Appunti

16 Aprile 2008

Nei giorni e nelle settimane seguenti intensificherò la riflessione e il dibattito sulle prospettive del partito/movimento eco-sociale sudtirolese uscito malissimo dall’abbraccio elettorale con la sinistra “massimalista” (altro che arcobaleno: nero pesto).

Secondo me la situazione però non è così brutta come sembra. Ecco perché:

1. La SVP non se la passa meglio e può essere costruttivamente “attaccata” mediante migliori proposte di governo di questo territorio. Qui le BürgerListeCiviche sind sehr stark gefragt.

2. Una forte crescita della destra etnicista ci costringe a profilare in modo più netto la nostra anima interetnicista o postetnicista. Magari con un nuovo linguaggio.

3. Nonostante i limiti esposti da Lobis (vedi) il PD vincente in provincia potrebbe essere un interlocutore interessante.

4. La destra italiana è in stato confusionario e, forse, qualche “italiano” può essere sottratto al richiamo della foresta e portato a ragionare in termini di “protesta costruttiva”.

Motto provvisorio: siamo per le foreste ma siamo contro i richiami della foresta!

Il dado è tratto. Ieri sera finalmente ho capito cosa voterò. C’era da aspettarselo, direte, vi assicuro però che la cosa non era così scontata.

Forse non c’è un vero e prorprio motivo alla base di questa mia decisione. Diciamo, molto semplicemente, che ieri sera sono andato a sentirmi la presentatazione dei candidati Robert Hochgruber e Klaudia Resch . All’altezza del ponte Widmann ho incontrato Leo Angerer e ci siamo diretti insieme all’Accademia Cusano (fra parentesi: lì vicino, ho visto che intanto fervono i lavori per adattare il Priesterseminar alle esigenze di Papa Ratzi). La sala era affollata. Da Franco Bernard a Markus Lobis, Da Hans Heiss a Riccardo Dello Sbarba, da Cristina Kury a Elda Letrari Cimadon… era presente praticamente tutto il piccolo universo eco-sociale del Land (nessun Bertinotti o Pecorario Scanio, per intederci, a rovinare la festa). Pochi discorsi ma buoni e la solita atmosfera che un po’ ridà fiducia alla convinzione che la politica non sia tutta una cosa da buttare (in queste occasioni uno pensa perfino che un altro Sudtirolo non solo sia possibile, ma che sia già una realtà tangibile: basta stringergli la mano).

Una cosa bella. Siccome più o meno tutti parlavano in tedesco (anche Dello Sbarba), Klaudia Resch ha tenuto il suo intervento in italiano (per “riequilibrare”, ha detto).

Tra i vari argomenti che potrebbero essere comunque citati a sostegno di un voto da qualcuno giudicato “disutile” ne elenco solo tre.

1. La possibilità di eleggere alla Camera dei Deputati Klaudia Resch è concreta. Ciò significherebbe avere in Parlamento una “sudtirolese” capace di testimoniare questa nostra terra senza il timbro DOCG che generalmente è conferito dalla SVP. Una boccata d’ossigeno, insomma. In tutti i sensi.

2. Come ha ben chiarito Riccardo Dello Sbarba, il ricatto imposto dai leader dei due grandi partiti (PD e PDL) non può essere accettato. Un voto per la “Sinistra, l’Arcobaleno” è comunque un voto dato a una coalizione eco-sociale che è utile alla causa della sinistra. Anzi: anche alla causa del centro-sinistra (e quindi del PD), una volta che, ad urne chiuse, si vedrà quanto poco praticabile e in certi casi persino ipocrita (vedi il famigerato “patto di Salorno” tra SVP e PD locale) sia stata la scelta di correre “blockfrei”.

3. In seguito all’ultima mossa di Veltroni (il quale si è appellato al tricolore, nemmeno fosse Michaela Biancofiore, e riproponendo, mutatis mutandi, lo schema della solidarietà nazionale) è del tutto evidente che chi, come me, ha da tempo sciolto la gomena che lo legava al feticcio dell’amor di patria, non può commuoversi più di tanto. Veltroni sventoli pure il suo tricolore. Meine Stimme kriegt er nicht. Amen.

Berger come Artioli

11 Marzo 2008

Borges, il libro degli esseri immaginari

Più di una cosa li accomuna. Prima di tutto il provenire da famiglie “mistilingui” e dunque una particolare sensibilità nei confronti di tutti quei soggetti che non possono dichiararsi a cuor leggero appartenenti a questo o a quel gruppo rigidamente definito. Grenzgänger in einem Grenzland. Condizione che potrebbe, che dovrebbe apparire virtuosa, ma che alla luce della storia locale finisce piuttosto con l’emarginarti e col sacrificarti sull’altare di identità (presunte) compatte e indifferenziate (Grenzgänger werden hier ausgegrenzt). Poi, l’altra cosa che li accomuna, è la difficoltà a far valere le ragioni del “territorio” su quelle degli interessi nazionali (da un lato) e delle rivendicazioni etniche (dall’altro). Berger è stato costretto a non candidarsi alle prossime elezioni di aprile perché un diktat piovuto da Roma ha previsto che le liste non dovessero tenere conto delle persone che in questa terra ci vivono. L’Artioli probabilmente non verrà candidata alle prossime provinciali perché il partito nel quale si ostina a riconoscersi non è ancora pronto a rivedere il proprio codice genetico, da sempre orientato alla conservazione di un potere basato sulla divisione dei gruppi linguistici e non sulla loro possibile integrazione.

Due brevi note:

1. L’immagine che ho scelto per commentare questo post rimanda ad un desiderio. Non ho letto il libro di Borges, ma spero che - quando lo farò - vi troverò un’esauriente descrizione di questi famigerati ”mistilingue”.

2. Dall’appunto steso velocemente stamani è “fiorito” un editoriale che propongo in [Allegato].

Guido Reni

Vi ricordate il fabbro Arnold Mair? Era quello che nel 1984, in occasione del grande raduno degli Schützen di Innsbruck, approntò una gigantesca corona di spine (840 kg di metallo) per commemorare (e simbolizzare) la lacerazione del Tirolo a 175 anni dalla battaglia del Berg Isel. La corona di spine fu portata in corteo davanti a 35.000 persone, mentre alcuni striscioni recavano scritte come “Wir Tiroler fordern Landeseinheit” e “Los von Rom“. Eduard Wallnöfer, allora capitano del Tirolo del Nord, rilasciò una dichiarazione con la quale affermava che in questo modo l’opinione pubblica mondiale (Weltöffentlichkeit) avrebbe potuto finalmente capire la sofferenza del popolo tirolese.

Come noto, dalle corone di spine pesanti quasi 900 kg (senz’altro poco maneggevoli) si è passati recentemente ai cartelli della Süd-tiroler Freiheit, certamente più semplici da gestire. Il concetto comunque è sempre quello: manifestare lo scontento per una situazione che, nonostante la quietanza liberatoria dell’Austria (1992) e la disponibilità di un’autonomia consolidata, non è ancora riuscita a rimarginare del tutto il danno “simbolico” dell’annessione allo Stato italiano.

Dall’altro lato (cioè dalla parte “italiana”) esiste uno scontento speculare che, anche se non ha finora prodotto simboli così spettacolari, si viene elaborando in una costante e altrettanto petulante retorica vittimistica, talvolta intessuta intorno al tema del “disagio”, talvolta intorno a quello della presunta “discriminazione” perpetrata dai sudtirolesi di lingua tedesca nei confronti degli altoatesini [leggi]. Che neppure in occasione della prossima visita del Papa (a Bressanone) si riesca a non toccare questo nauseante tasto non stupisce più di tanto.

In molti, dunque, saranno quelli che il prossimo agosto ironizzeranno sui messaggi di “pace” portati dal pontefice in una terra apparentemente così poco pacificata. Per molti, in luogo della “pace”, ci sarà nuovamente l’occasione per scambiarsi segni di “pece”:

La pece è un liquido viscoso di colore nero ricavato da bitume o da legni resinosi. È una sostanza impermeabile, nonché un potente collante. La pece veniva usata principalmente nel calafataggio delle imbarcazioni, sfruttandone la proprietà di impermeabilizzabilità all’acqua. In antichità era usata come arma di difesa nel corso di un assedio ad una città fortificata. Quando i nemici appoggiavano le scale (o qualunque altro arnese utile per l’impresa) per salire le mura della città, i cittadini buttavano la pece bollente dall’alto per colpire i nemici ed impedire loro di salire.

 P.S. Sulla futura visita papale nella città vescovile (azz! che agosto insottanato che ci aspetta quassù) ha già detto tutto Oscar Ferrari [leggi] e quindi non c’è bisogno di aggiungere altro.

Anticipazione (per Loiny)

22 Febbraio 2008

virus

Oggi, a Brunico, ho pranzato con Loiny. Pranzare con Loiny è un privilegio raro, anzi: è contagioso (tanto per introdurre subito il tema di questo post), anche perché pranzando e conversando, si ha veramente la sensazione che il mondo si vada componendo - tassello dopo tassello = parola dopo parola - in un quadro che rende le cose più chiare (e la vita più accettabile gradevole). Da quando non lavoro più a Brunico questi momenti mi mancano molto.

Oggi comunque pranzavo con Loiny e come al solito lui mi ha annunciato che “a breve” mi avrebbe inviato alcune sue riflessioni “epidemiologiche”. Mi rendo conto che annunciando, adesso, questo suo futuro contributo, sto cercando di costringerlo a mantenere la promessa. Non di rado, infatti, questi progetti si perdono, se la prendono “comoda”, per così dire, e al posto di un contributo effettivo arrivano un po’ alla volta dei frammenti che a quel progetto magari ancora alludono, ma imboccano poi anche direzioni diverse, ulteriori, per condensarsi alla fine nella promessa di qualcos’altro.

Visto però che poco fa avevo tratto da uno scaffale l’opera filosofica di Novalis, mi è caduto l’occhio su un frammento che, forse, può servire da inevadibile invito (fatto a Loiny) a dare veramente seguito a quella sua promessa. Il frammento è il n. 140 dell’”Allgemeines Brouillon” (il progetto di una “enciclopedistica” che avrebbe dovuto amalgamare l’ésprit dell’Encyclopédie illuministica e il criticismo kantiano letto alla luce della svolta idealistica di Fichte), è intitolato “Medicina” e fa così:

Anche le malattie possono divenire mezzi per favorire la mescolanza e l’universalizzazione delle più strette componenti dell’umanità (delle nazioni e delle razze) - (così il vaiuolo, per esempio, è stato in primo luogo una malattia (endemica, e) nazionale - ) e così via. Questo è assai notevole.

P.S. Caro Loiny, cercavo in internet qualche notizia su come ordinare il libro del “nostro” maestro (I cosmi e il metodo) e ho trovato questo testo del maestro che - in forma di conferenza - ne percorre i temi. Un piccolo regalo da parte mia.