha scritto il racconto non si illude di non far parte del copione, fa parte del copione. in altre parole la sua, chiamiamola, autocoscienza è semplicemente una delle caratterizzazioni del personaggio. ovvero la voce narrante.

  19. Étranger detto

    Si, va beh. Auguri.

  20. pepitosbazzegutti detto

    approfondisco. il fatto che lui (l autore) non si illuda, è la vera ed ultima grande illusione. a questo punto sarebbe il caso di leggere l opinione dell autore del pezzo.

  21. pepitosbazzeguttis detto

    sono stato precipitoso, correggo.
    il fatto che lui (l autore) creda di non illudersi, è la vera ed ultima grande illusione. forse nemmeno l ultima.

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