Più lontana della luna
25 Novembre 2008
Da qualche giorno sono immerso in letture che riguardano la prima guerra mondiale, la cosiddetta Grande Guerra. Il libro di Quinto Antonelli, già citato, presenta un quadro emozionante e drammatico della “guerra dei trentini”, evidenziando tutte le contraddizioni del caso. Ma ho ripreso in mano anche un libro che – vergognosamente – avevo acquistato anni fa e non avevo mai letto: Un anno sull’Altipiano, di Emilio Lussu. Nella prefazione, scritta da Mario Rigoni Stern, si dice: “Ora, i giovani d’oggi, per i quali la Grande Guerra è più lontana della luna, in questo libro trovano quello che i testi scolastici non dicono, quello che i professori non insegnano, quello che la televisione non propone. E nemmeno il cinema”. Sono parole amare. Ma quali altre parole sarebbe poi possibile pronunciare davanti al diluvio d’ignoranza che si abbatte su di noi senza tregua? Ripenso all’incredibile lettera di Enrico Lillo (commentata qualche settimana fa), oppure alla “riflessione” di questo imbecille, su YouTube, lasciata in calce alla “canzone del Piave”:
Questa canzone dovrebbe essere usata come nuovo inno nazionale xchè esprime più di tutte l’amore x la patria e soprattutto dice una cosa che noi tutti italiani dovremmo dire a marocchini, tunisini, albanesi, sudamericani ecc.. cioè NON PASSA LO STRANIERO!! Dobbiamo riappropriarci di ciò che è nostro.
Architettura e fascismo
21 Novembre 2008

Negli ultimi tempi se ne è parlato molto. E se ne è parlato male, in quanto chi ne ha parlato l’ha fatto in modo ideologico, ripetitivo, privo della necessaria sensibilità per farlo. Fortunatamente in Sudtirolo non ci sono però solo gli Schützen e gli altri imbecilli che periodicamente si danno appuntamento a Bolzano per scambiarsi reciproche accuse. Da anni, un piccolo gruppo di storici raccolti attorno alla rivista “Geschichte und Region/Storia e Regione” cerca di proporre una riflessione critica sul nostro passato, cerca soprattutto di attivare una comunicazione positiva tra i gruppi linguistici. Questi storici, per dirla con Calvino, rappresentano ciò che nell’inferno inferno non è. Da parte mia, dunque, sento il compito di dar loro spazio. Uno spazio, soprattutto oggi, quanto mai necessario.