Tre giorni in Sudtirolo

5 Settembre 2008

Qualche settimana fa è passato da queste parti “Olasz”, l’amico torinese che ha pubblicato su questo blog alcuni commenti assai intelligenti. Ci siamo incontrati in piazza del Duomo, per bere un caffè. Questo è il resoconto della sua breve vacanza.

Sono arrivato in ST, come molti, attraverso l’autostrada: mi aspettavo di trovare, sul confine,  un grande cartello trilingue “Wilkommen in Südtirol ecc”, qualcosa di simile, per dimensioni, al grande arco che nella pianura padana segnala l’attraversamento del 45° parallelo (!), ma proprio all’approssimarsi del confine ho ricevuto una telefonata e così, assorbito nella conversazione (ovviamente col viva-voce), mi sono perso il cartello: semplicemente, i nomi delle uscite erano diventati bilingui (ma ’sto cartello c’è ? quanto è grande ?).

 

Nel mio primo soggiorno in ST, molti anni fa, in inverno, in Pusteria, mi aveva colpito, anche se non stupito, che da voi, come — ricordo — in qualche città tedesca, i “cattivi” storici sono i francesi (e ovviamente non i tedeschi come da noi): raffigurazioni e monumenti di non ricordo più quale efferata crudeltà compiuta dai napoleonici; e il figlio dei proprietari che mi parlava ancora quasi con commozione di quell’episodio.

 

Mi ha colpito questa volta l’incredibile verde dei prati: anche da noi quest’anno la campagna e la montagna sono molto verdi, ma la tonalità, la perfezione, l’estensione del verde del ST mi ha davvero entusiasmato; un verde così bello, anche se probabilmente di una tonalità diversa, lo ricordo solo sui colli marchigiani un aprile. Mi ha contemporaneamente colpito quello che forse è l’altra faccia di questo verde: l’onnipresente e costante odore di concime/letame (perlomeno nelle tre o quattro valli che ho visitato: magari le altre sono profumatissime).

 

Apro una parentesi: l’odore di letame vaccino, cioè l’odore prodotto dallo sterco di mucca parzialmente e naturalmente essiccato al sole, misto a quello del fieno, è uno degli odori per me in assoluto più buoni, evocativo dell’infanzia, ecc. ecc., e che ritovo ancora in montagna. Quell’odore lì, però, l’ho sentito solo per un breve momento, mentre pedalavo sopra Malles. In generale ne ho percepito un altro, non molto gradevole ( e qui chiederei lumi agli esperti di agricoltura: concimi parzialmente sintetici ? vacche diverse ? ) anche se non orrendo come in una lontana primavera nella campagna olandese con i suoi allevamenti di maiali.

 

In verità, anche sull’autostrada nella pianura padana (che non percorrevo da tempo) e ultimamente, ora che ci penso, anche lungo alcuni percorsi autostradali che conosco bene (Torino-Aosta, Autosole intorno a Firenze, Firenze-Mare),  ho avvertito odori simili o anche peggiori, cioè la comparsa di zone puzzolenti. Sarebbe ovviamente troppo facile trarne la conclusione che l’Italia stia affondando nella merda … o meglio in un insieme di merde differenziate. Chiusa parentesi.

 

Per la lingua, una strana sensazione: all’estero non mi sognerei mai di rivolgermi in italiano a qualcuno che non conosco; in ST, invece, siccome “siamo in Italia”, tutti quelli con cui come turisti si viene a contatto parlano italiano, mentre io in tedesco non riesco ad esprimermi decentemente (mi manca il vocabolario attivo, non ricordo i generi dei nomi). Tuttavia si sente bene che non è la loro lingua, che è parlata come una specie di dovere professionale autoimposto, e la comunicazione ha spesso un suono inautentico.

 

Naturalmente, in questo, ci sono piccole piacevoli aperture: ricordando un tuo post, spesso salutavo con un più possibile perfetto “auf Wiederschauen”, ricevendo in cambio un sorridente “auf Wiederschauen” … Un negoziante, cui ho rivolto qualche parola in tedesco, mi ha simpaticamente chiesto se dopo pochi giorni in AA stavo già imparando la lingua, gli ho risposto che era perché avevo appena passato una settimana a Berlino, e abbiamo riso insieme; una bionda cameriera dell’ hotel, dopo che ho infilato nel mio italiano qualche frase in tedesco, mi faceva sempre dei grandissimi sorrisi ed era molto gentile e simpatica …

 

Il padrone, invece, appena ho tentato col tedesco mi ha subito corretto un genere sbagliato e allora ho immediatamente abbandonato. Era comunque simpatico, abbiamo chiacchierato un po’ (in italiano). Mi ha detto che la SVP è da troppo tempo al potere ed è diventata una specie di mafia, che la Provincia ha troppi dipendenti, che Durni è un dittatore che decide tutto lui e non lascia emergere persone capaci che potrebbero fargli ombra, che gli attuali politici della SVP non sono più come i Magnago e i Benedikter, che spera che alle prossime amministrative

si prendano un’altra batosta. Mi ha raccontato che ci sono dei giovani in gamba che possono rinnovare la politica, ad esempio nei Freiheitlichen o anche nell’Union: alla mia replica, mi ha risposto che non vogliono affatto né l’indipendenza né la riunificazione, sono solo un po’ più decisi con gl’immigrati extracomunitari. Dice che solo quell’esaltata di Eva Klotz e un paio di suoi amici sono per la Wiedervereinigung, ma che a lui sta bene lo status quo.

 

Mi ha colpito, anche se me la aspettavo, la grande quantità di turisti romani che — come dicevamo al caffè — sembrano non avere alcuna idea di dove si trovano; un signore benintenzionato, con faccia non da cafone, chiedeva al proprietario di cui sopra se in AA aveva vinto la destra o la sinistra, come se si trovassero in una normale provincia italiana; e la figlia adolescente, computerizzata e “più informata”, correggeva “ma no, qui da loro ci sono solo liste civiche” … intendendo presumibilmente fra di esse la SVP! Naturalmente non bisogna generalizzare: abbiamo incontrato anche romani simpatici in bici …

 

L’episodio più simbolicamente commovente te l’abbiamo già raccontato: le due signore sconosciute che nel cimitero di Vipiteno ci chiedono “sapete dov’è sepolto Alex ?”. Il mio amico ha indicato loro la strada; il giorno dopo ci siamo andati anche noi, c’erano due vasetti di fiori che parevano portati da poco.

 

Le tre o quattro valli che ho percorso sono molto belle, non ci sono gli obbrobri edilizi di Piemonte e Valle d’Aosta, sono ottime in bici; tuttavia mi mancavano i grandi ghiacciai, e una certa maggiore wilderness. Insomma, la montagna che ho visto mi è piaciuta e spero di tornarci, ma per ora preferisco ancora le Alpi Occidentali. Inoltre, come turista italiano/piemontese, in ST mi sento un estraneo, ovviamente molto più che in Francia, ma anche più che a Berlino. Probabilmente se capissi bene il tedesco orale e lo parlassi correntemente sarebbe diverso.

 

Della gastronomia ti racconterò un’altra volta.

 

Sono stato anche al Brennero, a calpestare il sacro confine, a cavallo del quale mi sembra appropriato che vi sia un abbastanza lussuoso centro commerciale (è italiano o austriaco o metà e metà?). I cartelli “Italia” e “Austria” mi sono sembrati modesti, poco perspicui, il confine inavvertibile. È più evidente qui da noi, dove la Francia ha grandi cartelli Departement de Haute Savoie o quello che è, e noi francofili li leggiamo felici …

 

Una valle mi è in particolare piaciuta, stretta, boscosa e appartata; dove a un certo punto abbiamo chiesto informazioni a una  mamma con due bambini che ci era venuta incontro con un sonante Grüss Gott. Dopo un faticoso scambio iniziale in tedesco ho scoperto che era belga francofona, e abbiamo continuato in francese: così la mia gioia è stata perfetta.

 

Anche al ritorno a casa, era ormai buio, di nuovo devo essermi perso il cartello “Auf Wiederschauen in Südtirol” o simile.  In compenso, noti cartelli mi segnalavano poi via via le provincie di Pavia, Alessandria, Asti, … ecc.

 

Che io abbia una forma di cecità ai vostri cartelli confinari?

 

Sellajoch.

Mare e lapidi

24 Luglio 2008

Vacanze agli sgoccioli, per questo mi preme nominare ancora il mare. Stamani era meraviglioso, colori che cangiavano in rapporto al fondale (dal blu cobalto al verde) e superficie increspata da una brezza rinfrancante. Era faticoso non sentirne il richiamo, tentando maldestramente di leggere sul Corriere della Sera un’anticipazione del dibattito tra Carlo Ginzburg e Arnold I. Davidson sul ruolo del pre-giudizio nella ricerca storica (il testo completo uscirà nel prossimo numero della rivista “Aut-Aut”).

Cito uno stralcio:

“Bisogna superare l’idea illusoria che il rapporto con i testi o con le persone sia facile: la trasparenza è un inganno. Il primo aiuto ci viene forse dalla nozione di straniamento (…): un atteggiamento che ci fa guardare a un testo come a qualcosa di opaco. E’ un atteggiamento che ci può essere spontaneo; più spesso, è il frutto di una tecnica deliberata: non capire un testo come premessa per capirlo meglio, non capire una persona come premessa per capirla meglio. Diffido profondamente delle metodologie che trapassano i testi come un coltello taglia il burro. La loro apparente potenza è illusoria. In realtà l’interprete trova solo se stesso” (C. Ginzburg).

Ah, se il buon Carlo frequentasse questo blog. Altro che “l’interprete trova solo se stesso”! Piuttosto: ci sono interpreti che neppure si sognano lontanamente di “abbandonare se stessi”, gente che neppure si mette in viaggio.  Qui i pre-giudizi si traducono in giudizi tout court, in post-giudizi, anzi in giudizi eterni e amen, amen, amen. Giudizi lapidari, che non ammettono né contemplano l’evenienza di repliche.

A proposito di lapidi. Ho seguito una cosa che è accaduta a San Miniato in questi giorni. Lì il Comune ha posto due lapidi per ricordare uno stesso evento. Il 22 luglio del 1944, nel piccolo paese toscano, più di cinquanta persone persero la vita a causa di un’esplosione che li sorprese raccolti nel duomo. Siccome tutto il paese era stato “minato” dai tedeschi, per anni si è pensato che l’eccidio fosse stato ordito dai soldati germanici in combutta con i fascisti del posto. Su questa vicenda – fra l’altro – si basa anche uno dei miei film preferiti, “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani. Ricerche recenti hanno però dimostrato che quella strage non fu opera dei tedeschi, bensì degli americani (un atroce caso di “fuoco amico”, per così dire). Coerenza avrebbe dunque voluto che la lapide posta a ricordo (la quale attribuiva l’attentato ai tedeschi) venisse “corretta” o almeno sostituita da un’altra con l’indicazione esatta dei responsabili. Anche in questo caso, però, il pre-giudizio consolidato si è dimostrato molto tenace. Così la nuova lapide non ha sostituito, ma semplicemente affiancato quella vecchia. Come a dire: neppure l’accertamento dei fatti deve alterare la loro percezione emotiva.