De retour de Paris

24 Marzo 2008

Place des Voges

Cari amici, rieccomi a voi. O meglio: rieccomi QUASI a voi. Tornare da Parigi non è semplice. Perché una parte di noi rimane sempre lì, ad attenderci, ad aspettare che torniamo. Quello è infatti il posto nel quale ogni straniero, pur essendo straniero, cessa di essere straniero. È così. Ogni volta non possiamo fare a meno di constatare che non può che essere così.

Solo una rapida sequenza d’impressioni:

1. Bastano cinque minuti dentro il metrò per convincere chiunque, anche il più stupido sostenitore dei Freiheitlichen sudtirolesi, che l’alternativa non è tra il monoculturalismo o il multiculturalismo. Ma tra l’idea di multiculturalismo dei monoculturalisti e il multiculturalismo effettivo. Il primo non esiste, se non nella testa di chi lo produce, il secondo è qui e sarà sempre più qui.

2. Se una città riesce ad essere bellissima anche sotto la pioggia allora vuol dire che quella città è proprio bellissima. Ma se addirittura sotto la pioggia una città, già bellissima, riesce a diventare ancora più bella… beh… gli aggettivi non bastano più.

3. A Parigi tutto è possibile. Anche mangiare benissimo spendendo poco: http://www.bistrotdusommelier.com/

4. Ma a Parigi è senza dubbio sopportabile anche spendere molto: http://fr.fauchon.com/fr/fr/livraison.html#/

Place Doumesnil

5. Ha scritto Claude Lévi-Strauss: “Le barbare, c’est d’abord l’homme qui croit à la barbarie” (Race et historie, 1952). Parigi è un baluardo contro la barbarie.

6. A Parigi s’incontrano uomini che fanno di Parigi Parigi: http://www.artisanalcheese.com/prodinfo.asp?number=NP6004

7. Parigi è Parigi è Parigi…

8. Tornando da Parigi si è sempre un po’ malinconici. Ci si sente insomma un po’ così [ascolta]. Ma è normale. Fa parte del prezzo da pagare. *Sigh*

Monet, Paris

Ebbene sì cari amici. Ogni tanto anche il pur bellissimo Sudtirolo deve essere trasceso in direzione di una bellezza d’ordine superiore. Paris, La Ville lumière, mi attende. Forse l’unica patria per me, che sono un senza patria (”la patria è una colla”, diceva Cioran, parigino e straniero a Parigi). Ci rileggiamo lunedì.

Allez! on préviendra les reflux d’incendie,

Voilà les quais, voilà les boulevards, voilà

Les maisons sur l’azur léger qui s’irradie

Et qu’un soir la rougeur des bombes étoila…

Bonus Track

Cartolina

30 Dicembre 2007

Livorno Terrazza Mascagni

Cari lettori (superstiti, sarebbe il caso di dire, visto il calo delle presenze durante il mio periodo di assenza…) di SegnaVia, vi invio questo messaggio da un posto fisicamente lontano. In sottofondo il rumore delle onde del mare (a dir la verità immaginario, sia per me che per voi) e quello di alcuni motorini che punteggiano lo spazio notturno circostante.

In questi giorni di “vacanza” dal Sudtirolo (o, per usare un’altra metafora, di convalescenza dalle sue nevrosi) ho letto molto. In particolare la mia attenzione si è concentrata su tre libri. Il primo è un’agile monografia di Simona Colarizi (Biografia della Prima Repubblica, Laterza), la cui lettura potrebbe convincere anche il più incallito nazionalista sul fatto che l’Italia non è certo un paese del quale essere fieri. Il secondo (di Nicola Labanca, intitolato Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, Il Mulino) documenta con grande persuasività l’inconsistenza di ambizioni fortunatamente tramontate per sempre (e il discorso ci riporterebbe anche in Sudtirolo, tipico esempio di colonizzazione mancata). Il terzo (di Luca De Biase, Economia della felicità, Feltrinelli) presenta invece un’analisi estremamente intelligente del fenomeno dei “blog” alla luce di un mutamento di paradigma capace di coinvolgere le future sorti dell’economia all’interno della cosiddetta società della conoscenza (spero di aver modo, qui od altrove, di approfondire il discorso).

Piccolo consuntivo

22 Dicembre 2007

Joan Mirò

[SegnaVia] ha appena una settimana di vita e già si prende la sua prima vacanza. Del resto, sono stati gli eventi a determinarne la nascita un po’ precipitosa e questa è capitata nel periodo a ridosso delle feste natalizie (non proprio il periodo migliore per aprire un blog).

A proposito degli “eventi” in questione (ovvero il rappel a l’ordre lanciato da pérvasion su BBD). Ne abbiamo parlato qui, un po’ emotivamente, com’è naturale. Sono state fatte alcune ipotesi, un buon numero di illazioni e sono stati anche diffusi giudizi. In realtà, col passare del tempo, il sottoscritto ha un’immagine abbastanza chiara di quello che è successo. Un carteggio privato con lo stesso pérvasion ha illuminato l’esatta dinamica che ha portato (lo ha portato) a mutare la strategia editoriale del “suo” blog. Non voglio anticipare un’analisi più approfondita che farò magari tra qualche giorno (passate le feste). Dico soltanto che la situazione è ancora in evoluzione e, sul terreno di quello che sembrava la “fine” di qualcosa, stanno già germogliando progetti nuovi e un rinnovato spirito di collaborazione. Dunque: state all’erta!

Prima di rimettervi ai vostri panettoni e ai vostri spumanti permettete che ringrazi ognuno di voi. Questo blog vive esplicitamente della partecipazione dei suoi lettori, è senza filtro e non è stato certo concepito per dare maggiore visibilità al suo già abbondantemente narcisistico autore. In sei giorni di vita [SegnaVia] ha ricevuto 5.500 visite (1.272 giovedì scorso!) e registrato più di 300 commenti. A me pare un buon inizio.  Grazie a tutti.

Ma adesso basta discorsi. È Natale. Siccome non so trovare le parole per farvi gli auguri, sfrutto un contributo inviatomi gentilmente dalla nostra “Incredula“, la quale con pochi e rapidi tocchi ha espresso in modo perfetto la Stimmung un po’ hektisch di questi giorni. Un grazie particolare va a lei. A presto.

Weihnachten 

Toys r us, Mediamarkt, DEZ Gedränge aber auch Handarbeitsmärkte, Christkindlmärkte, Geruch nach Glühwein der auf den Magen schlägt, überall Zucker, Zucker, Zuckerwatte, kein Schnee, dafür eiskalt, was muss ich noch kaufen, hab ich die Weihnachtskarten und wieso finde ich keinen Tixo der auch funktioniert und mir wenigstens einen Nagel ganz läßt? Weihnachtsessen meiner Freundinnen, die alle 2,3 Jobs haben und dementsprechend viel Grund zu feiern, mein Chef ist zu knausrig…und ich fühle mich vernachlässigt, Engele Bengele tut es also auch und wo steckt nun die Schere wieder? Zwischendrin un buon caffè als Rettungsanker an dem sich so mancher festklammert dafür jede Menge unsinniger Weihnachtsmails, wer hat eigentlich soviel Zeit sich die auszudenken? Und weiter: die Aufführungen in der Schule, Gospelsingen, Weihnachtstheater (im wahrsten Sinne des Wortes) da und dorthin eilen, Zuhause bleibt alles liegen: Wecker klingen und Panikattacke ist alles eins, was noch ganz wichtig ist: Sehen wir uns vor Weihnachten noch? Wieso geht die Welt danach unter? Jetzt hab ich immer noch erst eine Keksefuhr gemacht, was sollen wir zu Weihnachten eigentlich essen? Wok, Tajine, oder tun es ein paar Rippelen auch? Telefon klingelt ständig, was machst du zu Silvester? Für mich ist die Antwort klar: Zuhause bleiben und mich erholen!