L’onda Baudelaire

18 Novembre 2008

Ah, quanto mi mancano i pranzi da Bernardi, a Brunico, aspettando Loiny e la signora Maria, e sfogliando un nuovo libro di Roberto Calasso! Poi avremmo mangiato, avremmo offerto alla signora Maria una tazza di brodo indiano, avremmo guardato un gatto crogiolarsi al sole, avremmo detto qualcosa, avremmo sparso in aria fumo azzurro, avremmo aspettato l’onda Baudelaire…

C’è un’onda Baudelaire che attraversa tutto. Ha origine prima di lui e si propaga al di là di ogni ostacolo. Fra i picchi e i cavi di quell’onda si riconoscono Chateaubriand, Stendhal, Ingres, Delacroix, Sainte-Beuve, Nietzsche, Flaubert, Manet, Degas, Rimbaud, Lautréamont, Mallarmé, Laforgue, Proust e altri, come se da quell’onda fossero investiti e per qualche momento sommersi. O come se fossero loro a urtare l’onda. Spinte che si incrociano, divergono, si diramano. Risucchi, gorghi improvvisi. Poi il corso riprende. L’onda continua a viaggiare, punta sempre verso il “fondo dell’ignoto” da cui proveniva. (R. Calasso, La Folie Baudelaire, Adelphi).

Valentino Liberto mi ha detto, alcuni minuti fa, che oggi è (tra poco, anzi adesso: era) il compleanno di Hans Heiss. Strana coincidenza. Proprio stasera mi era venuto in mente, senza sospettare una simile ricorrenza, di scrivere qualcosa su di lui, anzi per lui. Però, altra coincidenza, oggi è anche il mio compleanno, quindi la dedica a lui diventa anche una dedica a me.

Ma ecco il pensiero che volevo fissare.

Ogni estate – ché succede sempre d’estate – io e Hans Heiss ci diamo appuntamento sul terrazzino dell’Hotel Elefante, a Bressanone, dove lui in un certo senso fa sempre un po’ gli onori di casa. Io generalmente arrivo sempre prima e ordino subito un bicchiere d’acqua tonica. Quindi inganno l’attesa leggendo i giornali. Poi, quando arriva Heiss, cominciamo a parlare e ordiniamo una fetta di torta e i caffè. All’Elefante si può gustare uno strudel eccezionale. Strudel di mele, strudel d’albicocche. Non solo uno strudel, ma l’archetipo di uno strudel. Uno strudel allo zenit. E la cosa è credibile in quanto a me, normalmente, non piace lo strudel. Ma lì, in quel contesto, chiacchierando con Hans Heiss, lo strudel, anche lo strudel, soprattutto quello strudel, acquista un gusto che non ammette preferenze alternative.

Ecco. Poi la conversazione fluisce, lo strudel finisce, e le sensazioni si perdono, come le parole, nel rumore di fondo che fa la fontana, poco distante.  E la vita che passa.

Tanti auguri caro Hans. E auguri anche a me.