Brugger, Zeller e le “divergenze convergenti”
30 Marzo 2008
Come noto, la SVP è un partito che può permettersi di contenere tutto e il contrario di tutto (da Artioli a Ellecosta, tanto per capirci). In realazione all’annoso tema della cosiddetta “immersione”, qualche giorno fa abbiamo assistito ad un’ennesima manifestazione di tale onnivora capacità alla luce di dichiarazioni contrapposte [Enrico Hell ha pubblicato sull'Alto Adige e sul suo blog un'efficace disamina]. È molto difficile capire chi vincerà la partita tra “innovatori” e “conservatori” all’interno del partito di raccolta dei Südtiroler. Anzi, forse è addirittura eccessivo parlare di vera e propria “partita”. Si tratta semmai di un consolidato “gioco delle parti”. Parti che sono in primo luogo solidali nel conservare la fiducia di un elettorato che, essendo vastissimo all’interno del gruppo linguistico tedesco e ladino, ha bisogno di rispecchiarsi in posizioni talvolta persino opposte. Nel caso dell’apparente dissidio d’opinioni tra Brugger e Zeller, dunque, potremmo evocare la famosa formula di Aldo Moro (quella delle “convergenze parallele”) e parlare di “divergenze convergenti”.
Vedi anche [QUI]
Quasi un principato
13 Marzo 2008

S’intitola così, tradotto, un reportage sul Sudtirolo scritto da Stefan Ulrich e pubblicato sulla terza pagina della Süddeutsche Zeitung. Grazie al blog di Markus Lobis è possibile leggerlo online [QUI].
Volta la carta
13 Marzo 2008
INCENERITORE
La rappresentanza delle associazioni ambientaliste deve essere adeguata
E’ positivo che finalmente l’assessore Laimer abbia comunicato con lettera alle associazioni ambientaliste e al comune di Bolzano l’intenzione di dare attuazione concreta alla mozione approvata in dicembre dal Consiglio Provinciale per l’istituzione di un tavolo tecnico sull’inceneritore. La mozione aveva lo scopo di portare la Provincia a confrontarsi pubblicamente con le argomentazioni critiche delle 15 associazioni ambientaliste che hanno promosso l’appello “Per un riesame del piano provinciale di gestione dei rifiuti e in particolare del progetto di incenerimento del residuo urbano” sottoscritto da migliaia di cittadini.
Per questo motivo è discutibile la composizione del tavolo: 6 tecnici della Provincia, tre tecnici del Comune e solo 2 tecnici del mondo ambientalista. Nella mozione approvata dal consiglio, infatti, lo scopo del tavolo era di “affrontare con accertamenti accurati e un dibattito trasparente e partecipato tutti i possibili dubbi sollevati da associazioni e cittadini in merito alla gestione dei rifiuti e ai relativi impianti, soprattutto per quanto riguarda la tutela della salute umana e la protezione dell’ambiente”.
E’ ovvio quindi che il tavolo potrà avere senso solo se le associazioni ambientaliste vi si sentano adeguatamente rappresentate.
Per questo motivo i Verdi in consiglio provinciale, presentatori della mozione di dicembre, chiedono alla Provincia di trovare un accordo con le associazioni ambientaliste invitate al tavolo per stabilire una rappresentanza di loro tecnici che le associazioni stesse considerino adeguata.
Riccardo Dello Sbarba
Cristina Kury
Hans Heiss
Discriminazione?
4 Marzo 2008

Colgo l’occasione di un ottimo post di Enrico Hell [leggi] per mettere un po’ di carne al fuoco (si tratta di temi connessi, intrecciati, da affrontare sia separatamente sia evidenziando le relazioni reciproche che espongono).
1. Il caso di Villandro (qualche mese fa, nel paesino della Val d’Isarco, i genitori di una bambina italiana lamentarono la sua discriminazione - mediante ripetute offese rivoltele dai compagni di classe - all’interno della scuola elementare in lingua tedesca dove era iscritta).
2. La strumentalizzazione che di questo caso è stata fatta dalla “destra italiana”*.
3. Il caso politico/istituzionale che ne è nato.
4. La discussione sul modello scolastico vigente che vi si può connettere.
5. La sorte delle scuole “italiane” di periferia, da anni minacciate da un processo di lenta ma anche costante erosione d’iscritti.
Come si può capire, si tratta di temi molto delicati e purtroppo suscettibili di essere affrontati con la consueta stupidità e la disdicevole approssimazione di punti di vista settari e ritualmente contrapposti. Se ci riesco, se ci riusciamo, vorrei che almeno qui si trovasse il modo di parlarne in modo costruttivo.
L’articolo dell’Alto Adige, nel quale si è data per la prima volta la notizia
Un altro articolo nel quale si dava la notizia (il pezzo s’intitola “Quando la patria è lontana, molto lontana” e sembra uscito dalla penna alcolizzata di Superciuk)
* Nota: avevo scritto queste parole avendo bene in mente chi avrebbe potuto leggerle. E infatti, puntuale come una carpa, nel laghetto telematico dove nuotano i decerebrati adepti del decerebratore di Arcore, ecco che abbocca e compare il “nostro” a sproloquiare nel suo solito stile da avvinazzato (per questo lo copio in rosso):
Ancora sul caso della bambina di Villandro. Mi sembra interessante notare che, ogni volta che ci si trova a notare la realtà triste della razza, dai corifei del potere svp-verdon-postcompagnico viene fuori la bischerata della strumentalizzazione della destra. Che tristezza vedere che un tema, quello degli uguali diritti, dell uguaglianza, delle stesse opportunità per tutti, della giustizia sociale e anche dell antirazzismo, vengano delegati alla destra. E’ questo e non lo scopro io, l assurdo dell alto adige. Non certo avendo una scuola pseudo integrata, in un contesto che NON accetta gli stessi diritti per tutti e l autoctonicita’ degli italici si risolve il problema. Il prestigio delle lingue e delle culture non è paritario in Alto Adige e la classe politica disastrosa e la storia d Italia non aiutano a crearlo. Agli uomini di buona volontà un compito arduo. Creare la tolleranza e la reciproca considerazione. Che non si costruiscono agendo a senso unico e facendo la spalla a chi, delle razze, si nutre e si pasce.
A parti invertite
29 Febbraio 2008

Generalmente non mi piace leggere la “cronaca” (motivo per cui ritengo che questa categoria - cronaca - non accoglierà molti articoli). Fatti di sangue, di violenza, non destano quasi mai la mia attenzione. Non solleticano la mia curiosità (un segnale in questo senso: non ho mai capito, fra l’altro, perché in occasione di un incidente si formano sempre quei capannelli di persone che stanno lì spesso solo a guardare, a mormorare, senza prestare aiuto o adoperarsi affinché le operazioni di soccorso possano procedere più speditamente).
Stamani, sfogliando il Corriere dell’Alto Adige, mi sono però imbattuto in una notizia che merita una “sosta” particolare: “Picchia la moglie e le strappa il Corano: violenze in famiglia, dodici mesi a quarantenne venostano“.
Qui ci troviamo insomma di fronte ad una inversione del solito luogo comune secondo il quale la violenza contro le donne partirebbe sempre da soggetti legati in qualche modo a culture giudicate “inferiori” (è il caso dell’Islam). Ricordo che non pochi sacerdoti hanno ammonito i “fedeli” (e “le” fedeli) a non correre il rischio di unirsi in relazioni con musulmani, pronosticando chissà quali disastri familiari.
Bene, ecco che invece qui il caso si ribalta. Nell’articolo si parla di un “altoatesino” (termine che nel contesto del pezzo non ci lascia capire di che lingua) che ha infierito ripetutamente contro la moglie musulmana, malmenandola, chiudendola fuori di casa e offendendola nel suo credo religioso (l’uomo è accusato di averle strappato in alcune occasioni diverse pagine del Corano per arrecarle dolore).
Non traggo ovviamente nessuna lezione “generale” da questo episodio. Se non questa: chi ama impartire lezioni “generali” cerca sempre di semplificare una realtà che non si lascia semplificare.