Livorno, Fortezza Vecchia

Invidio quelli che riescono a parlare di sé riuscendo a non finire nelle secche di una rappresentazione convenzionale o comunque autoindulgente. Il miglior titolo mai dato ad una autobiografia è, a mio avviso, quello trovato da Benedetto Croce: contributo ad una critica di me stesso. Ma il paragone è talmente irriverente che desisto immediatamente da una simile impresa (perfino al livello di accenno). Schematicamente posso solo limitarmi ad affermare quanto segue. In ordine alfabetico.

Amori. Non molti, ma molto intensi.

Appartenenza ideologica. La parola “appartenenza” non mi piace e da quando ho letto Amartya Sen sono un convinto seguace della teoria delle “affiliazioni multiple”. Ovviamente non mi piace neppure la parola “ideologia”. Se fossi nato molto tempo fa, però, avrei sicuramente fatto parte del Partito d’Azione e avrei cercato di coniugare il socialismo con il liberalismo. Oggi, mi pare, “socialismo” e “liberalismo” sono parole svuotate di un contenuto praticabile. Figuriamoci la loro coniugazione.

Arte. Ho frequentato il liceo artistico (a Livorno) e le arti figurative hanno costituito il centro dei miei interessi almeno fino all’età di vent’anni (poi la filosofia mi ha traviato). Tra i miei autori preferiti: Caravaggio, Tintoretto (la chiesa dei Frari di Venezia è uno dei miei luoghi di culto), Nicolas Poussin, Arnold Böcklin, Amedeo Modigliani, Puvis de Chavannes, Odilon Redon, Egon Schiele, Alberto Burri (è tratto da una sua opera il particolare che costituisce la “testata” di questo blog), Franz Kline, Mark Rothko.

Blog. Vengono sopravvalutati da chi ci scrive e vengono sottovalutati da chi non li legge.

Cinema. Una volta ci andavo molto. Adesso quasi mai. Il mio film preferito comunque rimarrà per sempre 8 e 1/2 di Federico Fellini. Seguito a ruota da Il Sorpasso di Dino Risi. Senza ovviamente dimenticare l’opera cinematografica di PPP… ["... ah papà, a me me sa che la vita nun è gnente..."]

Citazioni. Che ne dite di questa? “Se la pulce avesse un mito, sarebbe il mito del cane”. È di Ludwig Wittgenstein ed è di una spietatezza più unica che rara.

Dandy. Sono sempre stato attratto da queste figure. L’eleganza del Dandy - è stato detto - non sta al servizio di doti civili, morali o politiche. La perfezione estetica qui si chiude in se stessa… Non so perché, eppure, rovesciando il famoso giudizio di Balzac (secondo il quale un Dandy non poteva pensare) io ho sempre invece letto nei Dandys l’agnizione di un traguardo ulteriore rispetto al pensiero: “il Dandy non è il creatore di opere stabili e durature, l’eleganza come la parola sono effimere, sterili, caduche - l’atto creatore del pittore e del poeta, vuotato della sua sostanza, prende forma di atto puramente gratuito, unito al gusto della morte e della décadence” (Franci, Il sistema del Dandy). Che meraviglia, un mondo di semplici pose! [eccolo qui]

Donne. Fra parentesi, è assodato che una donna non potrà mai essere un Dandy. Perché? Occorrerebbe indagare meglio, capire meglio: [nell'attesa, intanto guardate qui].

Età. Non si dice delle donne, ma la categoria dei reticenti oggi mi pare più larga. Per cui rimango nel vago e cito il Guido da Montefeltro di Dante: “Quando mi vidi giunto in quella parte di mia etade ove ciascun dovrebbe calar le vele e raccoglier le sarte…“. Ecco, diciamo che ancora non sono arrivato a quel punto, però adesso riesco a capire più o meno dove si trovi. Tanto basti.

Figli. Due. Paolo e Milo. Speriamo che se la cavino.

Gourmet ou Gourmand? Beh, che domanda: entrambe le cose. Adoro mangiare. Adoro cucinare. Adoro i ristoranti. Sono talmente innamorato della grande cucina che una volta, non navigando esattamente nell’oro, sono andato a San Vincenzo (in provincia di Livorno, dove si trova uno dei ristoranti migliori del mondo, il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini) solo per guardare il ristorante “da fuori” (non voglio risultare troppo patetico: al Gambero Rosso, in altre occasioni, ho anche mangiato…).

Letteratura. Qui la intendo in senso “largo”. Dunque forse farei meglio a parlare di “scrittura” (includendo saggisti, filosofi, poeti e scrittori in senso “stretto”). Difficile ovviamente operare una scelta che non escluda personaggi che hanno influito in modo determinante sui miei gusti  sui miei orientamenti. Alcuni di loro, poi, li ho letti e riletti fino a rimanerne quasi disgustato (è il caso di Heidegger, che ovviamente scriverebbe dis-gustato). Facciamo così, se mi chiedessero quali libri (massimo tre) porterei su quella stramaledetta isola deserta, io direi questi: Il processo di Kafka, Il principio speranza di Bloch (nel caso che la permanenza sull’isola si prolungasse: nella fattispecie la speranza sarebbe, poi, che dopo qualche anno venisse una nave a riportarmi a casa) e Pinocchio di Collodi.

Luogo di nascita. Un amico (compositore di testi e canzoni confidenzialmente sentimentali) ha detto: “Livorno… una piccola città piena di vento”. Io vengo da lì.

Musica. Una volta lessi da qualche parte una frase di Baudelaire: “La musica scava il cielo”. Da allora non ho più incontrato una definizione migliore. Più terrenamente, è peraltro anche vero che la musica riscalda il cuore, riempie gli occhi di lacrime, oppure ti entra nelle ossa e ti fa vibrare il corpo. Un tempo ascoltavo più musica di quanto non faccia attualmente. Se dovessi nominare qualche autore che ha segnato profondamente i miei gusti farei una playlist che comprende (in ordine sparso) pezzi di questi autori: Velvet Underground, Tuxedomoon, Einstürzende Neubauten, Brian Eno, Talking Heads, Nick Cave, Joy Division, David Sylvian, Paolo Conte, Fabrizio De Andrè, Radiohead, Bjork, Sigur Ros, Tom Waits, Elvis Costello, Ennio Morricone… (potrei andare avanti, ma volevo solo dare un’idea).

Eventualmente tengo solo a ricordare il “momento” nel quale, interecettando per radio, di notte, una particolare canzone, per me fu come entrare in un universo fino allora ignoto, un universo capace di ricomporre all’istante tutti i miei criteri percettivi di molti fenomeni culturali. Lo so, suona molto adolescenziale. Ma per l’appunto ero un adolescente. Il brano comunque era questo [ascolta].

Per quanto riguarda la musica cosiddetta classica metto al primo posto Brahms. Dovessi però scegliere un’opera da spedire nello spazio per testimoniare ad improbabili altri esseri intelligenti la nostra presenza (ahimè non sempre intelligente) nell’universo sceglierei Mozart, i Vespri solenni del confessore. 

Nick. Il mio nick (Étranger) lo devo ovviamente a Camus e al suo libro ispirato alla filosofia di Jean Grenier. Cito anche la riflessione di Edmond Jabès (il suo libro Uno straniero con, sotto il braccio, un libro di piccolo formato ha costituito e costituisce per me un testo di grande ispirazione e conforto), Jacques Derrida e poi il brano dei Tuxedomoon che si richiama esplicitamente al romanzo L’étranger [ascolta].

Paesaggio. Per me esiste un unico paesaggio che non mi stancherò mai di guardare. Il paesaggio della mia terra, la Toscana. Non è che mi piace perché ci sono nato. Si tratta proprio del paesaggio più bello del mondo [o voi ne conoscete forse uno più bello?].

Pomeriggi. Quei pomeriggi di tanti anni fa! La domenica. Prima che cominciasse la giostra delle partite. Quando i genitori “dormivano”. E non rimaneva altro che accendere la televisione: [vedi]

Patria. A proposito di questa parola mi vengono sempre in mente i versi di Guido Gozzano (Pioggia d’Agosto): «Guarda gli amici. Ognuno già ripose la varia fede nelle varie scuole. Tu non credi e sogghigni. Or quali cose darai per meta all’anima che duole? La Patria, Dio? L’umanità? Parole che i retori t’han fatto nauseose». Riferita all’Italia (a questa Italia disgraziata nella quale pur viviamo) cedo invece senz’altro la parola a Franco Battiato: [ascolta e medita] Per inciso: ogni patria mi è sospetta, ogni patria è infetta. “La patria è una colla”, diceva Cioran. L’unico antidoto, per me, resta quello di considerarmi “straniero”. Sempre e comunque.

Politica. In Italia fa rima con “poltrona”. Quindi non fa per me. A me piacciono le sedie a sdraio.

Sessualità. La penso esattamente come la pensava [lui].

Sogni. Ha scritto Paul Valéry: “Ogni uomo attende qualche miracolo… o dalla sua mente; o dal suo corpo; o da qualcuno; o dagli eventi”. E poi ha aggiunto, tra parentesi, “Questa è pura osservazione”. Questa citazione mi piace perché la parentesi finale non ci fa capire se Valéry includa se stesso nella categoria “ogni uomo”, oppure se preferisca rimanere in disparte, come chi osserva il mare ritmicamente avventarsi e poi ritrarsi da una spiaggia. (Sia detto di passata: il mare me lo immagino spesso d’inverno; in estate, invece, questo…).

Studi. Non so se fosse un giorno fausto od infausto. Fatto sta che quel giorno, seduto sui gradini del battistero di Pisa e con gli occhi riempiti dalla facciata del Duomo, decisi di iscrivermi a lettere e filosofia. Quello che ha preceduto tale scelta e l’ha seguito è solo un corollario.

Sudtirolo. Ho conosciuto il Sudtirolo, prima di venirci ad abitare, grazie a due persone straordinarie. Tutte e due nate a Vipiteno. La prima è Alexander Langer, un uomo, un genio, che non ha bisogno di essere presentato e grazie al quale, anche, ho imparato a pronunciare il nome di questo luogo (Sudtirolo) in modo non assertorio (Alto Adige, Südtirol) ma ipotetico. La seconda si chiama A.B. (mi limito alle iniziali perché sono convinto che se lui leggesse queste parole storcerebbe la bocca) e lo incontrai in un’aula dell’università di Bologna mentre, seduto, aspettava che cominciasse la lezione di Renato Barilli. Stava ascoltando della musica (i Joy Division) e aveva indosso un Sarner.

Tedesco. Ho avuto la fortuna di imparare il tedesco grazie alle donne. Ma soprattutto ho avuto la fortuna di non doverlo imparare quando sono venuto in Sudtirolo (come noto, l’apprendimento del tedesco da parte degli “altoatesini” talvolta assume i contorni di uno psicodramma). Comunque: lo conosco abbastanza per parlarlo bene con persone che mi sono molto vicine e per potermela cavare nelle altre occasioni.

Velocità. A me piace molto guidare. Quando guido penso, ascolto musica [tipo questa] e, se non sono solo, parlo. Adoro l’autostrada, la velocità e le soste in autogrill (per esempio vicino Bologna, al Cantagallo, dove si beve un caffè strepitoso).

Vizi. Bacco, Tabacco e Venere? Beh, come minimo.

2 Risposte a “Selbst-Ritratto”

  1. incredula detto:

    Ein wahrlich interessantes Profil. Besonders die Punkte Politik und Sessualità… Lustig und inquietanti zugleich. Es fehlen aber dennoch einige nicht unwesentlichen Punkte wie: Vino, Humor, Viaggi, Amici, Rimorsi, Filosofia,… Sono molto d’accordo con il paesaggio e i vizi! ;)

  2. Michaela detto:

    Caro etranger,

    volevo chiederti una cosa, o forse, una grande cosa :) vorrei scrivere la mia tesi di laurea su alexander Langer….tu lo conoscevi (scrivo sul blog perchè non vedo una eventuale e-mail..)….

    grazie in anticipo :),

    michaela.

Lascia una Risposta