Censura bipartisan
12 Maggio 2008

Mi sono perso l’intervento di Marco Travaglio andato in onda nella trasmissione di Fabio Fazio (Che tempo fa?). Poco male. Grazie alla rete non va in realtà perso niente. L’intervista a Travaglio la si può comodamente guardare su YouTube, oppure (dal produttore al consumatore) anche attingendola dal sito dello stesso Travaglio (assieme alla scheda “incriminata” - tratta dal nuovo libro di Travaglio e Gomez - sul nuovo Presidente del Senato): QUI.
Fanno comunque specie le accuse “bipartisan” mosse a Travaglio e (non proprio indirettamente) a Fazio: quella roba non doveva andare in onda perché mancava il contraddittorio. Applicando questa regola in modo ferreo (cioè: per dire qualcosa su qualcuno occorre che questo qualcuno sia fisicamente presente o sia comunque rappresentato da qualcuno in prossimità dell’estensore delle accuse) nessuno potrebbe praticamente più dire niente. Ipocrisia al massimo grado.
Sento il fortissimo rischio che la televisione pubblica (pagata dai cittadini!) venga messa a tacere con la scusa di una correttezza pelosa. Noi, blogger d’assalto, possiamo replicare all’infinito i messaggi che provengono da un’informazione non di regime. Non ci resta altro.
Grazie Valentino!
9 Maggio 2008

Non c’è cosa più bella che parlare bene di qualcuno. Purtroppo capita di rado, sia perché le occasioni non sono molte, sia perché purtroppo siamo abituati sempre a vedere il peggio, ad aspettarci il peggio.
Oggi pomeriggio avevo riletto la lettera di Dina Tiralongo [leggi] indirizzata l’anno scorso al sindaco di Bolzano per chiedere un luogo dove erigere un monumento alla memoria delle vittime del terrorismo sudtirolese. Un caso difficile, facilmente strumentalizzabile e puntualmente strumentalizzato dai partiti della destra italiana. Come fare in casi come questi? Che parole di commento trovare, senza rischiare di impigliarsi in quei classici meccanismi che mortificano il discorso pubblico locale, riducendolo ad un’occasione di continuo e perenne scontro? Ne avevo parlato anche nel pomeriggio al telefono con Loiny, riflettendo sulla difficoltà di un lavoro (il nostro) teso a congedare finalmente quel meccanismo, a sospenderne gli effetti.
Tornando a casa, stasera, ho poi letto questo commento di Valentin[o]:
Nulla da eccepire per quanto riguarda il contenuto formale della lettera (condivisibile), anzi. I dubbi sono di tutt’altra natura.
Considerando che quasi la totalità delle vittime erano impegnate nelle forze dell’ordine, come mai la richiesta dei familiari non viene rivolta anche al questore o ad altre istituzioni di nomina statale in Provincia di Bolzano, le quali potrebbero benissimo apporre una targa o impegnarsi affinché il Comune lo faccia? Perché la Polizia o l’Arma dei Carabineri non prendono posizione (a quanto mi risulta non l’hanno mai fatto)? O per caso le disposizioni da Roma sono orientate alla distensione, ovvero alla volontà di non creare lacerazioni sul tema del “terrorismo” locale con atti ufficiali ad alto rischio di strumentalizzazione politica?
Il problema sta nella realtà dei fatti. Al contrario di altre vicende storiche (la Shoah, il Durchgangslager Bozen, la resistenza di Longon e Giuliani, il terrorismo delle BR), rispetto all’attivismo sudtirolese manca una larga condivisione tra la popolazione. La recente discussione sul blog SegnaVia ne è una dimostrazione: ci si confronta (e divide) anche solo su come definire i Bombenleger: Freiheitskämpfer, terroristi o attivisti? Qualsiasi decisione in merito rischia dunque di contrapporre, dividere, allontanare. Non ha senso apporre targhe nelle quali al momento si identifica solo una parte, occorre prima lavorare sulla memoria, decostruire miti, creare consenso. Bisogna guardare a quel periodo con occhi diversi, sapendo riconoscere gli errori di entrambe le parti - dallo Stato incapace di gestire la situazione sudtirolese agli “irredentisti”. Senza un impegno in tal senso (soprattutto da parte di chi ci governa, per carità!) i punti di vista rimarranno diametralmente opposti.
Si cerca sempre di far emergere contraddizioni negli “altri”, di acuire lo scontro e addirittura realizzare piccole forme di vendetta. Questa è una memoria rancorosa. Correggetemi se sbaglio.
Ecco. È confortante che ci sia qualcuno così. Ti ripaga dalla fatica di combattere contro la stupidità imperante. Grazie Valentino. Grazie a te inauguro questa nuova categoria, intitolata “cose belle”. So che da te ne arriveranno altre.
Censura
6 Maggio 2008
![]()
Chi ricorre generalmente alla censura? A parte i casi nei quali questa pratica odiosa è legittima (spam, offese esplicite eccetera), alla censura ricorre chi non è in grado di sostenere una discussione alla pari. Chi soccombe dialetticamente e quindi, non potendo fare altro, decide che è meglio tappare la bocca all’interlocutore.
In vita mia, nei vari forum o blog ai quali ho partecipato, ho patito parecchie volte la censura. L’ho subita sul forum degli Schützen, dal giovane Orfino, da Concetta Failla e ovviamente anche dal prode artefice del blog Provinciali 2008, il quale da un po’ di tempo sposta tutti i miei commenti (anche quelli più costruttivi) in una rubrichetta intitolata “commenti non graditi” (o qualcosa del genere).
Confesso che per me è piacevole avere successo nelle discussioni, avere cioè la sensazione di possedere argomenti più validi. Ma questo trionfo, francamente, mi pare decisamente eclatante.
P.S. La signora Concetta Failla (una persona diciamo così non particolarmente creativa o brillante) comunque ha segnato pochi minuti fa un colpo che è riuscito a stupirmi. Non solo infatti mi ha censurato (in realtà ha censurato un commento da me rivolto ad un frequentatore del suo blog), ma ha addirittura poi ricopiato quello che avevo scritto io e si è rivolta a quel mio potenziale interlocutore spacciando il commento come suo. Censura e appropriazione indebita di pensieri altrui. Grandissima.
Helene Staffler
6 Maggio 2008
Continua il tormentone Artioli. La poveretta (che il cattivissimo Atz vorrebbe cacciare dal partito) è stata indirettamente offesa anche dal Landeshauptmann, il quale - cercando di imitare maldestramente Berlusconi, gran dispensatore di battute - ha dichiarato: “Lei si può sempre mettere in lista come Helene Staffler. In ogni caso è il partito a decidere”. E pensare che una volta erano i fascisti quelli che qui volevano cambiare il nome alle persone.
C’è chi può
22 Aprile 2008

Come noto, gestire un blog non è (non dico mai, ma quasi mai) un affare remunerativo. Lo diceva anche Luca De Biase in quel suo bel libro (L’economia della felicità, Feltrinelli). “Il pubblico attivo della rete regala a se stesso e agli altri il proprio tempo…”, come si legge all’inizio del capitolo 5, I mezzi del dono e del denaro.
Regala??? Tra il numeroso popolo dei blogger intanto ne è spuntato uno che di “regalare” qualcosa a qualcuno neppure se lo sogna. Scoprite chi è: [QUI].
Si mette già male…
18 Aprile 2008
C’era in un certo senso da aspettarselo. Ma che già all’indomani del voto la complessiva deriva “a destra” dell’Italia e della Provincia si caratterizzasse in modo così esplicito è un po’ una sorpresa [leggi].
Un appunto su Giorgio Holzmann. In teoria il deputato barbuto è stato rimesso (da Roma) alla guida della destra locale per varare il progetto di avvicinamento alla SVP (obiettivo: fare entrare il PDL in giunta, a ottobre). Ammesso e non concesso che questo progetto sia in teoria realizzabile, ci chiediamo in che modo sarà possibile concretizzarlo se già i primi passi sono di questo tipo. Altrove ho scritto che la destra italiana dell’Alto Adige ha perso la bussola. Leggendo le dichiarazioni di Holzmann sono costretto a correggermi: la destra italiana sta prendendo a calci e pestando furiosamente la bussola. Se questo non portasse (ahimè) ad un pavloviano irrigidimento della controparte (SVP) non ci sarebbe da preoccuparsi più di tanto. Ma tutta questa gente è troppo stupida per farci stare tranquilli.
Insomma, sempre più attuale mi sembra questo mio passato commento: [modelli culturali]
P.S. Per inquadrare invece al meglio certe aberrazioni che si sono manifestate nella discussione seguente, rinvio al classico post: [Aveva ragione Lucio]
Invano il tempo passa
18 Aprile 2008

Anche se le elezioni (quelle politiche) sono appena passate, vorrei tornare brevemente sul tema proponendo un singolare accostamento. Ecco quello che ha scritto un utente anonimo sul forum di stol qualche giorno prima del voto:
Man könnte die Frage auch anders stellen, z.b wählt ihr eine Partei die es auch auf Staatsebene gibt oder nur eine Partei aus Südtirol. Ich oute mich mal, für mich kommen nur Parteien aus Südtirol in Frage (immer), wen weiß ich noch nicht ganz genau, nur dass ich wählen gehe ist sicher.
Ed ecco ora quello che scriveva il canonico Michael Gamper sul Volksbote del 19.05.1921:
Kein Südtiroler darf die Liste der Sozialdemokraten wählen. Bei dieser Wahl handelt es sich nicht um die Wahl zwischen Parteien, sondern zwischen Deutsch und Welsch. Und wie diese Wahl ausfallen soll, darüber müssen alle Südtiroler ohne Unterschied ihrer sonstigen Parteirichtung einig sein. Sie können nur für Duutsch entscheiden.
Ho tratto la citazione del canonico Gamper da un bellissimo libro: Medienmacht und Volkstumpolitik, M. Gamper und der Athesia-Verlag (Studien Verlag). L’autore (benemerito) è Leo Hillebrand. Ecco un suo commento riassuntivo:
Gamper hat das politische Selbstverständnis der Südtiroler nachhaltig mitgeprägt: Er schloß sowohl nach dem Ersten als auch dem Zweiten Weltkrieg kategorisch aus, dass eine effiziente Einforderung von Minderheitenrechten mit einem demokratischen Pluralismus innerhalb der deutschsprachigen Volksgruppe zu vereinbaren ist.
Segnalo queste corrispondenze e questa analisi solo per dare ad intendere che, se tanto mi dà tanto, anche la prossima tornata elettorale delle Provinciali sarà contrassegnata molto probabilmente da un “ritorno a Gamper”. Vero e proprio bastione del cosiddetto Sudtirolo Ideale Eterno.
Bingo Bongo
16 Aprile 2008

Chissà se dovrà sopportare le offese provenienti dai banchi dei trogloditi leghisti e fascisti. Ricordate? No? E allora rinfreschiamoci la memoria: [QUI]. In ogni caso la notizia, almeno questa, è buona. La riporto dal Correre della Sera:
Nella XVI legislatura entrerà per la prima volta alla Camera un deputato di colore. Si chiama Jean-Léonard Touadi, congolese di nascita, ex assessore alla sicurezza in Campidoglio. È stato eletto nelle liste dell’IDV: “Sono onorato di poter assumere questo impegno per il Paese in cui ho passato la maggior parte della mia vita”.
Ministro della Sanità
16 Aprile 2008
Verso mezzanotte, da qualche sera, sto dedicando alcuni minuti alla lettura di un libro del quale ho già parlato [qui]. Come ogni libro scritto da Sofri, anche questa lunga lettera a Giuliano Ferrara sul tema dell’aborto è un piccolo capolavoro d’intelligenza e umanità. Ma la lettura di questo libro (che veramente consiglio a tutti: non fosse per apprendere che cosa significa saper argomentare e saper scrivere) è utile poi anche per un altro motivo. Da qualche parte, infatti, mi pare d’aver letto che Giuliano Ferrara (che con la sua lista “Aborto? No grazie” ha totalizzato uno striminzito 0,4% alla Camera e un ancor più esiguo 0,1% al Senato) si autocandida a divenire il Ministro della Sanità del nuovo esecutivo. Siccome la cosa mi sembra enorme (mi si perdoni l’involontaria ironia sulla stazza del candidato) rischio di rimanere davvero senza parole. Per questo me le faccio prestare da Werner, estrapolandole da un suo rimarchevole commento scritto ieri:
So weit, so handhabbar: Das bedenklich stimmende Debakel ist jenes der Ökosozialen und der Linken: Italien - und in diesem Fall war/ist ganz Südtirol zu Italien - hat einen Wahlkampf erlebt, der im Zeichen tief empfundener materieller Themenstellungen gestanden hat. Meine Wahrnehmung: Viele der Themen sind “Scheinthemen” ohne empirische Grundlage: die guten Arbeitsmarktdaten, die gleichbleibende Armut, die steigenden ausländischen Investitionen: Italien steht heute real besser da als 2006. Das Wahlergebnis gründet in einer Art kollektiven Rassismus: Italien - und Südtirol - verspüren den harten Wind der internationalen Konkurrenz und suchen nach Schuldigen: La casta, die Linken und die Ausländer (romeni) sowieso.
Erschreckend für mich, wie sehr der designierte Premier bei seiner ersten Pressekonferenz gelogen hat. Italien und Südtirol haben mindestens fünf Jahre demokratische Emergenz vor sich.
Franz Pahl, ovvero Carl Schmitt in Sudtirolo
12 Aprile 2008

Ho visto la prima volta Franz Pahl una sera di dieci anni fa, a Vipiteno. Era il periodo di Pasqua e io avevo accompagnato alcuni amici alla messa. Pahl (a me allora completamente ignoto) non era venuto soltanto per assistere alla funzione. Ad un certo punto, infatti, salì sul pulpito e cominciò una specie di omelia dai toni molto accesi. Non ricordo più cosa disse, ma a parte la stranezza di vedere un laico sostituirsi al prete per tenere quella che a tutti gli effetti sembrava una predica, mi colpirono la posa aggressiva e i tratti cupamente enfatici di quella singolare performance.
Leggendo il famoso libro di Vassalli, “Sangue e Suolo”, ebbi poi modo di ritrovarlo in questa descrizione: “Franz Pahl è un giovane dinoccolato, chiaro di capelli e con gli occhi azzurri. La stampa locale e nazionale gli attribuisce legami con i circoli neonazisti tedeschi e con alcuni responsabili di attentati terroristici…”. Sempre in quella pagina, Vassalli ricorda un episodio avvenuto nel 1979. Il comune di Bolzano aveva deciso di effettuare il restauro del Monumento alla Vittoria. Pahl si rese allora protagonista di un gesto eclatante. Avvolto nella bandiera tirolese, piantò una tenda proprio ai piedi dell’edificio piacentiniano, con l’idea d’intraprendere uno sciopero della fame e sfidare le forze dell’ordine e i nazionalisti italiani per opporsi a ciò che lui reputava scandaloso. Nonostante l’intenzione fosse quella di trascorrervi l’intera notte, egli alla fine cedette alle pressioni del vicequestore del tempo, ma anche a quelle di alcuni colleghi di partito: “ho smesso per non far succedere incidenti”. Pochi giorni dopo, nel paesino di Montagna, un attentato dinamitardo colpì la tomba di Ettore Tolomei.
“Io voglio una tutela assoluta della nostra cultura e della nostra lingua con mezzi democratici e civili – affermava ancora Pahl consegnando questa sua dichiarazione programmatica a Vassalli –, ma se è necessario anche con coraggio”. Recentemente la sua visione pessimistica e schmittiana della politica (imperniata cioè sull’opposizione amico/nemico) si è depositata in un libro che si scaglia contro l’Islam e tutti gli immigrati affiliati a quella religione. Si tratta di un documento che cerca di far leva sulla paura ed è quindi privo di sfumature. Non esistono musulmani moderati, non esistono moschee nelle quali non si predica l’odio nei confronti dell’occidente, non esiste la possibilità di scendere a patti con chi è venuto qui per minare alla radice l’essenza della nostra cultura. Ma è davvero così? E se il pericolo più grande, per la nostra cultura, fosse invece quello di ridurre la facoltà del discernimento mediante un’indebita assolutizzazione della propria e dell’altrui identità?