Fucili e cannoni

7 Aprile 2008

Si sa, Bossi è uno che ama “spararle” grosse, per cui che parli di fucili va messo nel conto. Come leggiamo dai giornali, il cosiddetto senatür  ha minacciato di ricorrere alle armi se non saranno ristampate le schede elettorali che, a quanto pare, potrebbero generare confusione nell’elettorato.

Devo dire che questa cosa delle schede elettorali confuse non mi appassiona. L’argomento in sé l’ha sviscerato oggi bene Francesco Merlo su La Repubblica, ma per uno come me (ancora indeciso su cosa votare) il problema della confusione sta a monte e non a valle, quando sarò (se sarò) ormai entrato nel seggio.

Rimane un fatto. Se vince il Popolo delle Libertà Umberto Bossi dovrebbe ricoprire l’incarico di Ministro delle Riforme. Sembra uno scherzo, ma è così. Bossi Ministro delle Riforme. E a Calderoli (il quale ha commentato in questo modo: “Veltroni ha qualcosa da dire sui fucili? E allora gli porteremo i cannoni! Se le istituzioni non difendono la democrazia ci penserà il popolo”) quale Ministero gli daranno? La Difesa?

Libellule II

3 Aprile 2008

Stamani, sul Corriere dell’Alto Adige, Ferruccio Cumer ha pubblicato una replica indiretta al mio editoriale di martedì. In sostanza la tesi di Cumer è questa: non è possibile proporre a dei ragazzetti non ferrati in materia né particolarmente esperti linguisticamente una pappardella sulle libellule. Se si annoiano e sbadigliano e fischiano il caso è da rubricare sotto il capitolo generale della “maleducazione” e non in quella dei problemi legati all’apprendimento del tedesco o, come invece io sostengo, ad un atteggiamento fondamentalmente sbagliato nei confronti dell’altro e delle difficoltà specifiche dell’educazione interculturale. Cumer, in poche parole minimizza e, anzi, rilancia accusando chi ha operato quella scelta (invitare qualcuno a tenere una relazione in tedesco) di aver agito con superficialità.

Sconcertante Problematica però è a mio avviso la fine dell’articolo, che riporto anche qui:

Sì, far imparare il tedesco ai ragazzi italiani e l’italiano ai tedeschi, in Alto Adige, è un bel problema. Lo è soprattutto perché da anni e anni non si parla d’altro. Perché non adottare una linea fatta di understatement la quale, forse, permetterebbe di far capire a tutti che, come diceva un mio caro collega, il tedesco è solo una bella e importante lingua europea che casualmente si parla anche qui da noi, e che per impararla basta studiarla?

Secondo Cumer, dunque, in Alto Adige non si imparano le lingue perché se ne parla troppo… Se smettessimo di parlarne, se smettessimo di dire continuamente che c’è un problema con le lingue, sembra argomentare Cumer, tutto si risolverebbe. Mi viene in mente la canzone di Jannacci (mi pare fosse lui) che diceva: “quelli che… quelli che… quelli che con un bicchier d’acqua passa tutto: anche il cancro”. Ma non vorrei andarci giù troppo pesante. Almeno fino all’ultima frase. Quella che ho evidenziato in neretto. Il tedesco, qui da noi, in provincia di BOZEN-BOLZANO, è una lingua che si parla casualmente? CASUALMENTE? Della serie: cari ragazzi, c’è una lingua che viene parlata dal 70% dei vostri conterranei, che è indispensabile per poter lavorare, per ricoprire cariche di un certo prestigio… comunque non preoccupatevi… fate finta che si tratti di una lingua come le altre (una a caso: cinese, portoghese, lituano…) e vedrete che tutto andrà a meraviglia. Olè.

Ecco il testo dell’articolo di Ferruccio Cumer

E questa è la lettera che Valentino Liberto ha pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige a sostegno della mia interpretazione

Io sfido chiunque

2 Aprile 2008

Sì, sfido chiunque - dopo aver letto questo - a negare che l’Italia politica dovrebbe farci il piacere di smettere di esistere per una cinquantina d’anni. Poi, con calma, se ne potrebbe nuovamente riparlare.

Dal sito di Repubblica:

La notizia ha messo subito in allarme i leader politici impegnati nella campagna elettorale. “Sarebbe un dramma per il paese perdere ulteriore tempo - ha commentato Silvio Berlusconi - Faccio un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale”. “Ma allo stesso tempo - ha aggiunto - chiedo alle tv di recuperare gli spazi per la Dc di Pizza”. Francesco Storace, segretario de La Destra, parla di “clamoroso autogol” del Cavaliere. “Sono settimane - ha detto Storace - che Berlusconi offende gli italiani dicendo che si vota per lui o per Veltroni e adesso si deve inginocchiare di fronte a un simbolo che ha inventato per dar fastidio a Casini, per evitare il rinvio delle elezioni. Arriva persino a invocare i media di dare spazio alla Dc, dopo aver preteso l’abrogazione della par condicio. E’ proprio vero dopo Mortadella, arriva Pizza”.

Dio dà la vita ad Adamo 

Essendo stato a Parigi mi sono perso la “notizia” del fine settimana (ne do conto in base a questa fonte, utilizzando cioè una versione palesemente “di parte” e invitando chi può a postare il link o l’articolo dello Spiegel citato da Il Giornale) .

È evidente che sarebbe bene avere completa chiarezza sulla destinazione di questi fondi. Se i soldi infatti sono stati elargiti al fine di “finanziare il separatismo” la cosa è ben più grave dell’altra interpretazione, quella cioè che identifica gli “aiuti” provenienti dalla Germania come un mero contributo culturale [leggi]. Certo, esiste la possibilità di offrire una lettura “sintetica” di queste due ipotesi, ed è quella cioè che ci fa considerare il sostegno ad una determinata attività culturale come propedeutica (se non addirittura preliminare) all’attività politica. Sarebbe interessante discuterne, anche se temo che a livello istituzionale non ci sia l’interesse per farlo.

Nell’articolo di stol.it citato c’è una frase, attribuita a Durnwalder, che a mio avviso merita di essere evidenziata:

Italien gibt oder gab z.B. Geld für die italienische Minderheit in Istrien und für die Italiener in unserer Provinz, da sie zur Minderheit in Südtirol erklärt wurden.

La mie domande (autentiche: cerco una risposta) sono queste:

Agli italiani che vivono in questa provincia venne attribuito lo status di minoranza?

Quando?

Da chi?

Mediante quali atti ufficiali o ufficiosi?

In che senso vennero forniti questi aiuti, chi ne beneficiò?

Quando sono cessati?

Perché?

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Una interessante “Ergänzung” a questa vicenda la si può leggere [QUI]. Interessante soprattutto evidenziare ancora una volta la scelta delle parole:

Die bundesdeutsche Regierung hat den kulturellen Wiederaufbau in Südtirol mit “verdeckten” Zahlungen unterstützt. Rom dürfte aber trotzdem darüber informiert gewesen sein - und schwieg u.a. auch, weil es mit dem Paket im Rückstand war. Dies vermutet der Innsbrucker Zeithistoriker und Uni-Professor Rolf Steininger.

Come sarebbe a dire VERMUTET??? Non sarebbe il caso che Steininger, visto che non fa altro che leggere e pubblicare quintali di documenti specifici, s’informasse un po’ meglio?

Tenetevi forte

16 Marzo 2008

Attenzione! Pecore.

Tenetevi forte cari amici di SegnaVia, cari amici che, come me, pensate o almeno sperate che un altro Sudtirolo sia possibile. Quello che sto per farvi conoscere infatti dimostra che per avere, per riuscire ad avere effettivamente un “altro Sudtirolo” dovranno passare non giorni, non mesi, non anni, non secoli, non ere. Ma probabilmente eoni.

Prima però una piccola divagazione (un minimo di suspense, il momento è solenne…).

Stasera ho cenato insieme a Loiny all’Oste Scuro (Finster Wirt). Brodo di manzo con ravioli ripieni di cervella (per me), zuppa al vino della Valle Isarco (per Loiny). Abbiamo poi preso entrambi un’ottima faraona con carciofi e polenta (annaffiata da un gradevole “Ripassa” di Zenato), quindi i dolci. Variazione di strudel e gelato alle mele (per me), mousse al cioccolato (Loiny). Sulla via del ritorno ci siamo fermati a guardare la fine della partita Roma-Milan (2-1 per i capitolini) in un bar. Poi i saluti. Ottima serata, dunque.

Ecco, finita la divagazione vengo al punto.

Arrivato a casa ho acceso il computer, ho fatto il solito giro dei blog e ho trovato questo: [leggi con grande attenzione]. Questo testo è per me una sorta di regalo. E in effetti deve averlo pensato anche la curatrice del blog, ché non l’ha lasciato languire alla stregua di un semplice commento, ma ha intuito che qui c’era tutta la potenzialità per meritarsi addirittura l’apertura di un thread. La comprendiamo. Perché davvero questo articolo riesce a sintetizzare nel miglior modo possibile e in un linguaggio paradigmatico tutto il cumolo di stronzate e di castronerie che il povero gruppo linguistico italiano è riuscito a produrre dal dopoguerra (diciamo dal minuto successivo alla firma dell’accordo di Parigi) fino alle recenti lamentazioni, ai belati di dolore diffusi in margine al cosiddetto “caso Ellecosta”. L’analisi che questo Re Laurino dispiega è talmente sballata da risultare quasi commovente.

Ovviamente bisognerebbe commentare punto per punto, parola per parola, tutto quello che lui è riuscito a dire. Ma l’ora è tarda e dovrò accontentarmi soltanto della prima frase (peraltro: proprio alla “luce” di quella prima frase è possibile comprendere il castello di idiozie che via via l’autore è andato poi costruendo).

Ecco l’esordio di cotanta miseria:

Il genio italico e la sua capacità lungimirante ha messo l’ Autonomia sotto la protezione dell’ONU.

Ecco. Capito? “Il genio italico e la sua capacità lungimirante ha messo l’ Autonomia sotto la protezione dell’ONU”. Qualcuno si ricorda come andarono in realtà le cose? Io mi ricordo che negli anni cinquanta il “genio italico” aveva cercato di risolvere la questione sudtirolese affidandosi agli uffici della Regione Trentino-Alto Adige e basandosi così su una interpretazione alquanto difficoltosa della parola inglese “frame” [approfondisci]. È probabile che qualcuno abbia parlato al nostro Re Laurino di Odorizzi, ma evidentemente non è stato convincente. Se lo fosse stato, Re Laurino avrebbe compreso che il “genio italico” non fu affatto così lungimirante. Infatti di lì a poco si ebbero alcuni fatti non propriamente edificanti. Edificanti, ecco la parola. Chissà cosa pensa Re Laurino della politica edilizia degli anni cinquanta, riferita al Sudtirolo. Chissà se Re Laurino apprezza davvero la lungimiranza di Giuseppe Togni. Ecco, perché Re Laurino non si informa un po’ su Giuseppe Togni, perché non ricostruisce il contesto? E vogliamo parlare finalmente dell’ONU? Quando, come, perché e per merito di chi la questione sudtirolese varcò l’oceano e venne discussa in quel lontano consesso?

Re Laurino ha scritto probabilmente quella frasetta (”Il genio italico ecc. ecc.”) di getto. Magari sulle ali dell’entusiasmo da neofita. Se avesse aspettato un po’ e fatto una piccola ricerchina in internet avrebbe evitato di pestare (parlando con pardon) una cacca. Ma noi - che siamo magnanimi - vogliamo aiutarlo. Insomma: quando, come, perché e per merito di chi la questione sudtirolese divenne un tema da trattare all’Onu? Grazie alla lungimiranza del genio italico? Nient’affatto. Caro Re Laurino, caro somaro, andò così (spero tu sappia leggere questo tedesco da prima elementare):

Seit dem Staatsvertrag 1955 war Südtirol außerdem zentrales Thema der Außenpolitik Österreichs, so dass das Südtirol-Problem nach diversen erfolglosen Sondierungsgesprächen zwischen Rom und Wien erstmals auf die Tagesordnung der UN-Vollversammlung kam. Mit der UN-Resolution 1497/XV vom 31. Oktober 1960 wurde festgestellt, dass der Pariser Vertrag bindend sei und dessen Punkte einzuhalten seien. Italien erklärte sich zwar zur besseren Durchführung des bestehenden Autonomiestatutes bereit, in der Praxis änderte sich aber kaum etwas.

Die immer heftigeren Anschlagsserien durch den Befreiungsausschuss Südtirol führten jedoch zu einer Eskalation, die mit einem Veto Italiens zum EWG-Beitritt Österreichs ihren Höhepunkt erreichte. Der Streit zwischen den beiden Staaten kam schließlich im November 1961 erneut vor die UNO, die die Resolution von 1960 bestätigte.

È chiaro che se uno comincia a scrivere un testo dicendo che “Il genio italico ecc. ecc.” anche il resto non potrà riuscirgli meglio. E infatti le fregnacce che Re Laurino ha continuato a inanellare sono un prodotto di quello sconcertante esordio (ne riparleremo).

Finisco con una domanda: come è possibile che gli italiani dell’Alto Adige possano anche lontanamente sperare di migliorare la propria condizione se non cominciano almeno a conoscere a grandi linee la storia della terra nella quale vivono? C’è qualcuno che si assume l’onere (di onore, mi sa, ce ne sarà poco) di far comprendere a questi disgraziati come stanno le cose?

Nota: chi volesse avere documenti “empirici” su quanto gli italiani siano drammaticamente ignari di tutto ciò che riguarda la storia locale, clicchi [QUI].

P.S. Ho il fondato timore che il prode Re Laurino si sia accorto che questa domenica delle Palme non abbia accresciuto molto la considerazione del mondo nei suoi confronti. Infatti ha chiesto alla sora Concetta di eliminare il suo “articolo” dalla prima pagina del blog nazional-cittadino e spostarlo in una posizione più defilata.

Per questo motivo (onde prevenire l’eventualità che quel capolavoro venga magari del tutto rimosso) l’ho copiato e lo rendo disponibile qui: [Re Laurino Dixit]. Queste sono cose che vanno tutelate e messe a disposizione degli studiosi.

Ecchilallà

Svegliarsi la domenica mattina e ridere così tanto non mi capitava da anni. Il motivo è semplice e potete leggerlo [QUI]. Biancofiore in Campania è una trovata che mette davanti agli occhi di tutti - e nel modo più brutale - la contraddizione tra una politica pensata in funzionie del territorio e una politica invece aliena da tutto, interessata soltanto a distribuire persone e risorse in base a complessi meccanismi di compensanzione e di lottizzazione, per la quale insomma Acerra è sostanzialmente uguale a Cantù, Poggibonsi identica a Gorizia. Biancofiore in Campania è la stessa cosa che Nitto Palma in Sudtirolo*. L’unica cosa positiva, mi pare, sarà questa: finalmente Biancofiore avrà la grande occasione per vedere (o annusare) più da vicino in che cosa consistano talvolta i “disagi” della popolazione. Quelli veri. Se poi ovviamente venisse eletta potrà - come fanno tutti - fregarsene del suo collegio d’elezione e annegare il dolore nei cocktail serviti ai ricevimenti dei palazzi romani. E i colleghi meridionali, guardandola, bisbiglieranno: “… però, ‘na bella guagliona, nu poco crucca pperò… chissà pecché cazzo l’avevano mandata giù da noi: dalle montagne delle Dolomiti a quelle de munnezza nun dev’essere stato facile”.

* Come notava giustamente Campostrini sull’AA di oggi, non è poi tanto vero che il commesso viaggiatore Nitto Palma sia passato da Bolzano senza colpo ferire. Il defenestramento della Biancofiore è sicuramente stato effettuato su consiglio del Nitto Palma, il quale ha probabilmente visto in quale razza di vicolo cieco politico si era cacciata la dirigenza di FI sotto la gestione della bionda ex pupilla di Frattini. Il risultato è comunque lo stesso: a Bolzano il gruppo linguistico italiano fa una politica prevalentemente (e in alcuni casi esclusivamente) diretta da Roma. Ma aspettare un Castelfirmiano da parte degli italiani è purtroppo pura utopia.

Leggi anche:

http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=909

http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=794

http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=238

E per finire una dedica :) :

http://de.youtube.com/watch?v=1r4iDA-iOL4&feature=related

Silvio Bugiardoni

23 Febbraio 2008

Ma va da via il cül

La tecnica è nota. Dire una falsità e ripeterla fino a che non si sarà trasformata in una verità condivisa. Anni fa, quado il “padrone” glielo permetteva, ricordo un Vittorio Sgarbi*** con la bava alla bocca che abbaiava dagli schermi di Canale 5 il suo j’accuse contro i magistrati:

Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini! Assassini!Assassini! Assassini! Assassini!

Ma il “padrone” non era ovviamente da meno. Anche lui conosceva benissimo l’arte della ripetizione ad oltranza di panzane che dovevano per così dire scardinare il cervello degli itagliani.  Salvo poi, all’occorrenza, ritrattare tutto improvvisamente con quel sorriso da imbecille che gli fiorisce spontaneamente sulla bocca. È successo per esempio a Matrix (stando alle cronache). A Matrix (ospite del suo dipendente Mentana) Berlusconi pare abbia detto: “Mai fatta campagna elettorale contro i comunisti, è una piaga dell’informazione italiana“.

Ma come? Mai fatta campagna elettorale contro i comunisti? [Guarda e svieni] [Rinvieni e poi svieni di nuovo

Con sgomento mi chiedo: ma una balla così enorme quante volta dovrà essere ripetuta (da qui ad aprile) per diventare senso comune?

*** 

A volte ritornano

22 Febbraio 2008

L'ippopotamo  

Leggo che Ciriaco De Mita, escluso dalle liste del PD, è ancora incazzato come una bestia e vorrebbe lavorare a rifondare la Democrazia Cristiana. De Mita, che va per i novanta, ha in mente una “nuova” DC.

Leggo anche che un gruppo di nostalgici (tra i quai Marco Rizzo, Franca Rame, Margherita Hack e - ahimè - Gianni Vattimo e - ahimè ahimè ahimè - Cristiano Lucarelli….) sono contrari alla scomparsa del simbolo comunista (falce e martello) dal simbolo della sinistra unita (o arcobaleno). Nel gruppo c’è anche Marco Baldini, la spalla di Fiorello. Dice Baldini: “ho sempre votato a sinistra, da ragazzo a Firenze ero un forchettone arruffapopolo. E quel simbolo per me ha un valore romantico: mi ricorda la mia infanzia, come l’ippopotamo dei pannolini o il grissino del tonno“.

Mi sembrano dichiarazioni, quelle di Baldini, di un certo rilievo. Il simbolo comunista a lui (e forse a molti) non ricorda il gulag e la dittatura, non ricorda la cortina di ferro e l’Ungheria, non ricorda Praga e Bucarest. E neppure gli ricorda le lotte per i diritti dei lavoratori, l’antifascismo, la questione morale. No. A lui il simbolo piace perché gli ricorda l’infanzia, l’ippopotamo dei pannolini o il grissino del tonno

Ha detto Marco Rizzo: “alle prossime elezioni i fascisti avranno la loro visibilità, come i democristiani, i socialisti e forse addirittura Mastella. Davanti al popolo bisogna presentasi con la propria faccia“. E pazienza se la faccia assomiglia a qualcos’altro.

Kosovari de noantri

21 Febbraio 2008

Mario Borghezio in uniforme 

Ah, la suggestione delle “bandiere lontane“! Gente incapace di tutto - se non di ruminare all’infinito il luogo comune dell’appartenenza in base alla quale ci si vorrebbe razzisticamente staccare dagli “altri” - guarda (sospirando d’invidia) all’evoluzione sempre più balcanica dei già balcanizzatissimi Balcani (e gli albanesi del Kosovo diventano un modello: gli albanesi, altrimenti presi volentieri a cannonate quando si avvicinano troppo alle coste pugliesi).

Prendiamo i leghisti (cioè il partito di raccolta dei celebrolesi): da Roma (sigh!), Giorgetti e Bobo Maroni contestano l’indipendenza del Kosovo (sarebbe “il primo Stato islamico d’Europa!”); da Strasburgo (sigh!!), l’ineffabile Borghezio ci dice invece che il Kosovo “può essere un esempio per la Padania” (ah, la Padania: un’entità immaginaria i cui confini sono individuati dagli errori di sintassi geopolitica di un gruppo di alcolizzati). E da Bolzano (sigh!!!)? Cito il Corriere dell’Alto Adige, che ha avuto la non brillante idea di raccogliere il suo “pensiero”: in attesa delle decisioni dell’Italia (che pare voglia riconoscere il nuovo Stato), il segretario della Lega Nord altoatesina Kurt Pancheri è preoccupato per il pericoloso effetto domino che potrebbe verificarsi. “E se anche il Sudtirolo - si domanda il lucidissimo Pancheri - chiedesse l’indipendenza visto che chi vi abita è di lingua tedesca? [nota mia: italiani e ladini sono, per Pancheri, un optional: lui incluso?]. L’Italia sarebbe tutta d’accordo [altra nota mia: ma questo qui stava telefonando da un istituto d'igiene mentale? Ma sentite, ora viene il meglio...]. La dichiarazione d’indipendenza è un’operazione politicamente poco trasparente” [ultima nota mia: poco trasparente??? era forse più trasparente l'acqua famosa dell'ampolla famosa riempita sulle rive del famoso fiume Po?].

E allora mi tocca citare Alberto Arbasino: “Mitteleuropa libera. Non facciamo i sentimentali: il dopo-Tito è molto più importante per tutta l’Europa che non qualunque dopo-Moro. I russi ripristinano il dopo-Jalta, e in cambio l’Italia ritorna al tran-tran. Non vi basta”? (A. Arbasino, Paesaggi italiani con zombie, Adelphi, pag. 139).