Intervista a Luca Fazzi
11 Giugno 2008
Luca Fazzi si presenta così: “mi chiamo Luca Fazzi, alcuni anni fa presentai un ricorso per discriminazione etnica al parlamento europeo perché non fui ammesso a partecipare alle elezioni comunali di Bolzano (non avevo rilasciato la dichiarazione di appartenenza linguistica). Di professione faccio l’insegnante”. Possiamo aggiungere che, attualmente, la sua attività d’insegnamento è collegata al ruolo di professore associato di sociologia presso la facoltà di Economia all’Università di Trento. Ecco il testo dell’intervista che gli ho fatto oggi pomeriggio, via mail.
Nel descrivere la realtà sociale e politica dell’Alto Adige qualcuno non si perita ad usare termini forti. C’è chi parla di “discriminazione”, alcuni addirittura di “apartheid”. Sull’altro fronte viene invece sottolineata in chiave esemplarmente positiva la modalità di soluzione di un conflitto che indubbiamente ora è sedato nei suoi termini più estremi. Secondo te sono formule che rispecchiano la realtà? Non vedi all’opera in questo uso terminologico una deformazione ideologica dei fatti che alla fine può risultare addirittura nociva soprattutto per chi vorrebbe criticare in modo legittimo il sistema?
Ogni formula linguistica è di per sé parziale e riflette un giudizio di parte. Io imputo a questa autonomia il fatto di non avere fatto niente per ridurre gli opposti nazionalismi, ma di averli al contrario alimentati e continuamente istigati in una forma che è persino peggiore di quella dello scontro aperto. Che poi, in questo momento storico, con i milioni di euro stanziati a fondo perduto per finanziare l’infinanziabile, il conflitto non sia scoppiato… beh onestamente mi pare un risultato di poco conto visto l’investimento anche economico oltre che politico fatto. Al riguardo della critica che si può o non si può, si deve o non si deve fare al sistema, credo ne esistano di più tipi e tutti vanno bene: c’è una critica velata, una critica forte, una critica che non si vede ce ne sono di tanti tipi. Non credo una sia più funzionale dell’altra. L’importante è che siano argomentate a oggetto di discussione e nel caso di revisione. Penso sia anzi importante ci siano tutte quante insieme e credo sia molto importante anche dare giudizi severi in una terra dove stampa media televisione tutto è comprato dal potere politico e azzittito in nome del quieto vivere e delle pance piene.
Alcuni anni fa tu lanciasti un allarme sulle possibilità di sopravvivenza (nel lungo periodo) della comunità linguistica italiana, sottoposta da un lato (nelle zone rurali) a processi di erosione e assimilazione e dall’altro ad una riduzione delle prospettive di radicamento conseguenti l’implementazione delle norme statutarie. Sei ancora di questa opinione? Come stanno, insomma, gli altoatesini?
Statisticamente la componente italiana è sempre più marginale e questo per tantissimi motivi, lo è però non solo demograficamente ma anche nell’economia e nella politica. Tolte alcune elites, sempre più esigue, peraltro mi pare che il destino del gruppo italiano sia ormai molto chiaro: riduzione progressiva, assimilazione di una parte di “fortunati” per via scolastica e fondamentale scomparsa. Questo del resto è il disegno politico della Svp esplicitamente dichiarato, quindi a meno di “eventi improbabili”, se mi passi la citazione di Morin, direi che si va in quella direzione molto velocemente. I dati delle scuole del resto segnalano il gruppo italiano già sotto il 18% (tolti gli stranieri) quindi mettici pure un 1-2% di iscritti alle scuole tedesche ma siamo intorno al 20%. Al prossimo censimento credo si andrà intorno a quella percentuale, forse sotto, anche se dipende da cosa faranno gli stranieri. Non sto peraltro dicendo che ciò sia una cosa negativa o positiva di per sé: credo però che nei fatti questa sia la realtà.
Lucio Giudiceandrea, nel suo libro “Spaesati” (ed. Raetia), ha espresso una valutazione complessivamente negativa sul gruppo linguistico italiano, accusato di essere sostanzialmente incapace di riuscire ad elaborare un sentimento di appartenenza a questa terra e alle sue istituzioni. Giudiceandrea parla di una esplicita “responsabilità” da attribuire in questo senso alle principali agenzie formative “italiane” (come partiti politici e stampa) che avrebbero praticamente operato esclusivamente al fine di formare un’opinione pubblica lamentosa e rancorosa nei confronti dei “tedeschi” in generale e della SVP in particolare. Condividi questo giudizio?
Trovo il libro di Giudiceandrea un tipico scritto da “assimilato”, un membro della minoranza che per risorse proprie o opportunità viene accettato dalla maggioranza e rinnega la sua origine, anzi la vede con insofferenza. I libri di psicologia sociale descrivono molto bene il fenomeno. Comunque, a parte che il libro è pieno di inesattezze e giudizi come minimo affrettati, mi pare che dire che gli italiani hanno le loro colpe sia un po’ come scoprire l’acqua calda. Il problema è un po’ più complesso e non può essere discusso soltanto tirando in ballo la pigrizia o la scarsa volontà di studiare le lingue. Io conosco bene il tedesco, ma onestamente se mi chiedi se mi sento appartenente a questa terra ti dico che me ne guardo molto bene. Quando del resto in ogni maso e in ogni albergo si deve a tutti i costi impiantare una bandiera per rivendicare la propria appartenenza mi pare proprio che ci sia qualcosa che non va, di molto profondo anche.
Uno dei temi di ricorrente dibattito (e talvolta anche di scontro) è quello della formazione e della scuola. Avrai seguito le polemiche sul numero “eccessivo” di bambini di madrelingua italiana negli asili “tedeschi” del capoluogo. Secondo te come è possibile salvare la capra dell’insegnamento nella madrelingua e i cavoli delle innovazioni glottodidattiche che sempre più vengono richieste da diversi settori della società?
Ma, guarda, mi pare sia l’esito naturale e scontato delle politiche segregazioniste della Svp. Era ovvio che si arrivasse a un punto in cui gli italiani mandavano i figli a scuola tedesca per farli sopravvivere. Io penso la soluzione migliore sarebbe quella di fare degli asili delle materne e anche delle scuole con sezioni miste dove i genitori scelgono o non scelgono di mandare i figli. Ognuno deve essere libero di scegliere. Mi parebbe molto logico.
Il prossimo ottobre ci saranno le votazioni provinciali. Le votazioni del 13 e 14 aprile hanno presentato un quadro piuttosto fluido (SVP sotto la soglia del 50%, forte perdita di consensi dei Verdi coalizzati con le forze di sinistra, crescita del PD e della destra “tedesca”, lieve calo di consensi – in controtendenza rispetto al dato nazionale – dei partiti di centro-destra “italiani”). Saranno dati confermati anche tra qualche mese? Quali linee evolutive è possibile scorgere a livello locale?
Non so. La Svp ha 60000 affiliati: quindi praticamente ogni famiglia ha un iscritto: mi sembra difficile perda la maggioranza assoluta. Se accadesse sarebbe un bene ma il sistema è talmente localistico e chiuso che un partito che ha il controllo totale delle risorse difficilmente rischia di perdere la maggioranza dei consensi. Il Pd non so che fine farà: dipende dai tempi dell’evoluzione del partito a livello nazionale. Io penso non arriverà a fine legislatura intatto, ma sui tempi non so cosa dire. Comunque qui si trasformerebbe in un partito autonomista o qualcosa di similare. Un partito di architetti, insegnanti e ingegneri. I verdi invece li vedo molto in crisi. Anche la scelta di mettere Riccardo Dello Sbarba capolista penso costerà cara. Del resto un italiano non ha nessun motivo ormai di votare i verdi, meglio il pd che è anche un po’ multilingue. Un tedesco continua secondo me a votare candidati tedeschi anche se è un verde, soprattutto gli elettori di base. Però magari non sarà cosi e probabilmente è ancora troppo presto per capire come andranno a finire le cose.
Parliamo infine dello statuto d’autonomia. Pensi sia utile un suo aggiornamento a quarant’anni della sua entrata in vigore? Dobbiamo considerarlo in ogni modo come la cornice intrascendibile della nostra esperienza di convivenza? In caso contrario, quali soggetti o quali eventi potrebbero contribuire ad una sua revisione più radicale?
Peterlini, scrittore di confine
11 Gennaio 2008
Sul Corriere dell’Alto Adige di oggi è uscita una lunga intervista che ho fatto a Hans Karl Peterlini (titolo redazionale: La storia e le colpe). Hans Karl per me è stata (ed è) una figura molto importante. Appena sbarcato quassù, infatti, un’amica mi disse che il miglior modo per capire questo posto era quello di acquistare e leggere regolarmente il settimanale “ff”. Da allora (sono passati 10 anni) sono un fedele lettore di quella rivista. Peterlini è stato direttore dell’”ff” per un lungo periodo e i suoi editoriali hanno punteggiato le tappe del mio cammino in questa oscura selva atesina. A questo aggiungo che è proprio sul defunto (ahimé) forum dell’”ff” che è nata la mia passione per le discussioni online. In un certo senso, con questa intervista oggi chiudo dunque un ciclo.
Intervista a Hans Karl Peterlini
Il testo tedesco dell’intervista è pubblicato su [BBD]