Censura

6 Maggio 2008

Chi ricorre generalmente alla censura? A parte i casi nei quali questa pratica odiosa è legittima (spam, offese esplicite eccetera), alla censura ricorre chi non è in grado di sostenere una discussione alla pari. Chi soccombe dialetticamente e quindi, non potendo fare altro, decide che è meglio tappare la bocca all’interlocutore.

In vita mia, nei vari forum o blog ai quali ho partecipato, ho patito parecchie volte la censura. L’ho subita sul forum degli Schützen, dal giovane Orfino, da Concetta Failla e ovviamente anche dal prode artefice del blog Provinciali 2008, il quale da un po’ di tempo sposta tutti i miei commenti (anche quelli più costruttivi) in una rubrichetta intitolata “commenti non graditi” (o qualcosa del genere).

Confesso che per me è piacevole avere successo nelle discussioni, avere cioè la sensazione di possedere argomenti più validi. Ma questo trionfo, francamente, mi pare decisamente eclatante.

P.S. La signora Concetta Failla (una persona diciamo così non particolarmente creativa o brillante) comunque ha segnato pochi minuti fa un colpo che è riuscito a stupirmi. Non solo infatti mi ha censurato (in realtà ha censurato un commento da me rivolto ad un frequentatore del suo blog), ma ha addirittura poi ricopiato quello che avevo scritto io e si è rivolta a quel mio potenziale interlocutore spacciando il commento come suo. Censura e appropriazione indebita di pensieri altrui. Grandissima.

Indovinello

19 Aprile 2008

Mettete alla prova la vostra cultura storica! Indovinate chi ha scritto questo passaggio:

Ein Großteil des deutschen Volkes ruft (…) lauter denn sonst nach einem Diktator, das heißt, nach einem Mann, in dessen Händen die Vollgewalt des Reiches vereinigt sein solle, der, ohne lang auf die Parteien und das Parlament Rücksicht nehmen zu müssen, mit starker Hand die Zügel der Reiches ergreift. Leider zeigt sich bislang dem deutschen Volke kein solch rettender Mann.

Italiani!

17 Aprile 2008

Me l’ha appena spedito un amico. Vale un trattato di antropologia. Che altro aggiungere?

Das Leben ändern

2 Aprile 2008

Archaischer Torso Apollos

Wir kannten nicht sein unerhörtes Haupt,
darin die Augenäpfel reiften. Aber
sein Torso glüht noch wie ein Kandelaber,
in dem sein Schauen, nur zurückgeschraubt,

sich hält und glänzt. Sonst könnte nicht der Bug
der Brust dich blenden, und im leisen Drehen
der Lenden könnte nicht ein Lächeln gehen
zu jener Mitte, die die Zeugung trug.

Sonst stünde dieser Stein entstellt und kurz
unter der Schultern durchsichtigem Sturz
und flimmerte nicht so wie Raubtierfelle;

und bräche nicht aus allen seinen Rändern
aus wie ein Stern: denn da ist keine Stelle,
die dich nicht sieht. Du mußt dein Leben ändern.

R.M.Rilke

Abbiate pazienza

27 Marzo 2008

Abbiate pazienza. Lo so, a tutti voi importa pochissimo, a me anche, e però e però. Però se così tanta gente trova il mio blog cliccando “Carla + Bruni” (e spesso anche “+ nuda”) io a questa donna un po’ di gratitudine la devo. E poi, faccio per allungare un po’ il brodo, ma l’avete vista com’era vestita in questa sua visita ufficiale in Inghilterra? Che eleganza! Che portamento! Chi l’ha paragonata a Jacqueline Kennedy, chi a Lady Diana. Insomma, un figurone. E come dice sempre così bene il mio Arbasinho: “l’enorme potenza della Fotogenia si rivela chiaramente come l’arma irresistibile e vincente del Mito per il suo grande e forse vendicativo ritorno in forze”. Voilà.

Guardate la bellezza di queste immagini…

L’ho finito. Il librone di Arbasinho, dico: Paesaggi italiani con zombi. E alla fine, proprio all’ultima pagina, ho avuto la mia ricompensa. Perché sotto sotto anch’io, insomma, cominciavo a dubitare di essere stato troppo cattivo, quella volta, avendo definito gli italiani un “gregge puzzolente di pecore tricolori”. Certo, io non mi riferivo a TUTTI gli italiani. Io intendevo un piccolo gruppo di persone (forse ristretto davvero a due o tre individui) che era attivo sul famigerato “Muro” di Radio Tandem. Ma è chiaro che quella definizione poteva essere fraintesa in senso più largo. E qualche cialtrone da tastiera l’ha ovviamente fatto attingendo al proprio pentolino di bile. Ma dicevo di Arbasinho e dell’ultima pagina del suo Paesaggi italiani con zombi. Sentite un po’:

Zombi.  Osservando col realismo dell’antropologo - fra i vari “si sono assembrati, si sono accalcati, si sono scagliati, hanno scagliato, hanno tirato, hanno lanciato, hanno sbalzato, hanno scaraventato, si sono scaraventati, si sono schiantati, hanno giustiziato, sono stati giustiziati, hanno causato la morte di, si sono nuovamente radunati, avventati, precipitati, squagliati…” - le espressioni e i gesti dei branchi di zombi in ogni paese, ormai alti due metri, quando fra videogiochi e telefilm con occhi attoniti e spenti e bocche automaticamente ruminanti si puntano contro le grosse dita come armi laser, facendo i tscht-tscht-tscht-tscht-tscht dell’uccisione rapida con i denti pieni di gomma e nessun concetto oltre “top” e “flop”… Forse già durante il concepimento i loro genitori (di corporatura meno nutrita e più piccola) contemplavano soltanto i rambi e i blade runner e i serial killer e i top gun e divoravano il trash? Forse bisogna risalire ai nonni (da ragazzini) per ritrovare invece l’italiano espressivo dai lineamente mobilissimi, con gli occhi e i sensi svegli e guizzanti come gli animali più intelligenti. Con un sistema di percezioni istintive molto più pronto e rapido del ragionamento. Italiani, già a vent’anni tradizionalmente abilissimi in tutto. Adesso, dopo la dose oraria di violenza e scemenza, con quanta innocenza allibita gli zombi e i cloni applaudono in massa passiva il cantante rap e il calciatore d’attualità e il Dalai Lama e il Papa e tutti i giri di ogni circuito automobilistico e ogni nuovo taglio di capelli a crestine o a ciuffetti o a zero. Quando eravamo sentimentali e soft, di fronte alle grandi masse inconsce e amorfe si diceva volentieri: un gregge di pecorelle eterodirette. La nostra speranza. I giovani. E mo’?

Pubblicità regresso

18 Marzo 2008

Niente paura. Non ho venduto l’anima al diavolo e per questo post non prenderò - come al solito - un euro. Il fatto è che c’è un sacco di gente che trova questo blog digitando su google o un altro motore di ricerca le parole “Carla” + “Bruni”. Non di rado aggiungono anche “nuda”. Questo perché all’inizio postai (senza alcuna malizia, senza alcuna furbizia) questo.

Che dire? Mi metto nei panni di uno che cerca Carla Bruni nuda e trova invece una discussione sull’apartheid, sul Kapuziner Wastl e su tutte le altre menate della politica altoatesina e/o/und/oder sudtirolese. Abbiate pazienza amici. Dopo pasqua aprirò una rubrica soft-porno solo per voi.

Non è la mia, giuro...

Da Incredula ricevo e subito pubblico…

Mississippi ist der US Bundesstaat mit den meisten fettleibigen Menschen: fast jeder dritte Einwohner ist übergewichtig. Deshalb greift der Bundesstaat nun zu einer ungewöhnlichen Initiative: in Restaurants mit mehr als fünf Sitzplätzen soll ab 1. Juli verboten werden Übergewichtige zu bedienen. Als übergewichtig gelten Personen mit einem BMI (Body Maß Index) von über 30 (das definiert der Gesetzesentwurf House Bill No. 282). Für kulinarische Ausschweifungen könnte es also in Mississippi in Zukunft wenig Platz geben. Unklar bleibt, wie die Behörden das Gerichtsvorhaben (sollte es tatsächlich in Kraft treten) durchführen wollen. Ich kann mir kaum vorstellen, dass sie mit Waage und Messband an der Eingangstür warten werden. Wollen sie also nur über den Daumen peilen um festzustellen ob jemand ein paar Pfund zuviel wiegt? Letztlich würden höchstwahrscheinlich Imbissstuben mit weniger als 5 Sitzplätzen und Fertigprodukthersteller von der Maßnahme profitieren. Fraglich ob die Bevölkerung in Mississippi dadurch abnehmen würde.

Was mich fröhlich stimmt: wenn sich so eine Gesetzesbestimmung bei uns durchsetzen würde, müssten gar einige Politiker Zuhause speisen, was wiederum zu Einsparungen bei Steuergeldern führen würde…altroché tesoretto!

Urzì

Ecco uno spunto che un giorno mi piacerebbe approfondire (magari confidando nell’aiuto di qualche italiano - è a loro che sto pensando - autoctono).

Da un po’ di tempo ho infatti la sensazione che i cosiddetti altoatesini DOC (altoatesini da qualche generazione o magari anche solo nati qui o comunque trasferitisi da piccolissimi) coltivino un malcelato risentimento, una specie di noia, per gli altri “italiani” provenienti dal resto della penisola. E questo risentimento, questa noia, si dimostra particolarmente nell’atteggiamento di cinico distacco con il quale essi guardano alle valutazioni fatte da questi “nuovi” altoatesini sulla situazione locale. Dopo un po’, infatti, parte il refrain: “tu non sei di qui, tu non puoi capire…”.

Che cosa poi questi altoatesini DOC abbiano capito non è dato sapere. Se interrogati s’imbronciano, diventano subito aggressivi, vorrebbero insomma anche dire: “ma come fai a non capire”? Ovviamente però non lo dicono, in quanto avevano già detto che quello che loro hanno capito gli “altri” non lo possono capire. Una situazione paradossale, in effetti.

Essenzialmente la “cosa” che loro hanno capito, che reputano al contempo impossibile da non capire, ma che agli “altri”, ritengono, non è dato capire, riguarda ovviamente il loro rapporto con i “tedeschi”. Un rapporto molto spesso che non è un rapporto, quanto piuttosto uno schivarsi, oppure, meglio, un sentirsi schivati. Ed è esattamente questo che loro rimproverano occultamente ai “nuovi” altoatesini, soprattutto quando questi dicono che invece avere un rapporto coi “sudtirolesi” è possibile, basta volerlo, basta darsi un po’ da fare. Ma è tutto inutile. I “vecchi” altoatesini scuotono la testa, “tu non li conosci quelli”, pensano, “un giorno te ne accorgerai anche te”. Ma sotto sotto sperano che quel giorno non venga mai. Sperano che questi “nuovi” altoatesini perdano il loro atteggiamento sicuro, s’intristiscano anche loro, certo alla loro maniera, e magari se ne tornino da dove sono venuti. Sperano insomma che quel giorno non arrivi mai perché magari, quel giorno, potrebbero davvero scoprire che quello che loro pensavano di aver sempre capito, beh… in fondo non l’avevano affatto capito.

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Studio per un altro possibile attacco ( o per qualcos’altro ancora):

Sono nato in Toscana, vivo in Sudtirolo da ormai dieci anni. Dieci anni mi sembrano un periodo di tempo abbastanza lungo per azzardare un consuntivo. Mia moglie è tedesca, ma non “tedesca” di qui. È nata nel nord della Germania, poi si è trasferita da piccola nel Baden-Württenberg, in un paesino a pochi chilometri da Karlsruhe. Abbiamo due figli. Il più grande, si chiama Paolo, ha sei anni ed è cresciuto bilingue. Parla un tedesco privo d’inflessioni (come il tedesco che parla mia moglie) e un italiano che non risente affatto del mio accento toscano. Non mi chiedo perché, è così. L’altro giorno, parlavamo dei suoi compagni di scuola, ad un certo punto gli ho chiesto se lui capiva il dialetto, se qualche volta, con qualcuno, lo parlava. Mi ha detto di no. Mi ha detto che il dialetto gli fa “schifo”. Ha detto proprio così: “il dialetto mi fa schifo”. Non ha saputo spiegarmi il motivo…

Tash-blog

29 Febbraio 2008

sedia a sdraio

Devo al carissimo Loiny (che a sua volta l’ha scoperto da Zangrando) la lettura di un blog davvero interessante, che ho da tempo inserito nel mio personale blogroll. Non ho ancora ben capito chi si nasconda dietro questo personaggio, ma lo stile delle sue riflessioni e i temi prescelti (anche i disegni, che mi pare siano dell’autore) sono di ottimo livello.

Oggi, poi, quando ho letto [questo] mi sono detto: caspita, com’è vero!