20 novembre: Flaiano in Sudtirolo
20 Novembre 2008

Lui tiene la bicicletta con la mano sinistra e con la destra lei. Lei lo guarda con indifferenza. I due, molto semplicemente, non si baciano da troppo tempo. Le loro voci si sovrappongono alla voce del fiume che borbotta. Io ascolto. “Cosa si mangia stasera?” chiede il marito. E la moglie: “Lingua di vitello all’agro, affumicati tirolesi, minestra di grano saraceno, Schlutzkrapfen, arrosto di capriolo con mirtilli rossi e Buchteln a volontà”. “Non vorrei essere scortese, ma non ti sembra un menu troppo no global? Una roba così si potrebbe gustare solo indossando un Tracht del 1850. E poi è difficilissimo mangiare la minestra di grano saraceno senza togliersi il cappello piumato. C’è sempre il rischio che una penna ricurva di gallo forcello ti finisca nel piatto“. “Che palle! Saresti in grado di politicizzare anche un Big Mac“. „Il Big Mac è politica allo stato puro, mia cara! Non ci vuole una laurea per capire che quella specie di gomma sintetica a forma di panino è messa lì dai grandi potentati economici per cancellare la toponomastica del gusto“. „Sì, fra un po’ verrà fuori che il Big Mac è peggio di Tolomei“. „È inutile che tu faccia la gnorri,“ insiste il marito „ogni volta che ti porti alla bocca uno di quei puzzolentissimi medaglioni di manzo tritato il tuo apparato boccale diventa un tritacarne adibito alla masticazione di foreste amazzoniche. Lo capisci questo? I tuoi denti mordono come multinazionali, la tua lingua è la Banca mondiale, il tuo palato si trasforma nel Fondo monetario internazionale, le tue gengive dipendono direttamente dall’Organizzazione mondiale del commercio!“. “Sì vabbè… Stasera cosa mangiamo?“. “Il tuo menu va benissimo, solo che lo contaminerei con qualcosa di esotico. Capisci cosa intendo? Ci vuole un piatto che provochi una rottura, una vivanda che spezzi la monotonia del paesaggio gastronomico tirolese“. “Fammi un esempio concreto”. “È molto semplice: sostituirei gli Schlutzkrapfen con dei vermicelli alla puttanesca”. “No, con i vermicelli non si va da nessuna parte. È da anni che non hanno più alcuna funzione straniante. E poi i primi piatti non se li fila nessuno. Sono roba da riformisti senza attributi. Se proprio vuoi essere politicamente scorretto, devi prenderti le tue responsabilità e andare fino in fondo”. “Non mi starai mica proponendo di eliminare dal menu l’arrosto di capriolo con mirtilli rossi?”. “Esattamente. Per sostituirlo con un piatto di pesce di mare”. “L’idea mi piace, è senz’altro eversiva. Che ne diresti di una bella orata al cartoccio?”. “Banale. Io punterei su qualcosa di più trendy, come una coda di rospo su letto di spinaci, o addirittura un rombo con salsa al curry e peperoni”. “E se invece optassimo per un menu vegetariano? Finocchietti selvatici, cuori di radicchio, indivia riccia, denti di leone…“. „Mi pareva di avertelo già detto: l’insalata mista, soprattutto se biologica, è una finestra storica chiusa. Ormai lo sanno tutti che Alexander Langer è un’invenzione dell’imperialismo italiano. Si comincia con l’insalata mista, magari condita con balsamico di Modena e olio del Garda, e si finisce col parlare di scuole miste davanti a un poster di Mussolini che accarezza un leoncello. Comunque mi sono rotta di questa faccenda del cibo. Perché non parliamo di musica una buona volta? Te piase Subert o preferisi il Betoven?“. “Tesoro, non tergiversare! Lo sai anche tu che il Sudtirolo va cambiato da cima a fondo. E se non si inizia dal cibo, da dove vuoi cominciare?”.
Poi i due si congedano. La moglie procede diritta, costeggiando il corso del fiume, il marito gira a destra verso il centro, dove si montano con grande anticipo le prime luci natalizie. In realtà, pur prendendo direzioni diverse, i due coniugi percorrono lo stesso vicolo cieco: il marito si reca a deporre una corona di alloro sullo zoccolo di un monumento fascista, la moglie va a sentire una conferenza tenuta da un generale tedesco in pensione con trascorsi nella Wehrmacht. Stasera probabilmente non mangeranno, ma avranno un sacco di cose da raccontarsi. Ad esempio che Ennio Flaiano morì a Roma il 20 novembre 1972. Qualche settimana prima, alla fine di ottobre, aveva scritto un pezzo di costume quasi identico a questo.
@ Loiny
Non poteva esserci un più bello e giusto ricordo di Flaiano.
Un ricordo non cristallizzato e imbalsamato nella freddezza di una trenodia di circostanza, ma uno splendido modo di rendere la pienezza della presenza e dell’intelligenza. Un far riemergere, vivo, Flaiano dalle sue pagine, per fargli descrivere le terribili, contraddittorie, confuse aporie del presente.
Un presente segnato dall’assenza, da una comunicazione che separa come si divaricano le strade ed i percorsi, soprattutto in terre considerate liminali, di confine, dove il confine non è solo un segno sulla carta geografica, ma è soprattutto la barriera che ognuno innalza intorno a sé.
Grazie, Loyni, grazie per essere così acutamente e sensibilmente evocativo nei tuoi “foglietti sudtirolesi”.
E voglio aggiungere al mio grazie, un regalo.
http://it.youtube.com/watch?v=NPPRBZs8mr8
@ Belfagor
L’apertura di questo “foglietto” è la traduzione giustamente scorretta di una poesia di Kaser (“weiden am rienzdamm“). Il resto è un esercizio à la maniere de Pierre Menard su un pezzo di costume di Ennio Flaiano („Vestirsi“). Questo per dire che apprezzo i tuoi complimenti, ma che li giro senz’altro ai due grandi autori sui quali mi sono esercitato.
La poesia di Kaser è questa:
es wird nacht werden
er hat sein fahrrad in
der linken
in der rechten sie
strebt zu ihm hoch
ganz einfach
kuessen sie sich
ich
seh das
Stasera, per ricordare Flaiano, rinuncerò ad „Anno zero“ e mi riguarderò “Un amore a Roma” di Dino Risi. È uno dei miei film preferiti. Prova a indovinare chi ha scritto la sceneggiatura…
Loiny, quanto dici non ridimensiona affatto il tuo foglietto, né sminuisce il tuo contributo…Quanto alla sceneggiatura…è facile. La versatilità di Flajano si esprimeva anche così. Grazie per la poesia, davvero evocativa