Non so come dirlo
10 Maggio 2008
Lo dirò allora nel modo più diretto: non mi candido più. Motivo: conflitto d’interessi.
In pratica, stamattina (risvegliandomi da un mio ingenuo sonno dogmatico) ho telefonato al mio direttore (Enrico Franco) raccontandogli la serata di ieri. Mentre parlavo ho realizzato cosa mi aspettava. E infatti: “ma se ti candidi non puoi più scrivere sul giornale!”.
In realtà è ovvio. Sarebbe dovuto essere ovvio. Un conflitto d’interessi non nasce soltanto allorché una persona viene eletta (o magari quando diventa per la quarta volta Presidente del Consiglio). C’è conflitto d’interessi da subito. E da subito bisogna estirparlo. Benissimo dunque ha fatto il mio amico/direttore Franco a riportarmi alla realtà.
Ho dovuto così scegliere velocemente cosa fare (anche per fermare il meccanismo della diffusione delle notizie, domani sui giornali). Sui piatti della bilancia queste due cose: la candidatura appena acquisita e il mio lavoro di scribacchino. Ho scelto questo.
Mi rimane l’amaro in bocca soprattutto per una cosa. Per le persone che ieri sera mi hanno votato e che da subito mi hanno dimostrato di gradire la mia candidatura. Mi dispiace soprattutto per Elda Letrari, che è una donna straordinaria e con la quale collaborare è veramente un piacere.
Censura
6 Maggio 2008
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Chi ricorre generalmente alla censura? A parte i casi nei quali questa pratica odiosa è legittima (spam, offese esplicite eccetera), alla censura ricorre chi non è in grado di sostenere una discussione alla pari. Chi soccombe dialetticamente e quindi, non potendo fare altro, decide che è meglio tappare la bocca all’interlocutore.
In vita mia, nei vari forum o blog ai quali ho partecipato, ho patito parecchie volte la censura. L’ho subita sul forum degli Schützen, dal giovane Orfino, da Concetta Failla e ovviamente anche dal prode artefice del blog Provinciali 2008, il quale da un po’ di tempo sposta tutti i miei commenti (anche quelli più costruttivi) in una rubrichetta intitolata “commenti non graditi” (o qualcosa del genere).
Confesso che per me è piacevole avere successo nelle discussioni, avere cioè la sensazione di possedere argomenti più validi. Ma questo trionfo, francamente, mi pare decisamente eclatante.
P.S. La signora Concetta Failla (una persona diciamo così non particolarmente creativa o brillante) comunque ha segnato pochi minuti fa un colpo che è riuscito a stupirmi. Non solo infatti mi ha censurato (in realtà ha censurato un commento da me rivolto ad un frequentatore del suo blog), ma ha addirittura poi ricopiato quello che avevo scritto io e si è rivolta a quel mio potenziale interlocutore spacciando il commento come suo. Censura e appropriazione indebita di pensieri altrui. Grandissima.
Helene Staffler
6 Maggio 2008
Continua il tormentone Artioli. La poveretta (che il cattivissimo Atz vorrebbe cacciare dal partito) è stata indirettamente offesa anche dal Landeshauptmann, il quale - cercando di imitare maldestramente Berlusconi, gran dispensatore di battute - ha dichiarato: “Lei si può sempre mettere in lista come Helene Staffler. In ogni caso è il partito a decidere”. E pensare che una volta erano i fascisti quelli che qui volevano cambiare il nome alle persone.
Recht auf Heimat
28 Aprile 2008

Nel numero di aprile del “Brixner” è possibile leggere una lunga intervista a Durnwalder, realizzata prima delle elezioni che hanno portato alla discesa della Svp negli inferi del 40%. È un’intervista a tutto campo e dunque, ad un certo punto, si parla anche degli italiani, della questione (è considerata così) Artioli e del “diritto alla Heimat” dei cosiddetti altoatesini.
Sull’Artioli l’opinione del Landeshauptmann è decisa:
Wenn die italienischsprachige Artioli auf unserer Liste kandidiert, dann schadet sie unsere Volksgruppe, weil sie damit den Proporz zugunsten der italienischen Sprachgruppe ändert.
Insomma, peccato che l’Artioli abbia scelto di appartenere al gruppo linguistico e al partito sbagliato. La prossima volta faccia più attenzione.
Il passaggio comunque più interessante dell’intervista è quello che possiamo leggere in corrispondenza di questa domanda:
Aber bitteschön, lassen Sie uns doch mal 20 Jahre weiter denken…
Ecco la risposta di Durni:
Was in 20 Jahren sein wird, kann ich nicht sagen. In nächster Zeit müssen wir aber darüber entscheiden, welchen Status die Italiener haben, die in Südtirol geboren wurden. Landläufig gilt nur der Deutsch- und Ladinischsprachige als “Südtiroler”, der Italiener aber nicht. Dies müssen wir hinterfragen. Ein in Südtirol geborener Italiener ist “Altoatesino”; haben wir auch den Mut, ihn “Südtiroler” zu nennen? Ich bin der Meinung, er hat ein Recht auf Heimat.
Ecco, secondo me questo è un passaggio straordinario. Vediamo perché:
Se partiamo dal fondo (Ich bin der Meinung, er hat ein Recht auf Heimat) potremmo sentirci quasi commossi da tanta generosità. Caspita, un italiano che è nato qui ha “diritto ad avere una Heimat”. Ciò significa dunque che questo diritto finora non ce lo aveva. È un’ammissione importante, no? Peccato solo per quella restrizione (Ein in Südtirol geborener Italiener ist “Altoatesino”) che evidentemente esclude quelli che non sono nati qui (i quali non solo non possono fregiarsi del titolo di Sudtirolesi, ma neppure, a quanto pare, di quello di “altoatesini”).
Durnwalder in ogni caso sente che questa situazione alla lunga non va e vuole promuovere una seria riflessione al riguardo (Dies müssen wir hinterfragen). Ecco come:
In nächster Zeit müssen wir aber darüber entscheiden, welchen Status die Italiener haben, die in Südtirol geboren wurden.
La decisione su quale status possono avere gli italiani “nati qui” (per gli altri, abbiamo visto, non c’è comunque speranza) non può essere evidentemente presa dagli italiani “nati qui”. Essa deve essere presa da NOI (wir müssen darüber entscheiden…). Probabilmente il presidentissimo neppure avrà notato la gravità di queste affermazioni, in verità piuttosto automatiche. Una spia è questa: “Landläufig gilt nur der Deutsch- und Ladinischsprachige als “Südtiroler”, der Italiener aber nicht“. Landläufig significa “qui”, in Sudtirolo. In Sudtirolo dunque solo i sudtirolesi sono sudtirolesi, si afferma senza rischiare purtroppo neppure di essere banali.
In un commento scritto su questo blog (e ripreso dall’autore di Provinciali 2008) Lucio Giudiceandrea qualche giorno fa aveva scritto:
gli altoatesini non sono percepiti perché contano poco - contano poco perché sono spaesati (cioé non conoscono e non apprezzano il posto dove vivono) - sono spaesati perché si sono autoemarginati dal sistema.
Questo giudizio rappresenta la metà di una verità. L’altra metà è contenuta nelle affermazioni di Durnwalder che ho appena commentato.
Wieviel Tirol steckt in dir?
23 Aprile 2008

“Wieviel Tirol steckt in dir”? Non mi stupirei se tra qualche settimana, tra campagna elettorale e grandi preparazioni per il cosiddetto anno hoferiano, cominciasse a circolare negli ambienti giusti il solito questionario per “testare” (uso questo termine orrendo volutamente a spregio) il livello di “tirolesità” dei sudtirolesi. Mi sembra già di leggere le domande: a) Pizza o Knödel?; b) Hockey su ghiaccio o calcio?; c) Gott, Kaiser und Vaterland o il festival di Sanremo?… Problemi seri, come si vede. Anzi: problemoni.
Comunque. Se per caso qualcuno (ancora qualcuno) avesse dei dubbi sull’indirizzo strategico del famoso “Gruppo di Studio sull’Autodeterminazione” (”Arbeitsgruppe für Selbstbestimmung”), leggendo questa notizia si dissolveranno sicuramente: [QUI]. L’opzione è (sarebbe) il cosiddetto ritorno all’Austria. Altro che Freistaat!
Non che questo ci debba preoccupare più di tanto (più viaggi a Innsbruck queste persone fanno, più probabilità ci sono che magari laggiù si trovino bene e decidano di fermarsi per un soggiorno anche lungo). Vale comunque la pena cogliere occasioni come queste (che ad un livello generale, cioè pensando all’indipendenza di questa terra dallo Stato italiano, dovremmo considerare a tutti gli effetti come occasioni perdute) per testimoniare ancora una volta la più radicale e completa distanza del progetto BBD da quello dei cosiddetti “patridioti” tirolesi.
P.S. Per chi volesse leggere riflessioni simili in lingua tedesca (seppur con accenti diversi), prego faccia un clic [QUI].
P.P.S. Leggendo questa dichiarazione di E. Klotz (”Es ist unverständlich, dass Südtirol sich immer mehr abkapselt und gerade im Hinblick auf das Gedenkjahr 2009 so tut, als ob es keine gemeinsame Geschichte und Identität des Landes Tirol gäbe”) mi viene in mente un pensiero che magari svilupperò meglio in seguito: non esiste movimento più contrario al Südtirol di questa Süd-Tiroler Freiheit. E quel che è più grave: neppure se ne rendono conto.
Si mette già male…
18 Aprile 2008
C’era in un certo senso da aspettarselo. Ma che già all’indomani del voto la complessiva deriva “a destra” dell’Italia e della Provincia si caratterizzasse in modo così esplicito è un po’ una sorpresa [leggi].
Un appunto su Giorgio Holzmann. In teoria il deputato barbuto è stato rimesso (da Roma) alla guida della destra locale per varare il progetto di avvicinamento alla SVP (obiettivo: fare entrare il PDL in giunta, a ottobre). Ammesso e non concesso che questo progetto sia in teoria realizzabile, ci chiediamo in che modo sarà possibile concretizzarlo se già i primi passi sono di questo tipo. Altrove ho scritto che la destra italiana dell’Alto Adige ha perso la bussola. Leggendo le dichiarazioni di Holzmann sono costretto a correggermi: la destra italiana sta prendendo a calci e pestando furiosamente la bussola. Se questo non portasse (ahimè) ad un pavloviano irrigidimento della controparte (SVP) non ci sarebbe da preoccuparsi più di tanto. Ma tutta questa gente è troppo stupida per farci stare tranquilli.
Insomma, sempre più attuale mi sembra questo mio passato commento: [modelli culturali]
P.S. Per inquadrare invece al meglio certe aberrazioni che si sono manifestate nella discussione seguente, rinvio al classico post: [Aveva ragione Lucio]
Invano il tempo passa
18 Aprile 2008

Anche se le elezioni (quelle politiche) sono appena passate, vorrei tornare brevemente sul tema proponendo un singolare accostamento. Ecco quello che ha scritto un utente anonimo sul forum di stol qualche giorno prima del voto:
Man könnte die Frage auch anders stellen, z.b wählt ihr eine Partei die es auch auf Staatsebene gibt oder nur eine Partei aus Südtirol. Ich oute mich mal, für mich kommen nur Parteien aus Südtirol in Frage (immer), wen weiß ich noch nicht ganz genau, nur dass ich wählen gehe ist sicher.
Ed ecco ora quello che scriveva il canonico Michael Gamper sul Volksbote del 19.05.1921:
Kein Südtiroler darf die Liste der Sozialdemokraten wählen. Bei dieser Wahl handelt es sich nicht um die Wahl zwischen Parteien, sondern zwischen Deutsch und Welsch. Und wie diese Wahl ausfallen soll, darüber müssen alle Südtiroler ohne Unterschied ihrer sonstigen Parteirichtung einig sein. Sie können nur für Duutsch entscheiden.
Ho tratto la citazione del canonico Gamper da un bellissimo libro: Medienmacht und Volkstumpolitik, M. Gamper und der Athesia-Verlag (Studien Verlag). L’autore (benemerito) è Leo Hillebrand. Ecco un suo commento riassuntivo:
Gamper hat das politische Selbstverständnis der Südtiroler nachhaltig mitgeprägt: Er schloß sowohl nach dem Ersten als auch dem Zweiten Weltkrieg kategorisch aus, dass eine effiziente Einforderung von Minderheitenrechten mit einem demokratischen Pluralismus innerhalb der deutschsprachigen Volksgruppe zu vereinbaren ist.
Segnalo queste corrispondenze e questa analisi solo per dare ad intendere che, se tanto mi dà tanto, anche la prossima tornata elettorale delle Provinciali sarà contrassegnata molto probabilmente da un “ritorno a Gamper”. Vero e proprio bastione del cosiddetto Sudtirolo Ideale Eterno.
Sono allo sbando
17 Aprile 2008
Abbiamo parlato (giustamente) del collasso del cartello elettorale della “Sinistra”. Ma se possibile (ed è possibile!) c’è qualcuno qui da noi che sta anche peggio. È il cosiddetto centrodestra italiano della provincia di Bolzano. Basta leggere questa girandola di comunicati e commenti [QUI]. Già il titolo - ingenuamente dato al thread da Concetta Failla - è significativo e deprimente: Forza Italia a BZ, in attesa di notizie da Roma…
Alcune considerazioni:
1. Se a livello nazionale l’operazione di “fusione” tra FI e AN è riuscita (gli elettori dei due partiti hanno compattamente sostenuto il progetto unitario che dovrebbe - e bisogna vedere come - portare alla creazione di un nuovo partito: il Popolo della Libertà), in provincia i due spezzoni sono stati uniti soltanto superficialmente, con un collante di pessima qualità.
2. Il centrodestra locale - a tutt’oggi - è privo di una classe dirigente riconoscibile e credibile. Biancofiore (fino a poco fa punto di riferimento ineludibile) è stata eletta nel collegio campano dove è stata spedita e l’ipotesi di vederla tornare da queste parti con un ruolo all’altezza della sua boria sembra definitivamente sfumata. Holzmann pare isolato. Urzì è ancora alla ricerca del bandolo della matassa. Altre figure di contorno rimangono per l’appunto di contorno (a cominciare dal patetico Vezzali, il quale è ridicolmente definito “vicecoordinatore vicario di Forza Italia“: cioè VICE DEL VICE di un partito in teoria INESISTENTE) e senza il conforto di vedere all’orizzonte una pietanza alla quale accompagnarsi. Non c’è una classe dirigente, insomma. E manca completamente un progetto.
3. Manca un progetto perché si è smarrita in modo evidente la bussola politica. Fino a poco tempo fa il Nord era indicato dallo Stato, soggetto nebuloso al quale ci si appellava per controbilanciare le spinte giudicate troppo estremiste del governo provinciale. Adesso il Nord (su indicazione di Sandro Bondi e quindi di Silvio Berlusconi) dovrebbe essere la SVP. Ma è un Nord anch’esso reso vago dagli esiti deludenti delle elezioni, che hanno visto infatti il partito di via Brennero registrare la più grande sconfitta della sua storia.
4. Si continua (vedi il titolo: in attesa di notizie da Roma…) a non capire che non è possibile fare politica a Bolzano aspettando indicazioni da una città del Lazio, capitale di uno Stato che è sentito dalla maggioranza dei sudtirolesi come “straniero”. Si continua a non capire che senza un radicamento effettivo in questa provincia, ogni ipotesi di governo locale è completamente impossibile e destinato a naufragare anche e soprattutto nella percezione di chi - alla fine dei conti - dovrebbe qui poi sostenerlo.
5. La cosa più incredibile, poi, è questa. Le considerazioni sopra esposte sono elementari e direi lapalissiane. Bene. Io ho la sensazione che all’interno del centrodestra bolzanino nemmeno si rendano conto del tipo di problemi che hanno e di come riuscire a risolverli. Basta leggere quello che scrive la stessa Concetta Failla riassumendo l’inesistente dibattito: “Non entro nel merito della polemica, tanto la linea del Pdl come ho già detto la deciderà Berlusconi“.
La farsa (atto terzo)
15 Aprile 2008
Della serie: perché non possiamo dirci marxiani. O anche semplicemente marziani (visto che da qui in avanti a noi di “sinistra” ci toccherà vedere il Parlamento col telescopio). Il nostro incorreggibile GattoMur mi ha appena spedito un divertissement colto (e giustamente incazzato) sul filo di un testo della tradizione. Prima lo ringrazio e quindi lo pubblico.
Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (Der 18te Brumaire des Louis Napoleon), 1852
Uno degli incipit più noti della tradizione filosofica: riprendendo Hegel, Marx ci ricorda che la storia si ripete sempre due volte; e precisa: “la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”. Non pare però avere preso in considerazione la terza ripetizione! (Per inciso, terza ripetizione di un fenomeno che già alla prima apparizione era una farsa: quindi noi passerremo dalla farsa a cosa?).
E allora, in questo scorcio di Berlusconi (d’ora in poi: B.) III, cosa c’è di meglio che leggersi questa opera “storica” di Marx, che parlandoci dell’ascesa al potere di Luigi Bonaparte (d’ora in poi: B.), ovvero Napoleone III (anche lui!), delle circostanze che resero possibile a un personaggio mediocre e grottesco di far la parte dell’eroe, ci fa capire qualcosa in più dell’ascesa al potere del nostro B.?
Quando si legge che nelle epoche di crisi gli uomini “evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole d’ordine per la battaglia, i costumi”, come non pensare agli slogan di B., che tanto richiamano quelli circolanti di epoche passate della nostra storia recente? E quando Marx introduce “l’avventuriero che nasconde le sue fattezze ripugnanti e triviali sotto la mortuaria maschera di ferro di Napoleone”, come impedire al nostro pensiero di fare delle facili associazioni?
“Per pagare i debiti della famiglia B. - geme la nazione francese”: e viene da gemere un po’ anche alla nazione italiana. Se per sfuggire ai pericoli della rivoluzione, i Francesi non hanno trovato di meglio che riprendersi i ricordi napoleonici (“Non hanno soltanto la caricatura del vecchio Napoleone; hanno Napoleone in persona, nelle fattezze caricaturali che gli si addicono alla metà del XIX secolo”), cosa possiamo dire delle fattezze caricaturali del napoleone che il popolo italiano si è di nuovo scelto? Leggo che “il 2 dicembre la rivoluzione di febbraio viene fatta sparire col trucco d’un baro” e non posso impedirmi di pensare a come è stato fatto sparire il fermento degli anni 92-93.
Ma la domanda più urgente, mi sembra, è: come è potuto succedere? Anche qui possiamo affidarci a Marx:
Non basta dire, come fanno i francesi, che la loro nazione è stata colta alla sprovvista. Non si perdona a una nazione, come non si perdona a una donna, il momento di debolezza in cui il primo avventuriero ha potuto farle violenza. Con queste spiegazioni l’enigma non viene risolto, ma soltanto formulato in modo diverso. Rimane da spiegare come una nazione di 36 milioni di abitanti abbia potuto essere colta alla sprovvista da tre cavalieri di industria e ridotta in schiavitù senza far resistenza.
Il senso di essere colti alla sprovvista, i cavalieri, la non resistenza: pare esserci tutto.
E infine l’ascesa al potere: “la feccia della società borghese forma, in ultima istanza, la falange sacra dell’ordine e Crapulinski, l’eroe, fa il suo ingresso alle Tuileries come ’salvatore della società’”.
Marx prende in considerazione gli anni tra il 1848 e il 1852, e conclude la trattazione con la “vittoria di B. sul Parlamento”:
Egli vorrebbe rubare tutta la Francia, per farne un regalo alla Francia, o piuttosto per potere comprare la Francia con denaro francese, perché come capo della Società del 10 dicembre, deve comprare ciò che gli deve appartenere. E allo scopo di comprare servono tutte le istituzioni dello Stato [...]. L’essenziale però, in questo procedimento per cui la Francia viene derubata per farle dei regali, sono le percentuali che durante tale circolazione cadono nelle mani del capo e dei membri della Società del 10 dicembre.
E ancora:
Spinto dalle esigenze contraddittorie della sua situazione e costretto, in pari tempo, come un giocatore di prestigio, a tenere gli occhi del pubblico fissi sopra di sé con delle continue sorprese, come surrogato di Napoleone, e a far quindi ogni giorno un colpo di stato in miniatura, B. sconvolge tutta l’economia borghese [...]; in nome dell’ordine crea l’anarchia, spogliando in pari tempo la macchina dello Stato dalla sua aureola, profanandola, rendendola ripugnante e ridicola…
Insomma, se vorrete leggere queste 150 pagine, scritte tra l’altro in uno stile straordinario, forse vi verrà di dichiararvi, anche voi, un po’ marxiani…
In un certo senso
31 Marzo 2008

Sì, in un certo senso l’attaccamento degli italiani del Sudtirolo alla bandiera italiana (e all’identità nazionale in genere, al nome Alto Adige, ai fasci littori, al Commissariato del Governo eccetera) è molto simile all’attaccamento dei vecchi comunisti alla falce e martello. Il 1989 (anno del crollo del muro di Berlino), da questo punto di vista, è simile al 1972 (anno dell’approvazione del secondo statuto d’autonomia). Insistere su quei simboli, su quell’appartenenza, significa voler vivere in un mondo definitivamente tramontato.