Censura bipartisan

12 Maggio 2008

Mi sono perso l’intervento di Marco Travaglio andato in onda nella trasmissione di Fabio Fazio (Che tempo fa?). Poco male. Grazie alla rete non va in realtà perso niente. L’intervista a Travaglio la si può comodamente guardare su YouTube, oppure (dal produttore al consumatore) anche attingendola dal sito dello stesso Travaglio (assieme alla scheda “incriminata” - tratta dal nuovo libro di Travaglio e Gomez - sul nuovo Presidente del Senato): QUI.

Fanno comunque specie le accuse “bipartisan” mosse a Travaglio e (non proprio indirettamente) a Fazio: quella roba non doveva andare in onda perché mancava il contraddittorio. Applicando questa regola in modo ferreo (cioè: per dire qualcosa su qualcuno occorre che questo qualcuno sia fisicamente presente o sia comunque rappresentato da qualcuno in prossimità dell’estensore delle accuse) nessuno potrebbe praticamente più dire niente. Ipocrisia al massimo grado.

Sento il fortissimo rischio che la televisione pubblica (pagata dai cittadini!) venga messa a tacere con la scusa di una correttezza pelosa. Noi, blogger d’assalto, possiamo replicare all’infinito i messaggi che provengono da un’informazione non di regime. Non ci resta altro.

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Grandi opere

10 Maggio 2008

Trovo inquietante e geniale questo filmato. Se ci pensiamo bene, alla fine di una “grande opera” la terra assomiglia sempre meno alla “terra” e si avvicina invece all’immagine desertica che noi abbiamo di Marte. Insomma, se non riusciremo ad andare su Marte, riusciremo forse a trasformare il nostro pianeta in qualcosa di molto simile. Abbiamo il dovere di preoccuparci.

http://markus-lobis.blog.de/2008/05/05/wird-unser-wasser-abgegraben-nachlassige-4134177

Helene Staffler

6 Maggio 2008

Continua il tormentone Artioli. La poveretta (che il cattivissimo Atz vorrebbe cacciare dal partito) è stata indirettamente offesa anche dal Landeshauptmann, il quale - cercando di imitare maldestramente Berlusconi, gran dispensatore di battute - ha dichiarato: “Lei si può sempre mettere in lista come Helene Staffler. In ogni caso è il partito a decidere”. E pensare che una volta erano i fascisti quelli che qui volevano cambiare il nome alle persone.

Mi rendo conto che potrebbe sembrare una polemica esclusivamente personale (e dunque non suscettibile di essere divulgata). Eppure la faccenda non è di poco conto.

Qualche giorno fa sono stato messo alla berlina da un individuo (il cosiddetto WM del blog Provinciali 2008) per aver usato il termine “attivista” al posto di “terrorista” riferendomi ai noti casi dell’irredentismo (uso questo termine all’ingrosso, sperando che non dia la stura a nuove insulse polemiche) sudtirolese degli anni sessanta. Bene, evidentemente non pago di aver rimediato una pessima figura (e non solo ai miei occhi), questo individuo prosegue ormai da giorni - in preda ad una singolare forma di delirio - nel vano tentativo di riuscire a dimostrare (in primo luogo a lui stesso) che l’uso del termine “terrorista” è non solo corretto, bensì anche giuridicamente univoco. Per farlo cita a sostegno quanto la sua modesta cultura riesce a trovare (da remoti giuristi olandesi, convocati senza costrutto, al povero Orwell, anch’esso scomodato per niente). Eppure, basterebbe che l’individuo operasse una piccola ricerca in internet per rendersi conto di quanto intricata sia la vicenda anche solo della “definizione” del termine terrorista. Difficoltà che insomma dovrebbe suggerirgli almeno la plausibilità di un’oscillazione interpretativa nell’applicazione di questo termine in contesti equivoci come quello del quale ci stiamo così tristemente occupando.

Sperando di fargli cosa gradita (e un po’ già pregustando la nuova quantità di bile che gli metteremo in corpo facendo quello che sto per fare) suggerisco all’individuo di leggersi questa sostanziosa tesi di laurea scritta da una persona evidentemente interessata ad approfondire questioni e concetti che invece l’individuo si rifiuta in modo così maldestro di comprendere.

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P.S. Lo so, sto sparando sulla Croce Rossa. Ma è a fin di bene.

Sicurezza

5 Maggio 2008

Alcune riflessioni sul tema della “sicurezza”. A quanto pare questo è l’argomento, la chiave di volta, che ha sancito la recente vittoria elettorale delle “destre”. La mia opinione è che se le destre hanno colto con maggiore sensibilità la percezione di diffusa insicurezza che si respira in giro (a cominciare da quella originata dalla presunta minaccia degli immigrati) è anche indubbio che la risposta che esse possono dare non farà che aumentarla, l’insicurezza. Per dirla tutta: a me fa molta paura (fa molta più paura) la risposta che si vorrebbe dare al problema che lo stesso problema.

Gad Lerner, in un articolo pubblicato oggi su La Repubblica (lo si può leggere sul suo blog) esordisce molto opportunamente con questa domanda:

Se la vittima del pestaggio di Verona fosse stato uno straniero anziché il povero Nicola Tommasoli, un giovane dei “nostri”, oggi la città vivrebbe il medesimo turbamento?

Si tratta di una domanda retorica, ovviamente. Ma mette il dito nella piaga. Una piaga ben più profonda di quello che ci si può immaginare.

Può darsi che esista un problema “sicurezza”. Ma l’insicurezza riguarda tutti e non è interpretabile (come si vede) in base al facile schema “noi e gli altri”. Spesso (molto spesso) siamo proprio “noi” ad alimentare paure e insicurezze che poi ipocritamente proiettiamo all’esterno. Pensiamo a quei bravi cittadini di Amstetten, vicini di casa dell’abietto Josef Fritzl (sempre su Repubblica  di oggi se ne legge uno sconvolgente ritratto firmato da Giampaolo Visetti). Allora, dove si nasconde il pericolo? Cosa si nasconde sotto il pavimento di casa o dietro le finestre protette da molte tendine?

P.S. Quando si dice: chi semina vento… [leggi]

Allacciate le cinture

22 Aprile 2008

Si mette già male…

18 Aprile 2008

C’era in un certo senso da aspettarselo. Ma che già all’indomani del voto la complessiva deriva “a destra” dell’Italia e della Provincia si caratterizzasse in modo così esplicito è un po’ una sorpresa [leggi].

Un appunto su Giorgio Holzmann. In teoria il deputato barbuto è stato rimesso (da Roma) alla guida della destra locale per varare il progetto di avvicinamento alla SVP (obiettivo: fare entrare il PDL in giunta, a ottobre). Ammesso e non concesso che questo progetto sia in teoria realizzabile, ci chiediamo in che modo sarà possibile concretizzarlo se già i primi passi sono di questo tipo. Altrove ho scritto che la destra italiana dell’Alto Adige ha perso la bussola. Leggendo le dichiarazioni di Holzmann sono costretto a correggermi: la destra italiana sta prendendo a calci e pestando furiosamente la bussola. Se questo non portasse (ahimè) ad un pavloviano irrigidimento della controparte (SVP) non ci sarebbe da preoccuparsi più di tanto. Ma tutta questa gente è troppo stupida per farci stare tranquilli.

Insomma, sempre più attuale mi sembra questo mio passato commento: [modelli culturali]

P.S. Per inquadrare invece al meglio certe aberrazioni che si sono manifestate nella discussione seguente, rinvio al classico post: [Aveva ragione Lucio]

Personalmente ritengo che ogni tipo di Volkstumspolitik non sia esente dal rischio di cadere in forme di estremismo razzista e xenofobo. Per usare un’immagine un po’ forte ma adatta al tema: la Volkstumspolitik è come un escremento che attira le mosche neonaziste (oppure, anche: un concime dal quale non nascono poi i “fior”, ma che purtroppo rimane quasi sempre solo letame).

In altro modo, dice la stessa cosa Dietmar Larcher nel suo saggio (da me sempre citato) “Heimat - Eine Schiefheilung” (in: AAVV, Fremdgehen, Drava/alphabeta, 2005):

Südtirol erinnert an den Stall des Augias. Auch dieser ein Mythos, aus der Antike bekannt: Der Stall des Augias war so übervoll mit Mist, dass es des stärksten Helden der Antike, des Herkules, bedurfte, um ihn zu säubern.

Ora, purtroppo sembra proprio che il “vento di destra” al quale siamo nuovamente esposti (sia a livello nazionale che a livello locale: ascesa di fenomeni come la Lega e i Freiheitlichen) spinga questo fronte di letame sempre più avanti. E allora abbiamo i naziskin del meranese (fenomeno ahimè fisiologico da quelle parti: sarebbe interessante sentire un commento al proposito di Sven-Odino-Knoll) e il ritorno di personaggi dei quali francamente non sentivamo proprio la mancanza. Tipo Roland Atz, il quale (intervista sul Corriere dell’Alto Adige di oggi) non si vergogna di dire che è pronto a tornare solo se il partito butta fuori Elena Artioli (la quale, sia detto di passata, non dovrebbe aspettare di venir sacrificata su una montagnola di letame: dovrebbe uscire dal partito di sua spontanea volontà!).

Mala tempora currunt, insomma. Una ragione in più per organizzare qualsiasi forma di reazione che non può assumere altro nome che questo: RESISTENZA.

Fazit: se “loro” tornano alle “loro” radici, noi torniamo alle nostre: [QUI]

Ministro della Sanità

16 Aprile 2008

Verso mezzanotte, da qualche sera, sto dedicando alcuni minuti alla lettura di un libro del quale ho già parlato [qui]. Come ogni libro scritto da Sofri, anche questa lunga lettera a Giuliano Ferrara sul tema dell’aborto è un piccolo capolavoro d’intelligenza e umanità. Ma la lettura di questo libro (che veramente consiglio a tutti: non fosse per apprendere che cosa significa saper argomentare e saper scrivere) è utile poi anche per un altro motivo. Da qualche parte, infatti, mi pare d’aver letto che Giuliano Ferrara (che con la sua lista “Aborto? No grazie” ha totalizzato uno striminzito 0,4% alla Camera e un ancor più esiguo 0,1% al Senato) si autocandida a divenire il Ministro della Sanità del nuovo esecutivo. Siccome la cosa mi sembra enorme (mi si perdoni l’involontaria ironia sulla stazza del candidato) rischio di rimanere davvero senza parole. Per questo me le faccio prestare da Werner, estrapolandole da un suo rimarchevole commento scritto ieri:

So weit, so handhabbar: Das bedenklich stimmende Debakel ist jenes der Ökosozialen und der Linken: Italien - und in diesem Fall war/ist ganz Südtirol zu Italien - hat einen Wahlkampf erlebt, der im Zeichen tief empfundener materieller Themenstellungen gestanden hat. Meine Wahrnehmung: Viele der Themen sind “Scheinthemen” ohne empirische Grundlage: die guten Arbeitsmarktdaten, die gleichbleibende Armut, die steigenden ausländischen Investitionen: Italien steht heute real besser da als 2006. Das Wahlergebnis gründet in einer Art kollektiven Rassismus: Italien - und Südtirol - verspüren den harten Wind der internationalen Konkurrenz und suchen nach Schuldigen: La casta, die Linken und die Ausländer (romeni) sowieso.
Erschreckend für mich, wie sehr der designierte Premier bei seiner ersten Pressekonferenz gelogen hat. Italien und Südtirol haben mindestens fünf Jahre demokratische Emergenz vor sich.

Velo pietoso

14 Aprile 2008

Stendo un velo pietoso sui risultati elettorali che stanno affluendo e già danno occasione ai più svariati commentatori di dire la loro. Al momento io guardo e soffro. Viviamo in un paese sempre più di destra, questo è il dato. E anche in Provincia la situazione è più o meno la stessa (con l’aggravante di una forte impennata dei partiti etnici a sfondo razzista: Union e Freiheitlichen). Per chi avesse voglia di seguire un aggiornamento della situazione, rinvio al blog di Valentin[o], al quale, evidentemente, non fa difetto la voglia di scrivere: clicca.