Grazie Valentino!
9 Maggio 2008

Non c’è cosa più bella che parlare bene di qualcuno. Purtroppo capita di rado, sia perché le occasioni non sono molte, sia perché purtroppo siamo abituati sempre a vedere il peggio, ad aspettarci il peggio.
Oggi pomeriggio avevo riletto la lettera di Dina Tiralongo [leggi] indirizzata l’anno scorso al sindaco di Bolzano per chiedere un luogo dove erigere un monumento alla memoria delle vittime del terrorismo sudtirolese. Un caso difficile, facilmente strumentalizzabile e puntualmente strumentalizzato dai partiti della destra italiana. Come fare in casi come questi? Che parole di commento trovare, senza rischiare di impigliarsi in quei classici meccanismi che mortificano il discorso pubblico locale, riducendolo ad un’occasione di continuo e perenne scontro? Ne avevo parlato anche nel pomeriggio al telefono con Loiny, riflettendo sulla difficoltà di un lavoro (il nostro) teso a congedare finalmente quel meccanismo, a sospenderne gli effetti.
Tornando a casa, stasera, ho poi letto questo commento di Valentin[o]:
Nulla da eccepire per quanto riguarda il contenuto formale della lettera (condivisibile), anzi. I dubbi sono di tutt’altra natura.
Considerando che quasi la totalità delle vittime erano impegnate nelle forze dell’ordine, come mai la richiesta dei familiari non viene rivolta anche al questore o ad altre istituzioni di nomina statale in Provincia di Bolzano, le quali potrebbero benissimo apporre una targa o impegnarsi affinché il Comune lo faccia? Perché la Polizia o l’Arma dei Carabineri non prendono posizione (a quanto mi risulta non l’hanno mai fatto)? O per caso le disposizioni da Roma sono orientate alla distensione, ovvero alla volontà di non creare lacerazioni sul tema del “terrorismo” locale con atti ufficiali ad alto rischio di strumentalizzazione politica?
Il problema sta nella realtà dei fatti. Al contrario di altre vicende storiche (la Shoah, il Durchgangslager Bozen, la resistenza di Longon e Giuliani, il terrorismo delle BR), rispetto all’attivismo sudtirolese manca una larga condivisione tra la popolazione. La recente discussione sul blog SegnaVia ne è una dimostrazione: ci si confronta (e divide) anche solo su come definire i Bombenleger: Freiheitskämpfer, terroristi o attivisti? Qualsiasi decisione in merito rischia dunque di contrapporre, dividere, allontanare. Non ha senso apporre targhe nelle quali al momento si identifica solo una parte, occorre prima lavorare sulla memoria, decostruire miti, creare consenso. Bisogna guardare a quel periodo con occhi diversi, sapendo riconoscere gli errori di entrambe le parti - dallo Stato incapace di gestire la situazione sudtirolese agli “irredentisti”. Senza un impegno in tal senso (soprattutto da parte di chi ci governa, per carità!) i punti di vista rimarranno diametralmente opposti.
Si cerca sempre di far emergere contraddizioni negli “altri”, di acuire lo scontro e addirittura realizzare piccole forme di vendetta. Questa è una memoria rancorosa. Correggetemi se sbaglio.
Ecco. È confortante che ci sia qualcuno così. Ti ripaga dalla fatica di combattere contro la stupidità imperante. Grazie Valentino. Grazie a te inauguro questa nuova categoria, intitolata “cose belle”. So che da te ne arriveranno altre.