Sugli italiani

29 Agosto 2008

 

 

 

 

Come sanno tutti quelli che almeno ci hanno provato, dire qualcosa di sensato e condivisibile su temi generali del tipo “gli italiani sono…” è molto più difficile di quanto sembra (non per ultimo: tutti pensano di poter dire qualcosa a riguardo, ma quel che ne scaturisce non è molto di più che una semplificazione indebita di pregiudizi irriflessi, estensione personale di un “sentito dire” che può essere sempre falsificato da mille esempi contrari).

Per contrastare dunque la tendenza alla generalizzazione, pur mantenendo la volontà di affermare qualcosa di generale, esistono diversi metodi, tutti forse criticabili, ma nondimeno irrununciabili.

Il primo è la rilevazione statistica, per esempio quella che si basa su questionari utili a “fotografare” opinioni o tendenze (si tratta ovviamente di un primo passo, ché i dati rilevati devono poi essere interpretati e relativizzati in base all’analisi del campione esaminato e della fonte che ha curato la rilevazione stessa).

A proposito degli italiani dell’Alto Adige: chi non vi assocerebbe immediatamente, per caratterizzarli, il tema del “disagio”? Eppure, in base ad una recente inchiesta, le cose sembrano stare diversamente:

http://www.stol.it/nachrichten/artikel.asp?ArtID=123078&p=1&KatID=fa&SID=532213685958649384

(Va da sé che questo potrebbe rappresentare anche un invito subliminale – ma neppure troppo – ad avallare la politica provinciale in un momento di crisi del suo quoziente tradizionale di consenso…).

A mio giudizio però le osservazioni più intelligenti non provengono dalle indagini statistiche, ma dal contributo di alcuni scrittori e intellettuali particolarmente sensibili a sondare l’animo e il comportamento dei loro simili.

È il caso di Giuseppe (Beppo) Pontiggia, lo scrittore bergamasco scomparso purtroppo cinque anni fa, il quale spicca senz’altro per capacità di ritrarre efficacemente vizi e virtù del popolo italico.

Nel suo libro “Prima Persona” (Mondadori) si leggono tre paginette folgoranti dedicate alla fenomenologia di un termine capitale per comprendere quello di cui ci stiamo qui occupando: Ascesa e declino del fesso. Inizia così: “Fesso, in Italia, è una parola chiave. Non c’è aggettivo che lasci altrettanto trasparire controluce – nella sua ascesa tra Otto e Novecento e nel suo attuale declino – la storia di una nazione”. Sarebbe inutile tentare di riassumere in poche parole il contenuto di questo meraviglioso articolo, anche perché esso è inscindibile dal “modo” della sua esposizione (Pontiggia è davvero un grande scrittore e merita di essere letto, più che citato). Spero che qualcuno di voi abbia voglia di farlo.

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Approfitto di questo post per segnalarvene un altro (non è esattamente un off topic, anzi): Valentino Liberto, nel suo blog (recentemente offerto in una nuova ottima veste), ha composto una risposta fiume ad un intervento altrettanto fiume di Carlo/Karl Berger (quando si parla di Berger si parla sempre di fiumi). Si tratta di un contributo di notevole spessore (quello di Valentino, dico):

http://blaun.wordpress.com/2008/08/28/identite/#more-339

9 Risposte a “Sugli italiani”

  1. GattoMur detto

    A proposito degli “italiani di Bolzano”: ieri, una tantum, ho acquistato l’Alto Adige (il quotidiano) e ho visto, leggendo le lettere, che praticamente i bolzanini si sono trasformati tutti in grandi espertoni d’arte (sulla rana, su Manifesta, etc.).
    Le ho lette assieme alla mia compagna, che alla fine ha esclamato: “Non è vero, come dici tu, che gli italiani di Bolzano mediamente non sanno il tedesco. Non sanno l’italiano, piuttosto”.

  2. luca.fazzi detto

    il sondaggio metodologicamente fa pietà. Direi che il solo citarlo rischia di essere “più che un errore (cito Geertz a memoria) un crimine”.

  3. Étranger detto

    Grazie a dio non mi occupo mai di sondaggi. Meglio, molto meglio Pontiggia.

  4. Étranger detto

    A parte questo. Effettivamente il sondaggio in questione “puzza” di esca lanciata all’elettorato di soccorso (pronto soccorso) italiano. Cinque anni fa, se non sbaglio, la Svp pescò prorio a Bolzano quel salvagente che le evitò il collasso patito in molti luoghi della periferia. Adesso il bisogno di incamerare quanti più voti italiani è più urgente che mai. Con il centrodestra ridotto nello stato che sappiamo, qui il PD potrebbe operare un drenaggio interessante…

  5. Étranger detto

    Questo thread mi sembra il luogo appropriato per pubblicare un mio vecchio editoriale (scritto più di un anno fa) e per questo ancora non presente sul blog.

    Lettera agli italiani (sulla democrazia in Sudtirolo)

    Digitando su “Google” la parola “democrazia” vengono fuori circa 7.900.000 risultati. Sono le occorrenze di questo termine nei vari siti censiti dal più utilizzato motore di ricerca della rete. La prima pagina segnalata rimanda all’enciclopedia “Wikipedia” e, nel caso specifico, questa si apre con una citazione di Walt Whitmann: “Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto”. Per risvegliare il senso “dormiente” della parola democrazia, per metterla in atto, occorre dunque prima di tutto vederla non come una vuota impalcatura istituzionale fondata, poniamo, sulla ritualità di consultazioni elettorali periodiche, bensì come una possibilità di aprire a strati progressivamente più ampi di cittadini la partecipazione alle scelte che riguardano tutta la collettività.

    Se valutiamo la qualità di una democrazia dal punto di vista della partecipazione, è certo che nel nostro Sudtirolo il problema maggiore è ancora costituito dalla subordinazione dei fondamentali meccanismi di selezione e rappresentanza politica a logiche che funzionano sempre parzialmente, perché invece di puntare ad un bene “comune” si frantumano invariabilmente nelle orbite contrastanti dei diversi gruppi linguistici. Sono particolarmente gli “italiani”, vale a dire la minoranza territoriale, a soffrire di questa situazione e a risentire gli effetti della “discriminazione positiva” che, stabilita originariamente per tutelare il gruppo di lingua tedesca, li ha in pratica ridotti a brancolare tra due opzioni apparentemente divergenti, ma in realtà parimenti asfittiche o comunque illusorie: o unirsi per opporsi al potere (etnicamente accentato) della maggioranza, oppure unirsi per integrarlo e renderlo così un po’ meno schiacciante.

    Come si esce da questo vicolo cieco? L’unico modo è quello di forzare la logica delle appartenenze e sostenere – dal basso, visto che dall’alto le proposte non sono poi molte – ogni iniziativa capace di sottrarci all’automatismo che ci ha portato ad accettare un Südtirol dei Südtiroler e un Alto Adige degli altoatesini. Altrimenti continueremo a guardare malinconicamente scorrerci davanti il fiume della storia aspettando che un giorno passi il nostro cadavere.

  6. Contributo di Valentino, di “notevole spessore” Ho già esaminato le sue prime affermazioni e mi sono proposto di inviargli copia della “Bigliografia” della mia opera antologica sulla “Terra lungo l’Adige e fra i monti”
    Ma m’è anche parso doveroso dirgli:
    “Gia lo sai che ho la ferma intenzione di rispondere parola per parola alle tue “controdeduzioni”, che, tuttavia mi sembrano costantemente inspirate ad un’unica volonta: contraddire sempre e dovunque, esibendo una superiorità spavalda, un livore politico non meglio definito, anche se so che sei dei verdi”, una ostentazione di ogni-scienza che non si ferma neppure davanti ai “sacri testi” degli storiografi più accreditati. Nei tuoi ragionamenti passi con disinvoltura dall’analisi storica a coinsiderazioni delle “identità mutevoli e complessive del giorno d’oggi”. In amicizia voglio quindi ripeterti: volentieti dedicherò qualche ora del mio tempo a cercare di capire i tuoi dubbi, e darmi ragione delle tue acerbe accuse ecc. ma TI PREGO DI CAMBIAR TONO CON ME: non sono un TUO NEMICO, non sono neppure, mi pare, uno sprovveduto, sono semplicemente uno studioso. E come tale ti prego di rivolgerti a mè, civilmente, con rispetto e senza complessi di superiorità.
    Se sei con mè d’accordo continua pure con serietà e rigore storico la tua disanima e la tua ritica, alle quali tengo molto, ed io ti risponderò.
    Attendo, se credi opportuno, il tuo E-MAIL. Saluti.

  7. Étranger detto

    OK. Ma io cosa ci combino, scusa?

  8. ladinia detto

    berger, hai una retorica così antiquata, mamma mia.

  9. detto

    Ich bin Verschwörungstheorien nicht grundsätzlich abgeneigt, daher will ich gar nicht behaupten, dass eure falsch ist. Nur so viel: Diese Umfrageergebnisse decken sich einigermaßen mit denen der jüngsten ff-Wahlumfrage. Und die ff steht wohl nicht auf dem Gehaltsbuch der SVP!?

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