Generalmente chi muore di fame non fa notizia. Almeno in quelle parti della terra nelle quali si muore di fame davvero (e infatti si generalizza: i morti per fame sono sempre a milioni, ma tutti rigorosamente senza nome e dunque infami). Qui da noi invece sarebbe diverso. Soprattutto diverso se una morte per fame fosse dovuta ad un’astensione volontaria dal cibo. Riflettevo su questo, qualche ora fa, pulendomi la bocca col tovagliolo, dopo aver mangiato una strepitosa pasta alle cozze cucinata da mia madre. Chissà cosa starà facendo adesso quel mona di Franz Pahl, mi chiedevo.

Trovo la risposta QUI

Quale tipo di fama, allora, gli porterà questo tipo di fame? La vicenda ricorda quella narrata da Alberto Arbasino, nel suo divertentissimo “Il principe costante” (“Le equivoche avventure di un giovane imperialista che vuole conquistare l’Africa, ma non ci riesce, e allora tira a diventare un santo di successo”, come si legge nella quarta di copertina dell’edizione Einaudi: ovviamente, l’Africa da noi è rappresentata dal Consiglio Provinciale).

Insomma, cortocircuiti interessanti no? Arbasino, Kippenberger, Pahl, Don Fernando, il Re di Fez e – perché no? – anche il prode Aladin del cartone animato omonimo, dilettissimo di mio figlio Milo in questi giorni accaldati.

A Franz Pahl augurerei invece di tutto cuore questa “settimana tipo” patita (in altri tempi) da altri ben più credibili martiri:

Quasi tutte le mattine, gavettino d’acqua gelata in faccia. Un paio di gatti morti buttati dentro la cella. Due o tre volte, spente le sigarette più popolari sui capezzoli. Una cacata e pisciata a bruciapelo su tutto il corpo, da parte di un giovane carceriere nuovo molto volgare e rozzo. Frustate domenicali sulla schiena, davanti a un piccolo gruppo di specialisti, con un frutto acerbo ficcato in bocca per non gridare e la testa legata dentro un sacchetto di cuoio. Insulti, anche alla religione, alla mamma, eccetera.

Per lo spettacolo si potrebbe anche prevedere un pubblico pagante.

P.S. Ma a morir di fame si fa peccato? Lasciarsi morire non è una forma di suicidio moralmente condannabile? Sarebbe interessante che il Papa ne discutesse in presenza del morente, cioè chino su di esso, con un’immagine immortalata (ironia della sorte!) da qualche fotografo e che poi farebbe senz’altro il giro del mondo. Non diminuirebbe forse la fame (nel mondo, dico). Ma aumenterebbe la fama (del digiunator-coglione).

P.P.S. Se faccio in tempo (cioè se Franz Pahl non tira le cuoia prima di lunedì) lo vado a trovare per leggergli questo breve inciso: “Chi salvaguardò i diritti del pensiero e della cultura, dopo che la barbarie ebbe invaso il mondo? Gli arabi…” (Paul Hazard, La crisi della coscienza europea, pag. 13). Arabi e rane crocifisse, ci tocca aggiungere oggi.

Polemiche

25 Luglio 2008

Ne scelgo tre. Le prime due penso (e spero) che raggiungeranno il loro recapito. Per la terza si tratta solo d’infelice accademia.

1. Chi conosce questo blog conosce ovviamente e forse (a suo rischio e pericolo) frequenta anche il blog di Concetta Failla. Come noto, Concetta Failla è una consigliera di quartiere del partito di Forza Italia utile al fine di seguire (con le sue quotidiane testimonianze) ciò che avviene all’interno di quell’armata Brancaleone del centrodestra locale. La mentalità di questa persona è particolarmente evidente da dichiarazioni come queste:

Sarai bene accetto quando comincerai a scrivere di me, di Forza Italia e del Pdl in modo positivo.

Oppure da queste:

Io se emigrassi sceglierei di sicuro una cittadina al mare. Basta montagna e orizzonti chiusi! Voglio vedere i colori dei tramonti, magari sul mare…Ma che discorsi stiamo facendo? Sembra la propaganda che facevano ai tempi delle opzioni in Alto Adige…

Come si può vedere si tratta di dichiarazioni che stendono un implicito (ma no: esplicito) manifesto all’ottusità mentale di chi le ha pronunciate. Una persona saggia mi ha detto (proprio stamani) che prendersela con un simile individuo è mortificante innanzitutto per la mia stessa dignità. Probabile. Ma come si può non reagire di fronte a cotanta miseria?

Ad ogni modo, chi volesse divertirsi a vedere cotanta miseria all’opera (e magari a esercitarsi nella virtuosa politica/strategia del “non intervento”) può leggere l’intera documetazione. Qui:

http://www.failla.it/?p=866#comments

2. Il secondo spunto polemico me lo dà invece una persona intelligente. Si tratta di Stefano Zangrando, del quale (togliendolo da questo sito: http://www.hacca.it/) cito la seguente cosa:

Che l’Alto Adige non sia all’altezza del suo nuovo Museion, il museo d’arte contemporanea riedificato e inaugurato di recente a Bolzano, lo ha dimostrato l’ormai nota polemica creatasi attorno all’esposizione, sopra la porta d’ingresso, di una rana crocifissa che in una mano regge un boccale di birra. L’immagine di sé, peraltro assai verosimile, che l’autore sudtirolese della crocifissione intendeva trasmettere con un simile scherzo – perché quest’opera altro non è che uno scherzo –, è stata certo potenziata attraverso l’affissione all’ingresso, con uno slittamento semantico che ne generalizzava il messaggio, ma non al punto di giustificare i rigurgiti di bigottismo e ipocrisia emessi dalla medesima terra di confine dove si sta erigendo un muro di metallo alto tre metri allo scopo di difendere la privacy del pastore tedesco Ratzinger, di cui è attesa a breve la venuta.

Chiedo a Stefano: possibile che non hai avuto modo e tempo di verificare la nazionalità del povero Kippenberger? Possibile che anche tu (al pari di una qualsiasi Kasslatter-Mur) ti arrenda al paradigma biografico o peggio aneddotico quale esplicazione di un’opera d’arte? (Un po’ come chi dice che Van Gogh ha dipinto nel modo a noi noto perché, spesso ubriaco, vedeva le cose ondeggiare?). Possibile che quella rana appesa in croce sia definibile come uno “scherzo”? Anche l’orinatoio di Duchamp era uno scherzo? Anche la merda d’artista di Manzoni? Tutti scherzi? Dunque davanti alla rana di Kippenberger dovevamo solo metterci a ridere?

3. Qui, come dicevo, rischio di rimanere inascoltato. Da un paio di giorni è stato approvato il “lodo Alfano”, lo scudo che protegge le quattro più alte cariche dello Stato da processi intentanti contro di loro. Il Financial Times (noto quotidiano comunista e/o insurrezionalista) ha commentato: “Come in passato, l’attenzione di Berlusconi è concentrata su se stesso e non sull’Italia. La legge va ben al di là delle protezioni concesse negli altri paesi”. Bene. Uno si aspetterebbe che l’opposizione (o meglio: ciò che ne resta) assumesse un atteggiamento almeno conforme a questi lapalissiani giudizi. Invece nulla. Anzi. Veltroni, a quanto leggo sui giornali, ha lodato l’equilibrio del Presidente della Repubblica e il suo autorevole sigillo su quella squallida legge. Adesso almeno è chiaro in che senso dobbiamo intendere l’espressione “governo ombra” con il quale l’opposizione vorrebbe venisse letta la sua attività: ombra di se stesso.