Fremdkörper
8 Maggio 2008
Sulla recente proposta avanzata dalla SVP di Bolzano, cioè quella di istituire esami linguistici d’accesso negli asili tedeschi, si legge oggi una dura (e condivisibile) presa di posizione di Riccardo Dello Sbarba (Alto Adige e blog) e una letterina furente del nostro GattoMur (sempre sul quotidiano Alto Adige). Non mi pare ci sia bisogno di aggiungere altro (se non, forse, che comunque non è certo il caso di parlare di “apartheid”, come ovviamente fanno le persone che non capiscono niente).
Solo una piccola nota al margine (una spigolatura, per così dire). Sul Corriere dell’Alto Adige è apparsa anche questa presa di posizione del consigliere provinciale di Forza Italia, Alberto Pasquali. La riporto perché è di una comicità rara:
Ci sono troppi bimbi italiani negli asili tedeschi? Si facciano più asili.
A chi sfuggisse la comicità di questa affermazione (ormai sono abituato a non farmi illusioni: non sono sicuramente in pochi), propongo questo apologo.
Luigi e Roberta hanno un figlio, Matteo. Matteo è stato iscritto all’asilo tedesco x. Come ogni mattina, Roberta, recandosi al lavoro, accompagna Matteo all’asilo. È un po’ in ritardo, Roberta, e arriva quando il portone d’ingresso sta per chiudersi. Però ce la fa, apre e sale le scale che portano alla classe del figlio. Stranamente, in giro tutto è silenzioso, molto tranquillo. Aperta la porta dell’aula, Roberta si accorge che i bambini sono pochissimi. Ci sono Tommaso, Francesca, Pasqualino… ma mancano gli altri. Dove sono Thomas, Günther e Sabine? Dov’è Timon, dov’è Sebastian? “Si sono tutti trasferiti nella scuola qui accanto, quella che hanno costruito stanotte”, dice la maestra.
Altra spigolatura. Il Coordinatore comunale di Forza Italia, Enrico Lillo, afferma:
Ellecosta deve sapere che in Svizzera vengono insegnate simultaneamente ben 4 lingue: tedesco, francese, italiano e inglese. I bimbi trascorrono un’ora in un’aula in cui predomina un colore cui viene associata una delle 4 lingue, passando da una classe all’altra in modo naturale.
Insomma, la Svizzera è un vero Paradiso, per Lillo.
Ma è davvero così? Ovviamente no.
E già che ci sei leggi anche qui
Senza bisogno di riferirsi alla Svizzera (che presenta una situazione particolare, problematica e senz’altro non da cartolina illustrata come vorrebbe farci credere Lillo), una versione pluricromatica del plurilinguismo si trova nelle nostre valli ladine:
Di Ellecosta mi ero già occupato comunque QUI
Censura
6 Maggio 2008
![]()
Chi ricorre generalmente alla censura? A parte i casi nei quali questa pratica odiosa è legittima (spam, offese esplicite eccetera), alla censura ricorre chi non è in grado di sostenere una discussione alla pari. Chi soccombe dialetticamente e quindi, non potendo fare altro, decide che è meglio tappare la bocca all’interlocutore.
In vita mia, nei vari forum o blog ai quali ho partecipato, ho patito parecchie volte la censura. L’ho subita sul forum degli Schützen, dal giovane Orfino, da Concetta Failla e ovviamente anche dal prode artefice del blog Provinciali 2008, il quale da un po’ di tempo sposta tutti i miei commenti (anche quelli più costruttivi) in una rubrichetta intitolata “commenti non graditi” (o qualcosa del genere).
Confesso che per me è piacevole avere successo nelle discussioni, avere cioè la sensazione di possedere argomenti più validi. Ma questo trionfo, francamente, mi pare decisamente eclatante.
P.S. La signora Concetta Failla (una persona diciamo così non particolarmente creativa o brillante) comunque ha segnato pochi minuti fa un colpo che è riuscito a stupirmi. Non solo infatti mi ha censurato (in realtà ha censurato un commento da me rivolto ad un frequentatore del suo blog), ma ha addirittura poi ricopiato quello che avevo scritto io e si è rivolta a quel mio potenziale interlocutore spacciando il commento come suo. Censura e appropriazione indebita di pensieri altrui. Grandissima.
É solo una battuta
30 Aprile 2008

Ma certo. È solo una battuta. Come se ne dicono tante. Tipo “fucili caldi”, “trencentomila martiri” eccetera eccetera. Ormai c’abbiamo fatto il callo.
Ieri “primo giorno di scuola” per i neoeletti al Parlamento. Gustoso siparietto (come si dice nel gergo del più squallido giornalismo) alla buvette con Giorgio Holzmann: “Con Alemanno abbiamo preso Roma una seconda volta dopo il 1922… È solo uno scherzo: non scrivetelo”.
Altre spigolature:
Michaela Biancofiore si rifiuta di farsi fotografare insieme a Manuela Di Centa, che le ha rubato il “posto” di comando nella sua “terra”.
Siccome per formare al Senato un gruppo autonomo ci vogliono dieci senatori, gran lavoro di Totò Cuffaro (avvistato con un vassoio di cannoli) per dare vita alla seguente accozzaglia: i tre senatori SVP, i tre senatori UDC, un valdostano, Claudio Molinari (da Trento), Emilio Colombo e… Belzebù (Giulio Andreotti). Auguri.
Intanto, a Bolzano, Elena Artioli ha passato il Rubicone. Non è più “italiana”. La SVP s’interroga sulla carta dei “mistilingue”. Effettivamente l’identità dei “mistilingue” è sempre stata problematica, sfuggente. Vederli come carte non è poi male. Una carta ha due facce, se non va bene una basta girarla e voilà, tutto si mette a posto. Che tristezza.
P.S. Importante smentita della Biancofiore [leggi]. Meno male. Eravamo molto preoccupati.
Recht auf Heimat
28 Aprile 2008

Nel numero di aprile del “Brixner” è possibile leggere una lunga intervista a Durnwalder, realizzata prima delle elezioni che hanno portato alla discesa della Svp negli inferi del 40%. È un’intervista a tutto campo e dunque, ad un certo punto, si parla anche degli italiani, della questione (è considerata così) Artioli e del “diritto alla Heimat” dei cosiddetti altoatesini.
Sull’Artioli l’opinione del Landeshauptmann è decisa:
Wenn die italienischsprachige Artioli auf unserer Liste kandidiert, dann schadet sie unsere Volksgruppe, weil sie damit den Proporz zugunsten der italienischen Sprachgruppe ändert.
Insomma, peccato che l’Artioli abbia scelto di appartenere al gruppo linguistico e al partito sbagliato. La prossima volta faccia più attenzione.
Il passaggio comunque più interessante dell’intervista è quello che possiamo leggere in corrispondenza di questa domanda:
Aber bitteschön, lassen Sie uns doch mal 20 Jahre weiter denken…
Ecco la risposta di Durni:
Was in 20 Jahren sein wird, kann ich nicht sagen. In nächster Zeit müssen wir aber darüber entscheiden, welchen Status die Italiener haben, die in Südtirol geboren wurden. Landläufig gilt nur der Deutsch- und Ladinischsprachige als “Südtiroler”, der Italiener aber nicht. Dies müssen wir hinterfragen. Ein in Südtirol geborener Italiener ist “Altoatesino”; haben wir auch den Mut, ihn “Südtiroler” zu nennen? Ich bin der Meinung, er hat ein Recht auf Heimat.
Ecco, secondo me questo è un passaggio straordinario. Vediamo perché:
Se partiamo dal fondo (Ich bin der Meinung, er hat ein Recht auf Heimat) potremmo sentirci quasi commossi da tanta generosità. Caspita, un italiano che è nato qui ha “diritto ad avere una Heimat”. Ciò significa dunque che questo diritto finora non ce lo aveva. È un’ammissione importante, no? Peccato solo per quella restrizione (Ein in Südtirol geborener Italiener ist “Altoatesino”) che evidentemente esclude quelli che non sono nati qui (i quali non solo non possono fregiarsi del titolo di Sudtirolesi, ma neppure, a quanto pare, di quello di “altoatesini”).
Durnwalder in ogni caso sente che questa situazione alla lunga non va e vuole promuovere una seria riflessione al riguardo (Dies müssen wir hinterfragen). Ecco come:
In nächster Zeit müssen wir aber darüber entscheiden, welchen Status die Italiener haben, die in Südtirol geboren wurden.
La decisione su quale status possono avere gli italiani “nati qui” (per gli altri, abbiamo visto, non c’è comunque speranza) non può essere evidentemente presa dagli italiani “nati qui”. Essa deve essere presa da NOI (wir müssen darüber entscheiden…). Probabilmente il presidentissimo neppure avrà notato la gravità di queste affermazioni, in verità piuttosto automatiche. Una spia è questa: “Landläufig gilt nur der Deutsch- und Ladinischsprachige als “Südtiroler”, der Italiener aber nicht“. Landläufig significa “qui”, in Sudtirolo. In Sudtirolo dunque solo i sudtirolesi sono sudtirolesi, si afferma senza rischiare purtroppo neppure di essere banali.
In un commento scritto su questo blog (e ripreso dall’autore di Provinciali 2008) Lucio Giudiceandrea qualche giorno fa aveva scritto:
gli altoatesini non sono percepiti perché contano poco - contano poco perché sono spaesati (cioé non conoscono e non apprezzano il posto dove vivono) - sono spaesati perché si sono autoemarginati dal sistema.
Questo giudizio rappresenta la metà di una verità. L’altra metà è contenuta nelle affermazioni di Durnwalder che ho appena commentato.
Pluralismo perfetto
23 Aprile 2008
Pensateci. Nel campo dell’informazione, che cos’è secondo voi il pluralismo perfetto? Un’agenzia di stampa che dice A e un’agenzia di stampa che dice B? Certo, ma nell’ipotesi che A prevalga su B o che B prevalga su A, il pluralismo si ridurrebbe drasticamente a vantaggio di chi prevale. Occorre allora un meccanismo secondo il quale A dica A e B dica B senza mai giungere ad un risultato di prevalenza dell’uno sull’altro. Occorre cioè creare uno stato di sospensione nel quale il contrasto delle opinioni sia perfetto e i fatti (ciò a cui quelle opinioni si dovrebbero poter riferire per consentire una decisione tra A e B) scompaiano come inghiottiti da una bolla d’equanime ebetismo. Il video che avete appena visto è la perfetta rappresentazione di questa teoria. L’illusione del pluralismo è perfetta, e alla fine voi (che avete guardato) non siete più interessati a capire quello che è successo. Ci ridete su.
C’è chi può
22 Aprile 2008

Come noto, gestire un blog non è (non dico mai, ma quasi mai) un affare remunerativo. Lo diceva anche Luca De Biase in quel suo bel libro (L’economia della felicità, Feltrinelli). “Il pubblico attivo della rete regala a se stesso e agli altri il proprio tempo…”, come si legge all’inizio del capitolo 5, I mezzi del dono e del denaro.
Regala??? Tra il numeroso popolo dei blogger intanto ne è spuntato uno che di “regalare” qualcosa a qualcuno neppure se lo sogna. Scoprite chi è: [QUI].
Tu non sei di qui… ma comandi lo stesso
19 Aprile 2008

Qualche tempo fa scrissi questo. Non me ne pento. Mi pare una riflessione valida, confermata anche un po’ dall’esito negativo per il centrodestra locale alle passate elezioni. Il nesso è evidente. Senza la presenza di Michaela Biancofiore (trasferita come noto in Campania a parlare del “disagio” degli italiani di quassù a gente che laggiù vive coperta di spazzatura) e con un coordinamento diciamo così incerto (incerto è ovviamente un eufemismo), anche il più tipico elettore bolzanino (quello che passa senza battere ciglio sotto i fasci littori di Piazza Vittoria pensando siano dei tigli potati a figura) ha storto il naso e magari non ha votato (o ha disegnato per l’appunto un tiglio potato a figura sulla scheda elettorale). Detto ciò, come spiegare adesso questo atteggiamento così ben espresso da questa citazione?
Una sana dialettica è indispensabile per il progressivo divenire di tutte le idee*. Ma la discussione deve essere fatta nelle sedi proprie, quelle che lo statuto del nostro partito ci indica. Quindi si evitino ostentazioni sulla stampa e, soprattutto, coloro che fino a ieri incensavano ipocritamente la coordinatrice, evitino ora di scagliarsi maramaldescamente su di lei che ha comunque meriti che non possono essere disconosciuti. Dunque mettiamoci in attesa delle decisioni e indicazioni che arriveranno a breve dai vertici nazionali del partito con serenità e con lo sguardo rivolto a quei valori liberali eccetera eccetera. (Salvatore Piras)
Ecco. Perché questi s’incazzano (anche giustamente) se da Roma, dai vertici nazionali (come si dice con linguaggio pomposo), vengono spediti commissari e quant’altro, ma poi restano comunque orientati a seguire le indicazioni che per l’appunto continuano a provenire dall’esterno? Ma da soli (e soprattutto: con gente di qui) riusciranno mai a combinare qualcosa???
Che si sappia, comunque. I partiti della destra sono partiti TELECOMANDATI.
* Nota: Me ne sono accorto ora, rileggendo: “una sana dialettica è indispensabile…”. Caspita. Evidentemente il ragazzo (Piras) ha frequentato un corso di filosofia per corrispondenza alla CEPU. Conseguendo brillantemente il diploma col minimo dei voti.
Nuovo corso
2 Aprile 2008
Il giovane Orfino (prode sentinella distaccata a presidiare i sacri confini della Patria invitta) mi ha spedito questo (magari pensando di farmi piacere):
VENERDI’ 4 APRILE - Ore 20.30
Sala Civica Via del Ronco
BolzanoIncontro sul tema:
‘NUOVO GOVERNO E AUTONOMIA’Intervengono:
On. GIORGIO HOLZMANN
Cons. Prov. MARIO MALOSSINI
Candidati alla Camera dei Deputati del Popolo della Libertà alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile
Non dimenticare: ‘Si presentano come nuovi….ma sono sempre gli stessi: Sono la sinistra che ha messo in ginocchio l’Italia’
Il 13 e 14 aprile vota il Popolo della Libertà per Berlusconi Presidente e Giorgio Holzmann alla Camera
Ecco. Parlando di ginocchi, mi viene in mente che il nuovo corso della destra italiana, ora che Michaela Biancofiore è stata spedita da Don Bondi in Campania, a caricare spazzatura sui vagoni dei treni per la Germania, e Alessandro Urzì è stato messo in stand-by. Se tutto andrà come deve andare, sarà quello di mettersi in ginocchio (beninteso: con la schiena dritta) davanti alla SVP nella missione impossibile di farsi aprire le porte della giunta provinciale. Ce la faranno?
Cervelli all’ammasso
19 Marzo 2008
![]()
Dice il vocabolario:
am|màs|so
s.m.
1 AD mucchio disordinato, massa ingente: un a. di detriti
2 TS dir., raccolta di prodotti agricoli, sovente disposta dallo Stato, in appositi magazzini: l’a. del grano; estens., il luogo, il locale dove avviene tale raccolta: portare il raccolto all’a.
Ognuno conosce l’espressione “portare il cervello all’ammasso”, vero? Ultimamente - spiace dirlo - un apposito magazzino nel quale avviene la raccolta di questi cervelli destinati all’ammasso si sta sempre più rivelando il sito della signora Failla, la quale (non sappiamo se per spirito d’obbedienza o per scelta) pubblica perinde ac cadaver ogni comunicato stampa che il partito le affida.
Stasera è toccato a questo [leggi]
Si noti lo schema: Vezzali inizia a parlare del Tibet, dunque di un problema, di un gravissimo problema di politica internazionale. Quindi si sposta a discettare sullo scarso impegno dell’Europa nei confronti delle minoranze (e qui già ci dà una prima chicca, dicendo che in Europa ci sarebbero comunque “minoranze soggette a soprusi meno cruenti di quelli subiti dai tibetani”, dimenticando cioè la mattanza della ex Jugoslavia avvenuta per anni, e addirittura ancora possibile, proprio a due passi dal suo naso). Infine - e in modo del tutto gratuito e grottesco, altro che “corre logico”! - plana come un avvoltoio spennato sul Sudtirolo, offrendo la solita, stantia e lamentosa versione dei fatti (ma anche facendo strame della propria residua intelligenza):
A tal proposito, corre logico far notare come riconoscere a tutti i gruppi etnolinguistici gli stessi diritti e dignità è un’applicazione di canoni democratici che andrebbero estesi anche all’ Alto Adige, dove la minoranza italiana è spesso dimenticata dai suoi stessi governi nazionali. Una distorsione costituzionale, ancor poco mediatizzata, che tende ancora oggi a omologare il popolo altoatesino ai principi, decisioni e scelte del solo partito di maggioranza tedesca che ancora oggi impedisce agli italiani - ad esempio - di potersi iscrivere e candidare nel loro partito o di aspirare al diritto di scuole miste che favorirebbero l’integrazione e il dialogo fra comunità.
Insomma, se ci fate caso qui siamo esattamente allo stesso punto mirabilmente toccato dall’ormai famoso Re Laurino nella sua commovente testimonianza di ottusità*. Solo che Re Laurino probabilmente è un ragazzo o comunque un signore che non ha nessuna ambizione a fare il politico (bontà sua). Vezzali, invece, e se non abbiamo capito male, è in odore di ricoprire nientemeno che il ruolo di coordinatore del partito di Berlusconi in Sudtirolo! Che tristezza. E intanto quelli della SVP se la ridono… se la ridono… se la ridono… (d’altronde, leggendo simili banalità cos’altro potrebbero fare?).
* Ecco qui il mirabolante incipit (vale sempre la pena rileggerselo):
Il genio italico e la sua capacità lungimirante ha messo l’ Autonomia sotto la protezione dell’ONU. Ora ci si accorge che Essa (l’Autonomia) lede gli stessi principi di eguaglianza per i quali Essa è nata (tipico degli Italici, accorgersi troppo tardi delle cose). Nella stessa Autonomia si fa riferimento a quei principi e a quei valori che per coerenza non dovrebbe rinnegare. Nel momento che questo accade è delegittimata ed è essa stessa che si delegittima che perde la sua forza. L’Autonomia così come è nata e si è sviluppata è finita. E’ finita, e si è trasformata in qualcos’altro, in una specie di mostro, che cresce e continua a crescere, un mostro insaziabile pronto a tutto pur di cibarsi, pronto a qualsiasi meschinità.
Tenetevi forte
16 Marzo 2008

Tenetevi forte cari amici di SegnaVia, cari amici che, come me, pensate o almeno sperate che un altro Sudtirolo sia possibile. Quello che sto per farvi conoscere infatti dimostra che per avere, per riuscire ad avere effettivamente un “altro Sudtirolo” dovranno passare non giorni, non mesi, non anni, non secoli, non ere. Ma probabilmente eoni.
Prima però una piccola divagazione (un minimo di suspense, il momento è solenne…).
Stasera ho cenato insieme a Loiny all’Oste Scuro (Finster Wirt). Brodo di manzo con ravioli ripieni di cervella (per me), zuppa al vino della Valle Isarco (per Loiny). Abbiamo poi preso entrambi un’ottima faraona con carciofi e polenta (annaffiata da un gradevole “Ripassa” di Zenato), quindi i dolci. Variazione di strudel e gelato alle mele (per me), mousse al cioccolato (Loiny). Sulla via del ritorno ci siamo fermati a guardare la fine della partita Roma-Milan (2-1 per i capitolini) in un bar. Poi i saluti. Ottima serata, dunque.
Ecco, finita la divagazione vengo al punto.
Arrivato a casa ho acceso il computer, ho fatto il solito giro dei blog e ho trovato questo: [leggi con grande attenzione]. Questo testo è per me una sorta di regalo. E in effetti deve averlo pensato anche la curatrice del blog, ché non l’ha lasciato languire alla stregua di un semplice commento, ma ha intuito che qui c’era tutta la potenzialità per meritarsi addirittura l’apertura di un thread. La comprendiamo. Perché davvero questo articolo riesce a sintetizzare nel miglior modo possibile e in un linguaggio paradigmatico tutto il cumolo di stronzate e di castronerie che il povero gruppo linguistico italiano è riuscito a produrre dal dopoguerra (diciamo dal minuto successivo alla firma dell’accordo di Parigi) fino alle recenti lamentazioni, ai belati di dolore diffusi in margine al cosiddetto “caso Ellecosta”. L’analisi che questo Re Laurino dispiega è talmente sballata da risultare quasi commovente.
Ovviamente bisognerebbe commentare punto per punto, parola per parola, tutto quello che lui è riuscito a dire. Ma l’ora è tarda e dovrò accontentarmi soltanto della prima frase (peraltro: proprio alla “luce” di quella prima frase è possibile comprendere il castello di idiozie che via via l’autore è andato poi costruendo).
Ecco l’esordio di cotanta miseria:
Il genio italico e la sua capacità lungimirante ha messo l’ Autonomia sotto la protezione dell’ONU.
Ecco. Capito? “Il genio italico e la sua capacità lungimirante ha messo l’ Autonomia sotto la protezione dell’ONU”. Qualcuno si ricorda come andarono in realtà le cose? Io mi ricordo che negli anni cinquanta il “genio italico” aveva cercato di risolvere la questione sudtirolese affidandosi agli uffici della Regione Trentino-Alto Adige e basandosi così su una interpretazione alquanto difficoltosa della parola inglese “frame” [approfondisci]. È probabile che qualcuno abbia parlato al nostro Re Laurino di Odorizzi, ma evidentemente non è stato convincente. Se lo fosse stato, Re Laurino avrebbe compreso che il “genio italico” non fu affatto così lungimirante. Infatti di lì a poco si ebbero alcuni fatti non propriamente edificanti. Edificanti, ecco la parola. Chissà cosa pensa Re Laurino della politica edilizia degli anni cinquanta, riferita al Sudtirolo. Chissà se Re Laurino apprezza davvero la lungimiranza di Giuseppe Togni. Ecco, perché Re Laurino non si informa un po’ su Giuseppe Togni, perché non ricostruisce il contesto? E vogliamo parlare finalmente dell’ONU? Quando, come, perché e per merito di chi la questione sudtirolese varcò l’oceano e venne discussa in quel lontano consesso?
Re Laurino ha scritto probabilmente quella frasetta (”Il genio italico ecc. ecc.”) di getto. Magari sulle ali dell’entusiasmo da neofita. Se avesse aspettato un po’ e fatto una piccola ricerchina in internet avrebbe evitato di pestare (parlando con pardon) una cacca. Ma noi - che siamo magnanimi - vogliamo aiutarlo. Insomma: quando, come, perché e per merito di chi la questione sudtirolese divenne un tema da trattare all’Onu? Grazie alla lungimiranza del genio italico? Nient’affatto. Caro Re Laurino, caro somaro, andò così (spero tu sappia leggere questo tedesco da prima elementare):
Seit dem Staatsvertrag 1955 war Südtirol außerdem zentrales Thema der Außenpolitik Österreichs, so dass das Südtirol-Problem nach diversen erfolglosen Sondierungsgesprächen zwischen Rom und Wien erstmals auf die Tagesordnung der UN-Vollversammlung kam. Mit der UN-Resolution 1497/XV vom 31. Oktober 1960 wurde festgestellt, dass der Pariser Vertrag bindend sei und dessen Punkte einzuhalten seien. Italien erklärte sich zwar zur besseren Durchführung des bestehenden Autonomiestatutes bereit, in der Praxis änderte sich aber kaum etwas.
Die immer heftigeren Anschlagsserien durch den Befreiungsausschuss Südtirol führten jedoch zu einer Eskalation, die mit einem Veto Italiens zum EWG-Beitritt Österreichs ihren Höhepunkt erreichte. Der Streit zwischen den beiden Staaten kam schließlich im November 1961 erneut vor die UNO, die die Resolution von 1960 bestätigte.
È chiaro che se uno comincia a scrivere un testo dicendo che “Il genio italico ecc. ecc.” anche il resto non potrà riuscirgli meglio. E infatti le fregnacce che Re Laurino ha continuato a inanellare sono un prodotto di quello sconcertante esordio (ne riparleremo).
Finisco con una domanda: come è possibile che gli italiani dell’Alto Adige possano anche lontanamente sperare di migliorare la propria condizione se non cominciano almeno a conoscere a grandi linee la storia della terra nella quale vivono? C’è qualcuno che si assume l’onere (di onore, mi sa, ce ne sarà poco) di far comprendere a questi disgraziati come stanno le cose?
Nota: chi volesse avere documenti “empirici” su quanto gli italiani siano drammaticamente ignari di tutto ciò che riguarda la storia locale, clicchi [QUI].
P.S. Ho il fondato timore che il prode Re Laurino si sia accorto che questa domenica delle Palme non abbia accresciuto molto la considerazione del mondo nei suoi confronti. Infatti ha chiesto alla sora Concetta di eliminare il suo “articolo” dalla prima pagina del blog nazional-cittadino e spostarlo in una posizione più defilata.
Per questo motivo (onde prevenire l’eventualità che quel capolavoro venga magari del tutto rimosso) l’ho copiato e lo rendo disponibile qui: [Re Laurino Dixit]. Queste sono cose che vanno tutelate e messe a disposizione degli studiosi.